I sei consiglieri ribelli hanno firmato sabato dal notaio ma il passaggio burocratico decisivo è arrivato solo oggi, lunedì. Così il sindaco e presidente dell’Ente intermedio è rimasto in carica per un altro giorno durante il quale ha beffato il centrosinistra revocando la vicepresidenza a Console e nominando al suo posto Barbalace
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
«Non possiamo continuare a far vivere gli zambronesi in uno stato di amministrazione politica dispotica da parte del sindaco L’Andolina. Uno stato di fatto non più tollerabile». È il passaggio più duro della breve lettera di dimissioni con cui sei consiglieri comunali di Zambrone (tre di opposizione e tre di maggioranza: Maria Carmela Epifanio, Amelia Conca, Fabio Cotroneo, Mariana Iannello, Nicola Grillo e Salvatore Marcello Giannini) hanno determinato la caduta del sindaco Corrado L’Andolina e della sua amministrazione, innescando l’effetto domino anche sulla presidenza della Provincia di Vibo.
Parole dure e perentorie quella della pattuglia di ribelli a cui fa da contraltare una clamorosa ingenuità: sabato sono andati dal notaio, hanno certificato la caduta dell’Amministrazione ma non hanno contestualmente protocollato le dimissioni in Comune. Questo ha dato a L’Andolina il tempo, domenica, di consumare la sua vendetta a caldo, revocando la carica di vicepresidente della Provincia a Nico Console (area Alecci) e nominando al suo posto Franco Barbalace.
La firma davanti al notaio, da sola, non bastava a produrre immediatamente gli effetti sul Consiglio comunale. Il Testo unico degli enti locali stabilisce infatti che le dimissioni non presentate personalmente debbano essere autenticate e quindi inoltrate al protocollo dell’ente; per lo scioglimento determinato dalle dimissioni della metà più uno dei consiglieri, la legge fa espressamente riferimento alla loro presentazione contemporanea al protocollo.
Una finestra temporale che L’Andolina “Highlander” non ha lasciato inutilizzata. Domenica ha infatti firmato due provvedimenti destinati a modificare radicalmente gli equilibri di Palazzo ex Enel. Con il decreto numero 9 ha revocato Console dalla vicepresidenza della Provincia e immediatamente dopo, con il decreto numero 10, ha nominato al suo posto Barbalace, vicesindaco di Spilinga.
Barbalace, l’unico fuori dal blocco di centrosinistra
Per capire il peso della scelta bisogna tornare alle Provinciali del dicembre scorso. Il centrodestra – Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati – aveva deciso di non presentare una propria lista, in aperto contrasto con L’Andolina, al quale Forza Italia aveva chiesto invano di farsi da parte. A rompere il fronte dell’astensione fu l’Udc, che presentò “Provincia e Territorio”, lista nella quale Barbalace si candidò come indipendente.
Il risultato fu quasi monocolore: nove consiglieri al centrosinistra e uno soltanto a Provincia e Territorio, proprio Barbalace, che con 7.911 voti ponderati risultò peraltro il secondo candidato più votato in assoluto.
In forza della decisione di L’Andolina, quindi, la gestione della transizione non resta nelle mani dell’esponente scelto all’interno della maggioranza consiliare di centrosinistra (sebbene anche Console abbia un passato nel centrodestra come ex capogruppo di Forza Italia al Comune di Vibo, ma questa è un'altra storia).
Ora quale sarà la contromossa del centrosinistra beffato da Highlander? Una delle ipotesi è che risponda con dimissioni di massa: se queste determinassero lo scioglimento del Consiglio provinciale, si aprirebbe anche la partita per il rinnovo dell’assemblea. Per la presidenza, invece, la legge Delrio prevede nuove elezioni entro 90 giorni dalla decadenza del presidente. Sullo sfondo resta la nuova normativa, ancora in Parlamento, che punta a cristallizzare il principio delle elezioni contestuali per entrambi gli organi. Dunque, se il Consiglio provinciale cadesse, con tutta probabilità si potrebbe andare ad elezioni contestuali entro tre mesi.


