giovedì,Agosto 18 2022

Nella terra dei diritti sospesi la colpa è sempre degli altri

Eppure, se qualcuno si fosse accanito un po’ meno sui lavoratori ed avesse perseguito l'etica del dovere non solo avremmo avuto più diritti e giustizia sociale ma, ci sarebbe stata molto meno corruzione, sperpero di denaro pubblico ed illegalità.

Nella terra dei diritti sospesi la colpa è sempre degli altri

Non conosceva probabilmente Vibo Valentia, Mahatma Gandhi, ma quando ci ricordava che «non vale la pena di avere diritti se non derivano da alcuni doveri assolti bene» poco ci manca a conferirgli i natali nel capoluogo vibonese.

Perché da noi parlare di diritti, allo studio, alla salute, o peggio ancora, al lavoro c’è davvero da far rivoltare dalla tomba gli stessi padri costituenti. Eppure è un territorio come tutti gli altri. Lo Stato, pur in tempi di spesa pubblica razionalizzata, mantiene tutti i poteri ed i livelli Istituzionali e politici previsti nei territori, spende ingenti somme per far amministrare e governare il bene pubblico, per garantire la fruibilità e la universalità dei diritti fondamentali dei suoi cittadini.

Purtroppo, però, nel 21esimo secolo le cose vanno diversamente che altrove, anche in quei diritti che un cittadino vibonese dovrebbe acquisire, alla pari di ogni altro cittadino italiano, al momento della sua nascita. E, tuttavia, con buona pace di tutti si continua a campare, anche con una certa verve di immunità giornalistica, convinti che alcuni doveri si possono assolvere a piacimento, o meglio, dipendono dai doveri che non assolvono gli altri.

E si, perché da noi i doveri non essendo soggettivi hanno, anche essi, un principio di universalità. Che siano per mandato elettivo o per incarico diretto non afferiscono alla sfera individuale, ma a quella politica, quindi, impersonale. Da qui si possono discernere al meglio le drammatiche condizioni che sta vivendo il nostro territorio, senza che nessuno abbia delle responsabilità, potendo giustificare ai cittadini che la colpa è sempre degli altri. Quindi, che siano gli alunni dell’Istituto Alberghiero a non avere da mesi le aule per il diritto allo studio, o siano i malati a non avere un ospedale per il diritto alla salute, e gli stessi inoccupati e disoccupati a non avere un diritto al lavoro, la colpa non sta nei doveri di chi è preposto e spesso ben pagato a risolverli, quanto in una condizione oggettiva del diritto.

Eppure, se qualcuno si fosse accanito un po’ meno sui diritti dei lavoratori ed avesse perseguito l’etica del dovere non solo avremmo avuto più diritti e giustizia sociale ma, ci sarebbe stata molto meno corruzione, sperpero di denaro pubblico ed illegalità. Ovviamente, la mia è una riflessione incagliata nei tempi, quelli che davano alla politica ed alle Istituzioni un precipuo dovere nel servire lo Stato ad esclusivo interesse dei diritti e dei bisogni della collettività.

*Segretario provinciale CGIL

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