Dopo la tragedia cresce la richiesta di interventi per rendere più sicura l'arteria. I dissuasori fisici sono sottoposti a forti vincoli normativi, ma esistono altre soluzioni. Il sindaco: «Ne ho già discusso con il comandante della Polizia locale, stiamo vagliando le alternative»
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La tragica morte di Andrea Minasi, investita sulle strisce pedonali in viale Affaccio, è uno di quei fatti che resteranno nella memoria collettiva di questa città. Così come successo in passato per le vicende di Federica Monteleone ed Eva Ruscio, e più recentemente del piccolo Francesco Mirabelli, anche la morte di Andrea è ora una cicatrice indelebile sulla pelle dei vibonesi.
Come spesso accade in questi casi, il nostro giornale ha fatto da catalizzatore al sentimento dominante. Un misto di dolore e volontà che un dramma simile non si ripeta. L’incidente si è verificato in un punto particolarmente critico di viale Affaccio, in prossimità di un noto fast food sempre affollato di ragazzi e ragazze che cercano di scacciare il provincialismo di una città che conta appena 30mila abitanti. Un paesone che qui trova una dimensione più “normale”, più europea, per chi non ha confini delimitati dai cartelli “Benvenuti a…”. Centinaia, migliaia di ragazzi frequentano quotidianamente questo posto che si affaccia su una strada che è anche la principale arteria viaria del territorio e attraversa l’intera città.
In molti ora chiedono maggiore sicurezza, sollecitando decisioni e interventi che possano scongiurare in futuro quanto accaduto ad Andrea. La prima soluzione che viene evocata è quella dei dossi stradali per limitare la velocità. Ma è più facile a dirsi che a farsi. «Viale Affaccio è un tratto urbano della Statale 18 – spiega il sindaco Enzo Romeo -. Non dico che sia impossibile, ma non è facile mettere dei dossi».
Cosa prevede la normativa sui dossi
Il quadro normativo, in effetti, pone paletti piuttosto stringenti. I classici dossi artificiali sono disciplinati dall’articolo 179 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada. Possono essere utilizzati sulle strade nelle quali vige un limite di velocità pari o inferiore a 50 chilometri orari, ma questo requisito da solo non basta: la norma ne consente l'installazione sulle strade residenziali, nei parchi pubblici e privati e nei residence e ne vieta l'impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei mezzi di soccorso o di pronto intervento. La loro collocazione, inoltre, deve essere disposta con ordinanza dell'ente proprietario della strada.
Un aspetto, quest'ultimo, che assume particolare rilievo anche nel caso di viale Affaccio, considerata la presenza lungo l'arteria del Comando dei Vigili del fuoco. Non significa, però, che siano esclusi altri interventi fisici per costringere gli automobilisti a ridurre la velocità. Lo stesso articolo 179 contempla, su tutte le strade, sistemi di rallentamento costituiti da bande trasversali con effetto ottico, acustico o vibratorio.
Diverso è poi il caso degli attraversamenti pedonali rialzati, le cosiddette speed tables. Le linee guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti li distinguono dai normali dossi: si tratta di un rialzo del piano viabile realizzato attraverso rampe di raccordo proprio in corrispondenza di aree da proteggere dalle velocità elevate o degli attraversamenti pedonali. La parte rialzata, in genere, si estende per 10-12 metri; con lunghezze inferiori il dispositivo viene invece classificato come dosso. La possibilità di realizzare una soluzione del genere deve comunque essere valutata tecnicamente tenendo conto, tra le altre cose, della categoria della strada, dei volumi e delle componenti di traffico che la percorrono.
Dossi classici e attraversamenti rialzati, dunque, non sono la stessa cosa, e proprio la seconda soluzione potrebbe rientrare tra quelle da verificare tecnicamente per mettere maggiormente in sicurezza le strisce pedonali. Le linee guida ministeriali contemplano, tra gli interventi di moderazione del traffico, anche restringimenti della carreggiata, isole centrali e salvagenti pedonali.
Uno scenario complesso, dunque, che coinvolge viabilità urbana e norme nazionali. Ma il problema esiste e il Comune ne è consapevole. «Ne ho già discusso con il comandante della Polizia locale, Michele Bruzzese - dice Romeo - e stiamo valutando le varie alternative. I dossi sono molto impegnativi su una strada di questo tipo, perché richiedono una manutenzione continua: devono essere ben evidenziati e curati costantemente. Il nostro non è un Comune ricco e le spese di gestione sarebbero molto alte».
L'ipotesi del limite a 30 chilometri orari
È anche da qui che prende forma un’altra idea: limitare la velocità lungo viale Affaccio a 30 chilometri l’ora, magari dalla rotonda in prossimità del comando dei Vigili del fuoco fino a quella che immette su Moderata Durant.
Dal punto di vista normativo, l'ipotesi di abbassare il limite è percorribile, fermo restando che occorrerà individuare l'ente competente sul tratto e adottare i relativi provvedimenti. Il Codice della strada fissa infatti in 50 chilometri orari il limite generale nei centri abitati, ma consente agli enti proprietari di stabilire limiti differenti su determinate strade o tratti quando le caratteristiche concrete rendano opportuna una diversa regolamentazione. Per i tratti di strade non comunali che attraversano i centri abitati, il Codice disciplina inoltre il coinvolgimento dell'ente proprietario nell'adozione dei provvedimenti sulla circolazione.
«È un’ipotesi che non mi dispiace – conferma Romeo -. Non ho alcun problema a prenderla in considerazione e fare come a Bologna. Ci sto pensando. Dopo Ferragosto tireremo le somme con il comandante Bruzzese».



