Psc a Vibo, l’avvocato Colaci: «Strumento approvato per inerzia e privo di visione del futuro»

Il legale vibonese sottolinea le contraddizioni di un’azione amministrativa e di una politica che ha omesso di considerare le Marinate non comparando gli interessi pubblici con quelli privati
Il legale vibonese sottolinea le contraddizioni di un’azione amministrativa e di una politica che ha omesso di considerare le Marinate non comparando gli interessi pubblici con quelli privati
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In relazione all’approvazione del PSC di Vibo Valentia, dall’avvocato Domenico Colaci riceviamo e pubblichiamo:

Le considerazioni di Francesco Cascasi conseguenti all’approvazione del PSC della città mi hanno portato a fare qualche riflessione. È vero: questo PSC è una iattura. È uno strumento che, nonostante la sua fondamentale importanza per lo sviluppo del territorio, è stato approvato quasi per inerzia senza alcuna reale discussione. È stata accettata silenziosamente la pesante eredità amministrativa delle passate gestioni. Il colpo di reni che ci saremmo aspettati e che sarebbe servito per dare una svolta alle azioni di governo del territorio è mancato. Ma l’aspetto più sconcertante è stata l’omessa considerazione dell’importanza della frazione marina per la crescita economica e sociale dell’intera comunità. La nostra costa si sta caratterizzando sempre di più per la sue capacità di attrarre consistenti flussi di turisti provenienti dall’Italia e dall’estero. Il tutto avviene a pochi chilometri di distanza (Tropea, Ricadi ed anche Pizzo), mentre Vibo Valentia rimane a guardare. Eppure questa nostra città avrebbe tutto per essere al centro di questo circolo virtuoso e per diventare il fondamentale polo di catalizzazione e smistamento delle visite turistiche.

Il caso di via Vespucci di Vibo Marina e della Meridionale Petroli è emblematico di un comportamento amministrativo mosso soltanto dall’inerzia e privo di qualsiasi visione del futuro. Nulla è stato fatto per imporre la traslazione di depositi costieri che, oltre ad essere uno squallido esempio di imponente devastazione paesaggistica, potrebbero determinare la sostanziale inutilizzabilità di un tratto di spiaggia bellissimo. La domanda da porsi è la seguente: i nostri attuali amministratori si sono rappresentati anticipatamente il problema della necessaria comparazione tra gli interessi pubblici e gli interessi privati? Ciascuno è libero di rispondere come crede. Io personalmente ritengo che questo interrogativo non se lo siano nemmeno posto. Diversamente, avremmo assistito ad un serio ed approfondito dibattito in seno al consiglio comunale e tutti ci saremmo convinti che, a prescindere dal relativo senso, qualunque scelta sarebbe scaturita da un’approfondita valutazione condotta con metodi democratici e partecipati. Ci è stato così consegnato un Piano Strutturale Comunale che, anziché delineare un progetto di ricostruzione generale del territorio idoneo a farci sognare un futuro diverso per i nostri figli, si è limitato, quantomeno con riferimento alle frazioni marine, a cristallizzare l’esistente e, dunque, a fotografare il più grande sfascio urbanistico, edilizio ed urbanistico dell’intera costa tirrenica calabrese. La storia ci ha insegnato che le grandi trasformazioni iniziano da piccole spinte. Noi attendevamo una di queste spinte. Invece abbiamo assistito al solenne posizionamento di un freno”.      

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