Lettera ad un amico in Australia: chissà com’è il mondo visto a testa in giù?

“Caro amico ti scrivo…” tra ironia e disincanto, le riflessioni sulla politica e la società italiane nel tempo in cui “il futuro non è più quello di una volta”
“Caro amico ti scrivo…” tra ironia e disincanto, le riflessioni sulla politica e la società italiane nel tempo in cui “il futuro non è più quello di una volta”
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di Gianfranco Manfrida

Ho sempre considerato l’Australia un posto speciale. Eravamo poco più che bambini quando la tua famiglia è emigrata in quella terra che nel mio immaginario si trovava in un posto indefinito quanto magico. Quando mia madre me la fece vedere sul mappamondo ne ebbi la conferma. Per tutta la notte ho immaginato che solo in un posto magico si potesse stare a testa in giù. Anche quando ebbi coscienza della gravità terrestre continuai a considerarlo speciale. Giorno quando qui è notte. Estate quando qui è inverno. Un posto al contrario, insomma. Mi piace immaginare che sia al contrario anche tutto quello che succede in questa parte del mondo.

Si, perché a quel tempo si emigrava in cerca di lavoro e di un benessere che il progresso aveva in qualche misura negato al meridione d’Italia. Si emigrava a Torino, Milano, America, Canadà (si, con l’accento finale) e Australia. Il fenomeno venne considerato fisiologico anche quando emigrati erano anche coloro che si trasferivano da una regione all’altra al pari di quelli che se ne sono andati dall’altra parte del mondo.

Condivido con te alcune riflessioni e mi piace considerare che dall’altra parte del mondo, vivendo a testa in giù,  le cose possano avere una prospettiva diversa. Intanto, da qualche anno, non esistono più gli emigrati, razza estinta e sostituita dai migranti, ad indicare quella moltitudine di umanità sventurata dal principale errore di essere nati nella parte sbagliata del mondo. Ma questa non è stata una scelta loro, come non lo è stata la presunta civilizzazione perpetrata ai loro danni da quelli che abitano la parte superiore (in termini geografici) del mondo. Questo fenomeno ha diviso le coscienze della società tra quelli che vogliono accogliere tutti sublimando la propria carità cristiana e quelli che li vogliono rispedire al mittente per ragioni di spazio e di rischi terroristici. Di fatto le due correnti di pensiero si trovano perfettamente sulla stessa linea nel catafottersene della fine che i migranti fanno una volta sbarcati.

Caro amico, qui da noi o stai da una parte o dall’altra. Forse. Perché in alcuni casi puoi stare contemporaneamente in entrambe. Tempo fa, ma eravamo troppo piccoli per capire, la politica era divisa in partiti. C’era la sinistra comunista, la destra forse un po’ fascista o forse no e poi c era il centro della diccì che in quanto cristiana raccoglieva il maggior numero di consensi. E poi una serie di partitini che spesso erano l’ago della bilancia. Non si stava male anche se il popolo non è mai contento salvo rimpiangere quello che c’era prima.

Mi ha colpito una scritta su un muro: “il futuro non è più quello di una volta”. In queste poche argute parole è racchiuso il disagio dei pensanti. Quanti hanno osannato la stagione giudiziaria che ha messo alla gogna la Prima Repubblica e ne ha decretato la fine forse potranno riconoscersi in quello scritto.

La stagione successiva ha quindi cancellato la destra, la sinistra ed il centro. Dopo poco anche quei timidi tentativi di dare una connotazione ideologica sfociati in centrodestra e centrosinistra sono falliti. Il centro non è mai stato considerato. Forse per ossequio o forse per paura della antenata Dc. Ora per evitare l’increscioso impasse dei cambi di casacca, impensabili un tempo, hanno rispolverato i colori. Rossi, per ossequio agli antenati, verdi per usurpazione agli ambientalisti che sono spariti dalla scena politica e gialli non so perché.

Questo consente alleanze, inimicizie, denunce, parolacce varie e ripensamenti in breve tempo ma sempre nell’interesse del popolo. Tutti concordi nel dire le stesse cose anche invertendo i ruoli. Ma si sa. In nome del popolo si può. Anzi si deve.

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Utilizzando la terza persona, Noi popolo, ed in suo nome si amministra anche la giustizia spesso prima sui media e nelle piazze e dopo nelle aule di Tribunale, creando clamore e opposte interpretazioni. Queste normalmente vengono discusse in tv da una nuova categoria di filosofi: gli opinionisti. Affollano tutte le trasmissioni affermando tutto ed il contrario in maniera da intercettare almeno la metà degli ascoltatori. Meglio un malfattore libero che in innocente in galera? La diatriba non ha trovato soluzione. Ma siccome le cose succedono finché se ne parla, il silenzio mette tutti d’accordo. Con buona pace di chi sta in galera da innocente e chi sta libero da colpevole. La spiegazione finale è stata che la realtà giudiziaria è diversa dalla realtà.

Gli opinionisti, quando hanno un numero considerevole di seguaci (follower è il termine corretto) vengono promossi al grado superiore di influencer. La maggior parte di questi moderni astrologi che ti dicono quel che devi fare, dalla spesa al vestito e al modo di vivere, normalmente imperversano sui social, ma anche la televisione prova timidamente ad assumerne il ruolo. In prossimità del Natale, Pasqua o ferie estive viene comunicato con congruo anticipo cosa si mangerà, dove si andrà in vacanza e persino con precisione svizzera quanto si spenderà. Così da non essere colti impreparati. Come se non bastasse viene comunicata la intensità del traffico con i “bollini“. Rosso, giallo e verde (niente a che fare con i governi) per decidere quando mettersi in viaggio. Ancora nessuno si è accorto che col bollino rosso non parte nessuno, affollando invece il verde che diventa quindi rosso ma troppo tardi per impedire le chilometriche code. Sapere quello che farai non sempre aiuta!

Il mio insegnante di religione, rigorosamente prete, ripeteva spesso che il Padreterno nel creare l’ uomo lo aveva dotato di due orecchie ed una bocca. Che lo avesse fatto per ascoltare di più e parlare di meno era fin troppo chiaro. Poi l’uomo inventò la scrittura per pareggiare l’handicap. Il sorpasso è avvenuto nell’era dei social. Il mondo è diventato una grande piazza dove ognuno può dire quello che vuole, anche le minchiate (termine tecnico fake news) che puoi condividere comodamente con un click.

Da quando anche la classe dirigente si è impadronita dei social, si è avviato un proliferare di ancestrali ovvietà. Un brillante discorso del politico di turno concludeva con autorevole espressione che per impedire la dittatura bisognava preservare la democrazia. Ricordo che in un contesto calcistico un allenatore di un’importante squadra asseriva che per vincere non bisognava perdere. Filosofia assolutamente condivisibile. Milioni di “like” hanno confermato.

Ma devo riconoscere che le fake news, esistevano anche prima di internet. La storia, che come ben sappiamo la scrivono i vincitori, a volte alza il suo velo. Anche dopo tanti anni. Non voglio dire di De Amicis che con il suo libro Cuore oggi avrebbe fatto venire la depressione anche ad un animatore, o dei Promessi sposi, del quale ci avrebbero fatto un soap televisivo da trecento puntate, ma della storia. Quella che ci ha descritto Garibaldi eroe, Mazzini grande statista, il Meridione come terra selvaggia ed incivile salvata dai Savoia. Ed altro ancora. Pare che le cose non siano andate proprio così. Si sta rivalutando il Regno delle Due Sicilie, governato da una monarchia avveduta e si sta scoprendo che la presunta civilizzazione del Sud sia avvenuta a costo di veri massacri di innocenti, di processi sommari e di detenzioni disumane pari solo ai lager nazisti. Ancora oggi mi chiedo per quale motivo Garibaldi, conclusa la spedizione che concluse l’Unità d’Italia anziché ricevere onorificenze fu mandato in esilio. Alla memoria, un’infinità di piazze, strade e viali sono intitolati a Garibaldi, Cavour, Mazzini e Vittorio Emanuele. Giusto per non dimenticare.

Chi non ha memoria non ha futuro. Scritta nei libri. Fermata nelle foto. La nascita dei telefonini che ha segnato un passo importante nella libertà della comunicazione staccandoci dal filo del telefono di casa, ha trasformato di fatto la nostra vita. Ma si poteva solo telefonare. Poi il telefonino ha incrementato le sue capacità trasformandosi in smartphone diventando un’appendice fondamentale al nostro modo di vivere. Il passaggio successivo a device ha determinato il trasferimento globale al suo interno di ogni memoria. Se perdi la connessione è un guaio. Se perdi il “telefonino” sei perduto pure tu.

Caro amico ti scrivo. Scrivo a chi come te il futuro lo ha messo in una valigia per l’altra parte del mondo. Dove voglio ancora credere che si cammina a testa in giù. Dove, con il bicchiere al contrario, si può vederlo mezzo pieno.