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Omicidio Soumaila Sacko, da rivedere i domiciliari per Antonio Pontoriero

La Cassazione dispone un nuovo esame dinanzi al Tdl di Catanzaro per la misura cautelare nei confronti dell’imputato di San Calogero, condannato in primo grado a 22 anni ma che ha lasciato il carcere. Accolto il ricorso della Procura di Vibo

Omicidio Soumaila Sacko, da rivedere i domiciliari per Antonio Pontoriero

Sono state depositate dalla prima sezione penale della Cassazione, le motivazioni dell’annullamentocon rinvio della decisione da parte del Tribunale del Riesame di Catanzaro di concedere nell’ottobre scorso gli arresti domiciliari ad Antonio Pontoriero, 46 anni, di San Calogero,condannato l’11 novembre a 22 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Catanzaro per l’omicidio volontario di Soumaila Sacko.Pontoriero è stato riconosciuto colpevole in primo grado di aver ucciso a colpi di fucile il 2 giugno 2018 il ragazzo maliano nell’area dell’ex fornace “La Tranquilla”.

La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso presentato dal procuratore di Vibo Valentia, Camillo Falvo, avverso la decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro che l’1 ottobre scorso ha concesso ad Antonio Pontoriero gli arresti domiciliari con l’ausilio del braccialetto elettronico.[Continua dopo la pubblicità]

Il procuratore di Vibo nel suo ricorso in Cassazione ha sottolineato che il Tribunale del Riesame, pur evidenziando l’estrema gravità del fatto ascritto a Pontoriero, con una motivazione contraddittoria e manifestamente illogica” non ha tenuto conto della condanna, come non ha tenuto conto del comportamento processuale tenuto dall’imputato, scevro da qualsiasi sentimento di resipiscenza, ponendo a fondamento della decisione di gradare la misura il mero decorso del tempo dall’inizio della sua applicazione, da solo non sufficiente, secondo la giurisprudenza di legittimità, a ritenere affievolite le esigenze cautelari”.

Secondo la Cassazione, l’ordinanza del Riesame pur ritenendo la persistenza delle esigenze cautelari nei confronti di Antonio Pontoriero, soggetto “in grado di maneggiare un’arma da fuoco con lucidità, freddezza e decisione, proseguendo nella condotta criminosa – ha scritto il Riesame – anche dopo avere colpito uno dei tre ragazzi che si erano recati nella fabbrica abbandonata” di San Calogero e, quindi, evidenziando l’estrema gravità del fatto omicidiario e la “spiccata pericolosità sociale di cui è espressione”, ha concesso gli arresti domiciliari (sia pure in località distante da San Calogero) al posto del carcere. [Continua in basso]

Per la Suprema Corte, nella decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro si ravvisano carenze e contraddizioni motivazionali perché il decorso del tempo dall’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare non può bastare da solo ad attenuare le esigenze cautelari, attesa la spiccata pericolosità sociale collegata al grave omicidio commesso maneggiando con disinvoltura e spregiudicatezza un’arma da fuoco micidiale e, quindi, il pericolo di reiterazione di reati dello stesso tipo e con uso di armi”.

Anche l’uso del braccialetto elettronico non incide sulla pericolosità di Antonio Pontoriero, ma al massimo “può rilevare ai fini del pericolo di fuga”. Da qui l’annullamento della decisione del Riesame con rinvio ad altra sezione che dovrà decidere se mantenere Antonio Pontoriero ai domiciliari o rispedirlo in carcere. [Continua in basso]

Da ricordare che Antonio Pontoriero è stato ritenuto responsabile di aver cagionato la morte di Soumaila Sacko attraverso l’esplosione di alcuni colpi di fucile, uno dei quali ha colpito al capo il ragazzo extracomunitario, con regolare permesso di soggiorno ed attivista sindacale dell’Usb, provocandone il decesso a causa di un grave trauma cranio-encefalico. Il fucile con il quale è stato aperto il fuoco non è stato mai ritrovato.

Il barbaro omicidio di Sacko Soumaila – padre di una bambina di cinque anni –ha suscitato un’ondata di indignazione in tutta Italia, dalle più alte cariche politiche ai cittadini comuni. Dopo un viaggio di oltre undicimila chilometri, Soumayla Sacko – che si era recato in bicicletta da San Ferdinando nell’area dell’ex Fornace di San Calogero per prelevare delle vecchie lamiere – è stato sepolto nel cimitero di Sambacanou, un villaggio del Mali dal quale proveniva. A Rosarno e San Ferdinando, il ragazzo quale attivista del sindacato Usb, era sempre in prima fila nel difendere i diritti dei lavoratori. 

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