Autobomba di Limbadi: i Ris esaminano la carcassa dell’auto

Insieme ai carabinieri anche l’anatomopatologa forense, Katiuscia Bisogni, incaricata degli esami medico legali. Miliari dell’Arma anche sul luogo dell’attentato

Insieme ai carabinieri anche l’anatomopatologa forense, Katiuscia Bisogni, incaricata degli esami medico legali. Miliari dell’Arma anche sul luogo dell’attentato

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La carcassa dell’automobile al cui interno ha trovato la morte, il 9 aprile scorso, in località Cervulara di Limbadi, Matteo Vinci, questa mattina è stata al centro stamane dei rilievi effettuati dai carabinieri del Ris giunti da Messina e dall’anatomopatologa forense, incaricata degli esami medico legali, Katiuscia Bisogni. I prelievi di cartattere chimico da parte dei carabinieri del Ris serviranno per stabilire la natura dell’esplosivo usato e la tipologia del congegno. Continuano così, serrate, le indagini coordinate dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Andrea Mancuso sull’autobomba che, oltre ad uccidere Matteo Vinci ha anche ferito gravemente il padre, Francesco Vinci, 72 anni, tuttora ricoverato nel reparto Grandi ustioni dell’ospedale di Palermo. Nei prossimi giorni, completate le analisi di carattere istopatologico sulla salma straziata della vittima, la Procura dovrebbe disporne il dissequestro, restituendo i resti del povero Matteo Vinci alla famiglia affinché possano così essere celebrati i funerali. In tal senso, entro 48 ore il medico legale completerà i propri esami dando anche risposta al quesito – ancora irrisolto – se Matteo Vinci sia stato ucciso dall’onda d’urto causata dall’esplosione oppure dall’incendio dell’auto. Certo è che l’ordigno è stato piazzato sotto l’auto a bordo della quale si trovavano Matteo Vinci ed il padre Francesco.

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Sul fronte delle attività info-investigative condotte sul campo dai carabinieri del Reparto operativo e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia, agli ordini del tenente colonnello Giorgio Romano e del maggiore Valerio Palmieri, invece, tutto prosegue nel massimo riserbo. Mentre i rilievi del Ris sulla carcassa dell’auto depositata in un’autorimessa del Vibonese serviranno a cristallizzare la dinamica dell’esplosione e la natura dell’ordigno usato per far saltare in aria la Ford Fiesta a bordo della quale viaggiavano Matteo Vinci e suo padre, gli inquirenti lavorano sul movente del gravissimo fatto di sangue, la cui ricerca era partita, come si ricorderà, dalle controversie che avevano opposto – per motivi di confine – i Vinci ai vicini Di Grillo-Mancuso, legati al potente casato ‘ndranghetista di Limbadi. Controversie sfociate già in una violenta rissa nel marzo del 2014 ed in un’aggressione brutale, il 30 ottobre 2017, che aveva già portato Francesco Vinci, una prima volta, in terapia intensiva. Terminate le prime operazioni sulla carcassa dell’auto, i carabinieri del Ris di Messina ed il medico legale, Katiuscia Bisogni, si sono quindi portati pure sul luogo dell’attentato.