Da alunno negli anni ’70 a docente oggi: non voglio assistere alla morte del Liceo “Berto”

La lettera di un professore dello Scientifico di Vibo Valentia: i ricordi delle lezioni che si svolgevano in palazzi con cucine e camere da letto, l’emozione di ritrovarsi i vecchi professori come colleghi e l’epilogo di oggi con l’imminente “smembramento” del prestigioso istituto superiore

La lettera di un professore dello Scientifico di Vibo Valentia: i ricordi delle lezioni che si svolgevano in palazzi con cucine e camere da letto, l’emozione di ritrovarsi i vecchi professori come colleghi e l’epilogo di oggi con l’imminente “smembramento” del prestigioso istituto superiore

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A volte le storie private si intrecciano con quelle pubbliche e allora anche le persone riservate, per natura e cultura, possono decidere di raccontarle. Chi, come me, ha frequentato il Liceo Scientifico “Copernico” negli anni 70 ricorda bene il “palazzone” di cinque piani che ospitava la scuola. Anni particolari quelli, sintetizzati dalla bellissima canzone “Compagno di scuola” di Antonello Venditti. Le nostre “corse sulle scale” in discesa, durante l’intervallo erano molto particolari. Spingevamo tutti insieme sui gradini per sentirne il tremolio. Uscivamo dalle cucine, dalle stanze da letto o dai saloni. I saloni erano riservati a chi, come me, faceva parte di una classe numerosa; due aperture su balconi con affaccio su vie diverse. In cucina si stava un po’ più stretti ma ci andavano i corsi con meno alunni per classe. Mitico era il laboratorio di Fisica-Chimica curato da un tecnico straordinario per impegno e professionalità. Non è il caso di soffermarsi sui fermenti politici e culturali che hanno attraversato quei momenti storici perché il tema è un altro.

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Finito il Liceo, si intraprendono strade diverse che portano dall’Università al mondo del lavoro, che ti portano in altri posti e ti consentono di crescere e di accrescere esperienze e conoscenze. E poi è possibile che si ritorni nei posti da cui si è partiti. È successo a metà degli anni novanta, quando, tra le quattro province in cui chiedi il trasferimento, ti mandano nell’ultima in ordine di priorità, quella di Catanzaro. E tra i tanti Istituti che ci sono in provincia per una strana coincidenza ritorni al tuo Liceo Scientifico “Copernico”. L’emozione di ritrovare qualcuno dei miei professori come collega è bellissima ma ritornare nel salone dell’appartamento a destra del quarto piano, con doppia apertura non lo è da meno. Il palazzo aveva i muri un po’ più vecchi ma si imponeva ancora. È stato un anno bellissimo di crescita culturale e professionale con preside e professori che rimangono custoditi in un angolo della mia vita nonostante mi sia toccato il compito di frequentare anche le cucine: da professore devi entrare in più classi e non era da pretendere che fossero tutte in salone.

Ancora più emozionante, da docente della materia, era portare i ragazzi nel laboratorio di Chimica-Fisica ancora curato dall’amico-tecnico straordinario. Questa volta, ancora di più, mi rendevo conto della sua passione e di quanto fosse bravo.

Un anno passato in fretta con l’amarezza che ancora dopo vent’anni ci fossero le stesse corse nell’intervallo con le stesse spinte; e per fortuna le scale avevano retto. Da lì a poco il Liceo “Copernico” come tutte le altre cose sarebbe passato dalla provincia di Catanzaro a quella “nuova” di Vibo Valentia. Su quel palazzo non so se ci sono ancora contenziosi, tra la proprietà e la provincia, o siano finiti, ma credo tutti abbiamo pagato qualcosa. Speranze, aspettative, delusioni. Un territorio che avrebbe potuto rialzarsi forse è riuscito a cadere ancora più in basso. Ma questo è un altro tema. 

Dopo quell’anno i percorsi professionali sono stati altri, tutti molto belli, per chi fa questa professione che ti consente di crescere ogni giorno con la consapevolezza che domani avrai altro da imparare. Ancora una volta, per uno strano caso del destino, mi ritrovo dopo qualche lustro, al mio Liceo. Questa volta qualcosa di nuovo c’è, persino il nome. Non più  Liceo Scientifico “Copernico” ma “Berto” e soprattutto niente saloni, cucine e camere da letto. A dire la verità non è proprio così. Essendo cresciuto il numero degli alunni, oltre alla sede centrale, l’istituto si ritrovava altre due “location” dislocate in punti diversi della città. Quindi alcune classi occupavano dei garage, altre degli scantinati separati da cartongesso, con conseguenti difficoltà organizzative e oneroso esborso per la Provincia; con qualche vantaggio economico per alcuni privati. Avendo fatto lezione in tutti questi ambienti, mi piaceva discutere con i colleghi sulle differenze acustiche e sul piano della sicurezza. Mi piace raccontare ancora a due amiche colleghe, dotate di voci squillanti,  quando il martedì alla terza ora, trovandosi la mia classe in mezzo alle loro, separati dal cartongesso i miei alunni ascoltavano con grande capacità tre lezioni: una di filosofia, una di matematica e in subordine la mia.

Ma come tutte le storie belle alla fine è arrivato il tempo in cui il “mitico Liceo” ha trovato la sua identità. Da qualche anno finalmente tutti insieme senza cucine o saloni, certamente non in una dimensione ideale ma con una buona agibilità. Per qualche anno, prima che andasse in pensione, lo stesso amico tecnico, questa volta con un vero laboratorio di fisica. I risultati parlano: siamo stati in grado di far crescere sotto tutti i punti di vista questo istituto. Non voglio ricordare i traguardi raggiunti, altri ci hanno già pensato o lo potranno ancora fare, ma mi preme sottolineare quanto sia vitale per l’organizzazione della didattica e per l’offerta culturale stare ancora tutti insieme.

È chiaro che ci sarebbe tanto da dire su quello che è successo in questi anni e ragionare su quali siano state le condizioni che hanno portato a farci stare tutti sotto lo stesso tetto (anzi sotto due tetti diversi) e anche sulle motivazioni che potrebbero far prevalere il ritorno al passato. Non sono d’accordo sullo spreco di denaro pubblico ma credo che l’incapacità di programmare per tempo gli eventi e i disastri causati da una classe dirigente quanto meno “incauta” in questo territorio, non debbano ripercuotersi su chi il territorio cerca di valorizzarlo e difenderlo. Il ferimento a morte del Liceo Scientifico di questo territorio non giova a nessuno, in particolare a quelli che lo stanno decretando o lo hanno già decretato.

* docente Liceo Scientifico “Berto” di Vibo Valentia

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