Acqua e divieti a Ricadi: cittadini e Legambiente critici con Comune e Asp

Le due nuove ordinanze emesse dal sindaco riaccendono il dibattito su una problematica che si trascina da anni e non ha trovato ad oggi alcuna soluzione

Le due nuove ordinanze emesse dal sindaco riaccendono il dibattito su una problematica che si trascina da anni e non ha trovato ad oggi alcuna soluzione

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“Purtroppo avevamo ragione”. Ad affermarlo, con profonda amarezza, è il Comitato civico di Santa Domenica di Ricadi e il locale Circolo di Legambiente dopo che il sindaco del Comune di Ricadi, Giulia Russo, ha emesso due ordinanze di divieto di utilizzo dell’acqua per uso alimentare che interessano le frazioni di San Nicolò, Brivadi e Santa Domenica. Le ordinanze dispongono, oltre  al divieto per consumo alimentare, anche il divieto di utilizzo dell’acqua per il lavaggio e la preparazione degli alimenti, l’igiene orale, il lavaggio delle stoviglie e degli utensili da cucina, le apparecchiature sanitarie e gli oggetti per l’infanzia. Alla base dell’ordinanza, il rinvenimento di coliformi nelle acque erogate dal serbatoio Margi e di nitrati per quelle relative al serbatoio Bagneria. “Un fatto grave” per il Comitato Civico e per il circolo Legambiente di Ricadi, i quali nel mese di febbraio avevano incalzato Comune ed Asp in merito “agli omessi controlli che hanno caratterizzato un lungo arco temporale ricompreso per quasi tutto il 2017”. In particolare, le due associazioni, dopo aver verificato sui siti istituzionali il mancato controllo, hanno spronato, a mezzo stampa, gli enti competenti, ovvero Comune e Asp,  ad effettuare tempestivamente le analisi per come previsto dalla legge. Nonostante la normativa imponga controlli periodici, nel comune di Ricadi gli ultimi controlli effettuati risalivano al 25 gennaio 2017 per Santa Domenica e al 15 febbraio dello stesso anno per il serbatoio Masa. Un tempo lunghissimo anche in considerazione delle criticità che da anni caratterizzano il servizio.

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“Dopo le nostre proteste e gli articoli di stampa – rimarca il Comitato civico e Legambiente – finalmente riappaiono sul sito dell’Asp di Vibo le date dei nuovi prelievi, effettuati in data 19 e 27 marzo 2018, quindi oltre un anno dopo i prelievi che li hanno preceduti. Il che significa che in questo lungo lasso di tempo i cittadini non sono stati in condizione di conoscere l’effettiva qualità delle acque che per tutto il 2017 sono state considerate assolutamente potabili da parte del Comune”. Ma l’acqua erogata dai serbatoi comunali è stata effettivamente potabile in questo lungo periodo? E’ quanto si chiedono i cittadini. Dubbi e preoccupazioni alimentate da una serie di motivazioni e tra queste anche “la mancata analisi delle acque di alcuni serbatoi che, nonostante tutto, ancora non risultano pubblicate”. Tra l’altro non si ha ancora contezza circa l’effettiva qualità e potabilità delle acque provenienti da un pozzo, riattivato in estate dopo un lungo periodo di fermo, il cui utilizzo, per come si può evincere, sembrerebbe “essere avvenuto senza l’effettuazione delle necessarie analisi”. Nonostante i dubbi sollevati dal comitato e dal locale circolo ambientalista circa l’effettiva qualità delle acque e le varie richieste di intervento che si sono periodicamente succedute, in questi anni si è assistito all’assordante silenzio da parte delle istituzioni le quali, spesso, si sono limitate a tranquillizzare i cittadini attraverso i social network. “Oggi le analisi confermano che le preoccupazioni erano fondate e che era necessario – prosegue il comitato e Legambiente – intervenire per tempo. Non sapremo mai se e per quanto tempo le criticità, ora evidenziate dai risultati delle analisi, si sono manifestate, se i cittadini hanno fatto uso di acqua inidonea al consumo umano, nè quali sono le cause che continuano a determinare il problema. Nascondere l’evidenza non giova a nessuno e soprattutto non giova alla salute dei consumatori. Non riattivare le fontane pubbliche, poste al centro del paese, significa anche non  consentire il prelievo dei campioni delle acque da sottoporre ad analisi in prossimità dei luoghi di effettivo utilizzo. Tutto ciò non si traduce certamente in un buon servizio reso ai cittadini. Infine non accogliere le istanze di questo comitato, finalizzate al controllo più stringente della qualità delle acque attraverso l’effettuazione di una campagna di analisi straordinaria e più frequente che potesse esaminare un maggior numero di parametri, certamente non ha prodotto effetti positivi. Oggi a causa di ciò – conclude il comitato e Legambiente – i cittadini sono ancora più disorientati di prima e, pertanto, urgono interventi risolutivi ed indifferibili”.