venerdì,Marzo 1 2024

Mare di Pizzo, per Pino Paolillo (Wwf): «Fiumi di parole e…liquami»

Il responsabile del settore conservazione, facendo una disamina sullo stato in cui versano alcuni tratti della costa napitina, precisa "per risolvere un problema bisogna prendere atto che esiste"

Mare di Pizzo, per Pino Paolillo (Wwf): «Fiumi di parole e…liquami»
Il mare sporco a Pizzo nei giorni scorsi

“Se è vero che la speranza è l’ultima a morire, la mia non se la passa bene. Sul mare di Pizzo, in decenni, ho visto scaricarsi fiumi di parole, e magari fossero stati solo quelli…, ebbene, all’indomani dell’insediamento della nuova giunta comunale, in molti mi chiesero di esprimermi sulla situazione non esaltante delle acque napitine, ma sarebbe stato a dir poco disonesto e velleitario ritenere, da parte mia che, in pochi mesi, si potesse risolvere un problema che si trascinava da un lontano passato, come sa bene chi, come il sottoscritto, ha più tempo dietro le spalle che quello futuro”. Così Pino Paolillo, responsabile del settore conservazione del Wwf di Vibo. “Evitai pertanto polemiche inutili e inopportune, cercando anzi di collaborare segnalando spontaneamente le situazioni critiche, con l’unico intento di contribuire, seppure in misura modesta, alla loro risoluzione. Convinto come sono che la premessa per risolvere un problema è prendere atto che esiste. Da allora è trascorso un anno e vi posso assicurare che di foto con i liquami galleggianti è piena la memoria del cellulare, trasmesse in sordina, senza troppo clamore mediatico e rifiuto dei troppo facili “mi piace” su “Facebook.” Così come altrettanto piene sono le cronache giornalistiche di notizie riguardanti convegni, conferenze stampa, impiego di unità navali, droni, elicotteri e quant’altro alla ricerca di scarichi nascosti, impianti malmessi, anonimi inquinatori (mancavano solo i satelliti Nasa e gli Sherlock Holmes o Hercule Poirot alla ricerca del batterio intestinale). Ultime foto che hanno immortalato le famigerate schiume, il 16 e il 17 maggio scorsi. Poi, con grande soddisfazione di tutti, me per primo, giorni di mare splendido, cristallino, con i paragoni nei confronti di paradisi esotici che si sprecavano sui social e io stesso, affetto da una inguaribile “pizzitanite cronica” a ringraziare i miei vecchietti di avermi fatto nascere tra i vicoli di questo paese, con il mare negli occhi”.

“A questa sincera e condivisibile contentezza, si aggiunsero però fin troppo frettolose dichiarazioni trionfalistiche, una sorta di annuncio di vittoria sull’enterococco, un pericolo scampato per sempre e la promessa di un futuro radioso per il nostro turismo che, in un contesto di rinato orgoglio campanilistico “non ha niente da invidiare” alla ben più quotata Tropea. Speranze e illusioni che si sono infrante in un mattino di inizio estate, con segnalazioni di scarichi e schiume in un mare non più “caraibico” certificate dai divieti di balneazione in alcune località imposte dai risultati delle analisi dell’Arpacal sulla presenza di microrganismi di chiara origine intestinale (più prosaicamente: fogna). E fin qui, sinceramente, non credendo ai miracoli, nessuna meraviglia: proprio per quella necessità di tempi lunghi e finanziamenti a volontà, sopra accennati. Quello che però deprime maggiormente è il ripetersi di un atteggiamento, per me incomprensibile, che si perpetua di anno in anno, di lustro in lustro, da un’amministrazione all’altra: una tendenza all’ autoassoluzione, di giustificazionismo che non porta da nessuna parte e che mi riporta indietro negli anni, ai tempi della “gatta dello zio Matteo”. Da ragazzo litigavo con i coetanei che, dopo aver reciso sadicamente la coda a un povero geco, al fine di esorcizzare i presunti anatemi lanciati dalla povera e agitata appendice mozzata contro la genitrice di quei bravi figli di buona donna, recitavano in coro : “ No fu io, no fu io, ca fu a gatta du Zio Mattio”. Fuor di metafora: nel mentre si apprende che il depuratore e le stazioni di sollevamento, con annesse decine di pompe, sono a posto, e che si cercano i veri responsabili (ancora ? e …quousque tandem?), lo stesso depuratore, già sottoposto a sequestro, è in attesa di importanti forniture per 310.000 euro (dei 500.000 promessi), lavori che però non possono essere eseguiti subito. Nel frattempo un fiume di liquami si riversa sulla Seggiola e i divieti di balneazione si alternano da una località all’altra. Colpa dei privati? Se sì, si dica quali, sennò, si ammetta umilmente che qualcosa non funziona e che si sta lavorando per porvi rimedio, ma, sempre in tema di felini domestici: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Ricapitolando: così come non si può assolutamente sostenere che il mare di Pizzo (parliamo di 13 km di costa) sia sempre inquinato, analogamente non si può giurare che sia sempre limpido per come tutti, cittadini, amministratori e turisti vorremmo che fosse, perché a nessuno conviene il contrario. Per cui, a periodi di autentico splendore si alternano quelli maggiormente critici, e le foto o i video esaltanti di un mare azzurro da sogno non possono e non devono farci dimenticare, né abbassare la guardia di fronte a immagini, ahimè di tutt’alto tenore che dovrebbero sparire per sempre. E questo perché i cittadini e i turisti che amano questo pur sempre straordinario paese (e per fortuna sono tanti), per sapere dove poter fare il bagno, come per le previsioni meteo, non devono arrivare al punto di scaricarsi l’App dell’Arpacal: “Escherichia. coli.it”, conclude così Pino Paolillo.

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