mercoledì,Settembre 22 2021

Processo Rinascita Scott, terminato l’esame di Emanuele Mancuso

Iniziato il controesame dei difensori degli imputati. Il collaboratore ha spaziato dagli Accorinti di Zungri ai Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia sino ai Cracolici ed ai Bonavota. Dal ruolo del padre e dello zio per finire ad imprenditori, medici e avvocati

Processo Rinascita Scott, terminato l’esame di Emanuele Mancuso

Terminato oggi nel corso del maxiprocesso Rinascita-Scott, che si sta tenendo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, l’esame del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso da parte del pubblico ministero Annamaria Frustaci. Presente in aula anche il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, il “rampollo” dell’omonimo clan di Limbadi e Nicotera, che ha deciso di collaborare dal giugno del 2018, si è soffermato su diversi aspetti e personaggi sollecitato dalle domande del pm Annamaria Frustaci. Emanuele Mancuso ha così chiarito e distinto i ruoli dei cugini omonimi Angelo Accorinti di Zungri, uno figlio di Pietro Accorinti, l’altro di Ambrogio Accorinti, anche loro imputati. Il collaboratore ha quindi ribadito che nella zona del Poro i fratelli Pugliese, “figli di quelli della Porolat e vicini ai Mancuso, sono entrati in concorrenza con gli Accorinti per lo spaccio di sostanze stupefacenti”. [Continua in basso]

Emanuele Mancuso si è poi soffermato su alcuni personaggi ritenuti elementi di spicco del clan Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia. “Vincenzo Barba, detto Il Musichiere, l’ho conosciuto mentre si trovava in una villetta al mare ed in quell’occasione si è fermato a parlare con mio cugino Domenico Mancuso, detto The Red, figlio di Diego Mancuso. Ho incontrato poi altre volte Enzo Barba – ha ricordato il collaboratore – a casa di Pino Barba, detto Pino Presa. Quest’ultimo era molto legato a mio padre, tanto che ci portava i soldi per sostenere la detenzione quando mio papà era detenuto per le operazioni Dinasty e Batteria. So che Enzo Barba era uno di quelli che aveva maggiore peso nella sua famiglia e l’ho incontrato pure all’ospedale di Vibo, vicino al pronto Soccorso dove insieme a Paolino Lo Bianco, a Pino Barba ed a Cassarola si fermavano per giocare a carte. Enzo Barba era anche molto amico di Antonio Mancuso e partecipava alle bische gestite da Nazzareno Fiorillo, detto U Tartaru. In tale bisca di Vibo si giocava sino a botte di ventimila euro a sera e ricordo – ha dichiarato Emanuele Mancuso – che fu proprio Enzo Barba a riferire alla mia famiglia che pure io giocavo d’azzardo puntando sino a ventimila euro”. Nel corso del controesame dell’avvocato Vincenzo Gennaro, il collaboratore non ha tuttavia ricordato il periodo in cui ha visto Enzo Barba in ospedale a Vibo, mentre altri aspetti del controesame hanno riguardato l’altezza di Paolino Lo Bianco ed il ruolo all’interno del clan Lo Bianco per come appreso all’interno della famiglia Mancuso.

Vincenzo Spasari

Continuando nell’esame, invece, Emanuele Mancuso si è soffermato sul proprietario della Latteria del Sole che mi fece caricare sul furgone tanta roba da mangiare. Era il 2014 o il 2015 – ha riferito il collaboratore – e ricordo di essere stato una volta avvicinato da Vincenzo Spasari il quale spiegò al titolare della Latteria che ero figlio di Luni e nipote di Luigi. Un’altra volta il titolare della Latteria mi cambiò due assegni. Di lui ne ho sentito parlare da mio zio Luigi Mancuso, mentre posso dire – ha concluso sul punto il collaboratore – che mia zia forniva il pane alla Latteria per venderlo”. Emanuele Mancuso non ha tuttavia ricordato il nome del titolare della Latteria del Sole, mentre su alcune domande si è registrata la netta opposizione da parte dell’avvocato Giuseppe Arcuri che difende Michael Pugliese, titolare dell’esercizio commerciale di Vibo Valentia. [Continua in basso]

Il controesame del collaboratore

Il controesame di Emanuele Mancuso è iniziato con l’avvocato Giorgia Greco, difensore di Francesco Cracolici. “Non frequentavo i Bonavota di Sant’Onofrio – ha dichiarato il collaboratore – poiché non mi sono stati presentati. I Cracolici di Maierato, invece, mi trattavano bene e ad ogni Pasqua mi regalavano gli agnelli. Li ho conosciuti perché me li ha presentati Daniele Cortese di Capistrano. Ho conosciuto Pino e Domenico Cracolici e so che sono stati scalzati dai Bonavota persino nell’area industriale di Maierato. Ho solo sentito parlare della latitanza di Francesco Cracolici. A Capistrano frequentavo Sandro e Vincenzo Tino, più altri soggetti della zona”.

E’ toccato quindi all’avvocato Nunzio Raimondi, difensore dell’avvocato Francesco Stilo, porre diverse domande al collaboratore il quale ha così meglio chiarito alcune circostanze emerse nelle scorse udienze nel corso dell’esame. E’ stato Francesco Stilo – ha spiegato il collaboratore – a portare a casa mia un fascicolo, pur non avendo alcuna nomina da parte mia, dal quale risultava un’indagine della polizia nei miei confronti per associazione mafiosa, più diversi decreti intercettivi. Non so se l’avvocato Stilo in quel periodo difendesse i Piccolo di Nicotera. Questo fascicolo non so che fine abbia fatto. Ricordo che in seguito, su indicazione di mio padre, ho revocato l’avvocato Stilo. Per farmi uscire dal carcere, invece, – ha raccontato sempre Emanuele Mancuso – dovevo fingere di stare male perché così mi disse l’avvocato Stilo, mentre il dottore Pietro D’Ambrosio mi invitò a non chiedergli più certificati medici perché aveva già avuto problemi con quelli redatti per Antonio Mancuso. Non ricordo se l’avvocato Stilo fosse il difensore di Antonio Mancuso, ma tali certificati erano falsi perchè io non avevo niente e stavo benissimo”.

Il collaboratore ha poi ribadito che l’avvocato Stilo in un’occasione si recò dal padre Pantaleone Mancuso, detto l’Ingegnere, il quale l’avrebbe dirottato dallo zio Antonio Mancuso, definito come “plurimiliardario e massone”, per parlare di investimenti su terreni che imprenditori russi e inglesi volevano fare lungo la costa vibonese.

Infine, il controesame dell’avvocato Giuseppe Bagnato che ha ripercorso le fasi della lite e dei pestaggi alla discoteca Punta Cana di Santa Domenica di Ricadi fra i Barbieri di Cessaniti – nipoti degli Accorinti di Zungri – e diversi frequentatori del locale, con botte andate avanti anche in strada nei pressi del bivio per Nicotera (località Monte Poro) e dove a farne le spese è stato anche un Mancuso, cugino di Emanuele Mancuso. A contro-esaminare il collaboratore (per la posizione di Domenico Cichello di Filandari), l’avvocato Luca Cianferoni in video-collegamento. Il controesame di Emanuele Mancuso riprenderà lunedì.


top