La proposta di realizzare un nuovo parco eolico nelle Preserre vibonesi, a poca distanza dall’oasi naturalistica del lago Angitola, riaccende un conflitto che in Calabria si ripresenta ciclicamente: quello tra sviluppo energetico e tutela del territorio. Una contrapposizione che, per il Wwf vibonese, non può essere affrontata in modo ideologico, ma richiede una valutazione rigorosa dei valori ambientali e paesaggistici in gioco.
Per questo l’associazione ambientalista ha deciso di schierarsi apertamente al fianco dei quattro sindaci dei comuni coinvolti – Polia, Filadelfia, Maierato e Monterosso Calabro – che hanno espresso la loro contrarietà al progetto presentato da una società altoatesina. Il piano prevede l’installazione di sette aerogeneratori, cinque nel territorio di Polia e due in quello di Filadelfia, mentre nei comuni di Maierato e Monterosso Calabro dovrebbero essere realizzate le opere connesse e viarie.

Secondo il Wwf, il contesto territoriale rende l’intervento incompatibile con le esigenze di conservazione ambientale. «Non può non destare preoccupazione un progetto di questo tipo – sottolinea l’associazione – in un’area dove, sin dai primi anni Ottanta, il Wwf ha condotto una lunga e difficile battaglia per la tutela di un biotopo di importanza straordinaria e dei territori circostanti».

L’Oasi del lago Angitola rappresenta infatti uno dei principali patrimoni naturalistici della Calabria. Istituita come oasi di protezione della fauna circa cinquant’anni fa, è stata riconosciuta nel 1985 come Zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar ed è oggi parte della Rete Natura 2000 come Zona speciale di conservazione (Zsc). Inoltre rientra nel perimetro del Parco regionale delle Serre, istituito nel maggio del 1990 con una legge promossa dallo stesso Wwf.

In questo quadro, l’ipotesi di collocare aerogeneratori alti fino a duecento metri, con pale lunghe decine di metri, viene giudicata incompatibile. «La realizzazione del nuovo impianto – si legge nella nota – comporterebbe disboscamenti, apertura di nuove strade o l’allargamento di quelle esistenti, opere di scavo, emissioni acustiche e un impatto visivo rilevantissimo. Tutti elementi non conciliabili con un territorio che presenta valori naturalistici e paesaggistici da conservare e valorizzare per le generazioni future».

Il Wwf chiarisce di non essere pregiudizialmente contrario alle energie rinnovabili. «Qui non si tratta di essere a favore o contro le energie alternative, perché sarebbe come chiedere se si è a favore o contro la pace nel mondo». Il nodo centrale, piuttosto, è il rispetto del principio costituzionale della tutela del paesaggio e del territorio, sancito dall’articolo 9 della Costituzione.

A rafforzare la posizione ambientalista c’è anche un dato di contesto energetico. «La Calabria ha già dato un contributo notevole nel settore eolico – ricorda il Wwf – producendo circa il 10 per cento dell’energia elettrica nazionale da turbine, pur rappresentando solo il 5 per cento del territorio italiano». Una sproporzione che diventa ancora più evidente osservando la distribuzione geografica degli impianti: «Circa il 94 per cento delle turbine italiane è concentrato in sei regioni del Sud e delle isole, mentre il restante 6 per cento si divide tra le altre quattordici regioni, con numeri insignificanti proprio in Trentino Alto Adige o in Friuli».
Un’asimmetria che, secondo l’associazione, non può essere spiegata soltanto con la diversa ventosità dei territori. «Nessuno si sognerebbe mai di piantare pali alti duecento metri sulla Marmolada o sulle Dolomiti di Brenta, perché lì il paesaggio è giustamente tutelato ed è il motore dell’economia turistica». A questo proposito viene ricordata una riflessione del giornalista Antonello Caporale: «È strano che il vento soffi tantissimo al Sud e quasi per niente al Nord».

La questione è dunque anche di modello di sviluppo. «La Calabria deve decidere se continuare a credere in un turismo rispettoso dei luoghi, come quello naturalistico ed escursionistico, oppure riempire il territorio di selve di giganteschi pali che, in alcune aree, hanno già azzerato ogni alternativa di sviluppo compatibile con l’ambiente».

A preoccupare il Wwf sono anche gli aspetti naturalistici più strettamente legati alla fauna. L’area individuata per l’impianto si trova lungo una direttrice già nota per l’intenso passaggio migratorio degli uccelli, la stessa dei Monti Covello e Contessa. «Diverse ricerche ornitologiche – ricorda l’associazione – hanno accertato un imponente passaggio migratorio autunnale di rapaci, con punte di oltre cinquemila individui in una sola stagione e circa trenta specie coinvolte, alcune delle quali rare». Un patrimonio tale da aver portato al riconoscimento dell’area come Important bird area (Iba).
In questo contesto, «pale eoliche così alte, posizionate su un crinale interessato alla migrazione primaverile e autunnale, non possono che interferire negativamente, provocando collisioni letali dei rapaci in volo contro i rotori». Un rischio documentato, secondo il Wwf, da numerosi studi scientifici condotti a livello internazionale.
Non meno rilevanti sono gli impatti sul suolo. «Il taglio di centinaia di alberi, l’apertura e l’allargamento delle strade, gli scavi per cavidotti e fondazioni comporteranno frammentazione dell’ambiente boschivo, fenomeni di dilavamento ed erosione, oltre a rischi idrogeologici significativi».
Infine, viene espresso un timore che va oltre l’ambiente. «Come se tutto ciò non bastasse – conclude la nota – esiste la preoccupazione, già emersa in diverse inchieste giudiziarie in Calabria, che il business dell’eolico possa finire per foraggiare le consorterie mafiose, mentre ai territori devastati resterebbero soltanto le briciole».