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La città sprofonda negli indici di qualità della vita. Principale imputata rimane la politica ma la società civile dimostra, da parte sua, un’involuzione che spesso sconfina nella barbarie

L'ora più buia per Vibo (foto Michela Fiorillo)
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Precipitata in fondo alle classifiche sulla qualità della vita, ostaggio di una politica che ha fatto dell’autoreferenzialità il suo tratto distintivo, Vibo sta attraversando uno dei periodi più oscuri della sua millenaria storia. Le nove griglie di analisi utilizzate per l’indagine condotta dal quotidiano “Italia Oggi” in collaborazione con l’università La Sapienza, restituiscono una fotografia impietosa ma reale sull’attuale stato della città. 

Affari e lavoro: il territorio vibonese ha conosciuto negli ultimi anni un processo di deindustrializzazione che ha portato alla perdita di centinaia di posti di lavoro. L’esempio più significativo è rappresentato dalla chiusura dello stabilimento Italcementi. Il porto è sempre più ignorato e non viene visto come una struttura produttiva di ricchezza. Una città sempre più povera dove nessun investitore, sia pubblico che privato, è disposto a rischiare capitali.

Criminalità: Vibo detiene il non invidiabile primato di provincia in cui si é registrato il maggior numero di omicidi in rapporto alla popolazione residente.

Disagio sociale e personale: larghi strati della popolazione versano in condizioni di indigenza e l’incertezza del futuro amplifica in modo significativo il disagio.

Popolazione: il numero dei residenti diminuisce in maniera lenta ma inesorabile, ad emigrare sono soprattutto i giovani contribuendo in tal modo ad innalzare l’età media di quelli che restano.

Servizi finanziari e scolastici: si assiste alla chiusura di filiali bancarie, effetto ma anche causa di un impoverimento del territorio mentre i servizi scolastici, un tempo fiore all’occhiello della città, regrediscono progressivamente.

Sistema salute: il livello di efficienza dei servizi offerti risulta molto al di sotto degli standard nazionali, sulla sanità vibonese pesano ancora i molti casi di malasanità mentre stenta a prendere corpo la realizzazione del nuovo ospedale.

Ambiente: degrado e abusivismo al di sopra della media nazionale, poca attenzione viene riservata alla salvaguardia del territorio sotto l’aspetto idro-geologico, si registra una contrazione degli spazi verdi ai quali viene inoltre dedicata scarsissima cura.

Tempo libero: strutture sportive quasi inesistenti, teatro ancora non realizzato, offerta culturale ridotta al lumicino.

Tenore di vita: reddito pro-capite fra i più bassi d’Italia, situazione che determina una contrazione dei consumi con effetti negativi sul comparto commercio e servizi.

Principale imputata rimane la politica, il cui esercizio è nelle mani di centri di potere che, in quanto tali, mirano più all’interesse particolare che al bene collettivo lasciando insolute le grandi tematiche che interessano il territorio. Sarebbe, tuttavia, fuorviante addossare ad essa l’intera responsabilità dei diversi mali che affliggono Vibo. La società civile dimostra, da parte sua, con sintomi talvolta inquietanti, un’involuzione che spesso sconfina nella barbarie, come nei recenti casi di animali torturati e uccisi per vendetta o estorsione. Inoltre la piaga dell’abbandono dei rifiuti è un altro indice che dimostra la quasi assente sensibilità civile di alcuni strati della popolazione.

L’“età aurea” di Vibo Valentia, la “città giardino sul mare” che recitava un ruolo di primo piano in ambito regionale e anche nazionale, è ormai un lontano e sbiadito ricordo e oggi, quando ci si reca in un’altra città e capita di dover dichiarare la propria provenienza, si avverte quasi uno stato di disagio. Il commento è quasi sempre lo stesso: «I posti sono belli, ma la città…», parole spesso accompagnate dal movimento della mano che si abbassa verso il suolo. Allora tutto è perduto? In un territorio violentato da sempre da soprusi sia da parte della malavita organizzata che da una politica arruffona e inconcludente, c’è poco da sperare; ma responsabilità e coraggio appartengono al genere umano, checché il presente ci abbia abituati a pensare. L’ora più buia è sempre quella che precede il sorgere del sole.

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Lacnews24.it
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