Un ciclo speciale di Dentro la Notizia per riportare al centro del dibattito la lotta alla criminalità organizzata e la responsabilità civile: dalla Sicilia il professore Giancarlo Costabile formula un messaggio forte contro il silenzio e chiama cittadini, giovani e comunità a essere protagonisti del cambiamento
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Lo Stato non è un’entità distante, ma il prodotto di una comunità di persone. È da qui che prende forma il nuovo ciclo speciale di Dentro la Notizia, «Lo Stato siamo noi», promosso dal network LaC News24.
Dagli studi di Cosenza a guidare il confronto sono il direttore del network LaC News24 Franco Laratta e il giornalista Pier Paolo Cambareri, che aprono la trasmissione con una linea chiara: «Vogliamo sostenere l’azione di chi è impegnato in prima linea nel contrasto alla criminalità e ragionare sul nostro dovere, sul nostro impegno per la legalità a 360 gradi».
E ancora: «Lo Stato siamo noi perché vogliamo contribuire, dal nostro punto di vista, a migliorare la nostra Calabria». Il racconto si sposta poi a Capaci, nel Giardino della Memoria, dove la giornalista Elisa Barresi sottolinea il valore simbolico del luogo: «Siamo dove tutto è avvenuto e dove è iniziato un cambio di storia. La legalità non è uno slogan, ma una storia fatta di scelte quotidiane». Alle sue spalle, la scritta «Non ci avete fatto niente» diventa il punto di partenza di una riflessione più ampia: «Da qui è rinata una lotta alla mafia che oggi continuiamo a raccontare».
Accanto a lei, il professore Giancarlo Costabile richiama il senso più profondo del progetto: «Lo Stato siamo noi è un messaggio dirompente, è un’assunzione di responsabilità verso la trasformazione sociale». E ancora: «Abbiamo bisogno di una memoria generativa, capace di costruire nuovi cammini di lotta».
Il tema si sposta quindi sulla necessità di costruire reti e superare le fragilità del contesto calabrese: «Dobbiamo dirlo con chiarezza, in Calabria questo è mancato. Serve costruire alleanze tra istituzioni, mondo sociale, culturale e associativo».
Un passaggio netto arriva anche sul ruolo dei cittadini: «Dobbiamo formare coscienze libere, gente non più inginocchiata». Dallo studio arriva poi una riflessione sul presente, affidata al direttore Franco Laratta: «Oggi è come se non si parlasse più di mafia, di ’ndrangheta, di legalità. È come se fossero state messe da parte».
E ancora: «Noi vogliamo rimettere questi temi al centro, perché ognuno di noi si assuma la responsabilità di ciò che accade». Il riferimento è anche all’esperienza recente all’Università della Calabria: «Abbiamo visto centinaia di studenti partecipare, ascoltare, fare domande. È da lì che bisogna ripartire: partecipare, condividere, coinvolgere i giovani».
Nel corso della puntata emerge con forza anche il limite dell’azione istituzionale: «Lo Stato spesso si ferma all’analisi e non riesce a trasformarla in condivisione popolare. Il cittadino resta distante». Da qui il ruolo decisivo dell’informazione e della formazione: «Dobbiamo essere campanelli d’allarme, ricordare che il pericolo non è mai passato».
Il passaggio più netto riguarda però il superamento della cultura della delega: «È comodo affidare tutto a magistrati e forze dell’ordine, ma non è questa la via del riscatto». La legalità, viene ribadito, «si costruisce nelle scelte quotidiane, anche le più semplici».
Da Capaci arriva anche una riflessione sulla dimensione sociale del fenomeno: «La criminalità fa paura, ma ancora di più fa paura la cultura mafiosa fatta di silenzi, omertà e rassegnazione». È qui che si consuma la solitudine di chi combatte: «Non solo contro sistemi criminali armati, ma contro un sistema sociale inquinato».
Da qui l’invito a un cambio di passo: «Serve un’azione collettiva dal basso, serve superare la cultura della delega». E ancora: «La cultura che non si schiera è una cultura complice».
Nel finale, lo sguardo si allarga alla società: «Viviamo nell’era dell’indifferenza, in cui la società civile ha fatto un passo indietro». Ma accanto a questo emerge anche un segnale opposto: «C’è un ritorno nelle nuove generazioni, non tradiamo questi ragazzi».
A chiudere, il richiamo alla responsabilità personale: «Testimoniare significa essere credibili. Non ci verrà chiesto cosa abbiamo detto, ma quanto siamo stati credibili».
Da Capaci, simbolo di una ferita ma anche di una reazione collettiva, prende così forma il senso del progetto del network LaC News24: trasformare la memoria in azione e la responsabilità in pratica quotidiana. Perché lo Stato non è altrove. È nelle scelte di ciascuno.


