Cinghiali affetti da tubercolosi nel Vibonese, cacciatori e Comuni in allarme

La presenza del virus, trasmissibile all’uomo, riscontrata grazie alle analisi effettuate a seguito degli abbattimenti. I Comuni di Capistrano e San Nicola Da Crissa hanno ordinato la distruzione di tre carcasse

La presenza del virus, trasmissibile all’uomo, riscontrata grazie alle analisi effettuate a seguito degli abbattimenti. I Comuni di Capistrano e San Nicola Da Crissa hanno ordinato la distruzione di tre carcasse

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Si teme un’epidemia di tubercolosi nella vasta popolazione di cinghiali che prospera nei boschi e nelle campagne del Vibonese, concentrandosi in particolare tra l’area dell’Angitolano, le Serre e le Preserre, ma raggiungendo praticamente ogni angolo del territorio provinciale.

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A far scattare l’allarme, l’esito delle analisi di rito effettuate dal competente dipartimento dell’Azienza sanitaria provinciale sulle carni degli animali abbattuti dalle squadre di “cinghialai” attive in varie zone della provincia. Un fronte, questo, in realtà già caldo a seguito dei numerosi casi riscontrati in provincia di Catanzaro, nella zona montana a cavallo con il Vibonese, dove la presenza dell’infezione tubercolare è stata verificata su oltre 40 carcasse di ungulati.

Episodi non isolati dunque, che fanno stare in allerta consumatori abituali e cacciatori autorizzati, comunque tenuti dalla legge ad effettuare le analisi sulle carni delle loro prede. Analisi che hanno riscontrato, in almeno 3 casi, la presenza della pericolosa patologia anche nel territorio vibonese. I sindaci di Capistrano e San Nicola da Crissa hanno, infatti, emanato nei giorni scorsi due ordinanze di distruzione di carcasse di cinghiali, cacciati nei rispettivi territori di competenza. Tre in tutto (due a San Nicola da Crissa e uno a Capistrano), come detto, gli animali risultati affetti da tubercolosi, patologia trasmissibile all’uomo attraverso il contatto diretto con l’animale o il consumo di carne cruda o poco cotta.

I sindaci, Giuseppe Condello e Marco Martino, hanno così disposto la distruzione delle carcasse secondo la normativa vigente, vale a dire attraverso la “denaturazione, incenerimento ed affossamento”. Resta valida la raccomandazione ad evitare il consumo di carne non preventivamente sottoposta ai controlli. Una nuova criticità, quella del rischio sanitario per l’uomo, che va ad aggiungersi agli argomenti più volte sollevati dal comitato spontaneo per il contenimento della specie nato nel Vibonese, e che da mesi chiede la risoluzione delle problematiche derivanti dall’eccessiva presenza di ungulati in relazione, soprattutto, ai danni alle coltivazioni, alle potenziali aggressioni alle persone e agli incidenti stradali.     

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