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Ecco il programma delittuoso ricostruito dagli investigatori. Uno dei feriti dentro il bar è riuscito a salvarsi solo scagliandosi con una lastra di legno contro Olivieri

Cronaca

Tre vittime già designate, in un preciso programma delittuoso, di cui una è riuscita a sfuggire alla morte solo grazie alla prontezza di riflessi. E’ quanto emerge dal provvedimento di fermo di indiziato di delitto vergato dal pm della Procura di Vibo Valentia, Concettina Iannazzo, nei confronti di Francesco Olivieri, il 31enne di Nicotera che si è consegnato in carcere dopo aver provocato due morti e tre feriti. Oltre a Michele Valerioti e Giuseppina Mollese, uccisi all’interno delle rispettive abitazioni a Nicotera, il 31enne di Nicotera avrebbe voluto uccidere all’interno del bar di Limbadi anche Vincenzo Timpano, alias “Scarcella”, il quale alle ore 15.28 di venerdì scorso approfittando di alcuni istanti impiegati da Oliveri per ricaricare il fucile, si è difeso contro il suo aggressore con una lastra di legno rettangolare adibita a separè fra le due sale del locale, rincorrendo Olivieri e scacciandolo verso l’uscita del bar. “Vincenzo Timpano è riuscito a sfuggire all’agguato ideato a suo danno - spiega il pm - solo grazie alla sua prontezza di riflessi e alla sua immediata reazione che, di fatto, ha impedito all’autore della condotta di attingere, con i colpi esplosi, il corpo della vittima designata”. Ad ulteriore conferma di un progetto di morte studiato e con vittime precise, anche il fatto che l’auto - la Fiat Panda - con cui Francesco Olivieri si è portato prima a Limbadi e poi a Nicotera, era stata noleggiata. Il titolare dell’autonoleggio ha inoltre spiegato ai carabinieri che Olivieri avrebbe voluto stipulare il contratto con la presentazione di documenti di identità di altra persona, proposito rifiutato dall’uomo e che ha costretto il giovane a esibire i suoi documenti.  Dalla visione delle immagini registrate dalle telecamere del bar, è inoltre emerso che Francesco Olivieri dopo aver sferrato un calcio alla porta di ingresso del bar di Limbadi ed aver ricaricato il fucile, è rientrato all’interno del locale dirigendosi verso la saletta dove ha avuto pure un confronto verbale con Michele Di Mundo, il proprietario del bar. Contestualmente, a guadagnare la via di fuga fuori dal bar, scappando dalla saletta, sono stati Vincenzo Timpano, l’avvocato Francesco Di Mundo e Rocco Calogero. Quest’ultimo, ancor prima, si trovava nei pressi della villa comunale di Limbadi quando è stato affiancato dalla Fiat Panda di colore bianco condotta da Francesco Olivieri, di cui Calogero disconosceva le generalità. Il 31enne di Nicotera ha chiesto quindi a Rocco Calogero di accompagnarlo al bar in quanto doveva incontrare Vincenzo Timpano. E’ stato così Calogero ad entrare nel bar per avvertire Timpano che un ragazzo all’esterno del bar voleva incontrarlo. Il tempo di riferire tutto ciò ed ecco i primi colpi d’arma da fuoco, motivo per il quale Rocco Calogero si è rifugiato nel cortile alle spalle del bar così come Pantaleone Timpano, il fratello Vincenzo Timpano, Pantaleone D’Agostino e l’avvocato Francesco Di Mundo, tutti sino a quel momento impegnati a giocare a carte nella saletta del bar. 

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