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Il procuratore facente funzioni, Filomena Aliberti, ed il pm Concettina Iannazzo, unitamente al maggiore dei carabinieri Valerio Palmieri, fanno il punto sui gravi fatti di sangue

Cronaca

Qualcuno ha aiutato  Francesco Olivieri a darsi alla macchia? Magari anche a bruciare la Fiat Panda presa a noleggio per consumare il suo folle progetto omicida? Come ha fatto, Olivieri, a raggiungere da Spilinga - dove è stata ritrovata l’auto bruciata - la casa circondariale di Vibo Valentia, dove si è costituito? Sono solo alcune delle domande alle quali cercano di dare risposte la Procura di Vibo Valentia e i carabinieri del Nucleo investigativo provinciale, le cui indagini vanno avanti dopo la decisione del gip che ha convalidato il fermo e disposto il carcere per l’autore della mattanza di venerdì scorso. Negli uffici del Comando provinciale dell’Arma, il procuratore facente funzioni Filomena Aliberti e il pm titolare del fascicolo Concettina Iannazzo, assieme al maggiore Valerio Palmieri, hanno tenuto un incontro per fare il punto sulla situazione e porre alcuni punti fermi in relazione ai cruenti fatti di sangue balzati all’attenzione della cronaca nazionale. Le indagini, hanno riferito gli inquirenti rispondendo ai giornalisti, si concentrano però anche per chiarire i contorni degli omicidi, consumati tra il 95’ e il 97, di Ignazio Gaglianò, figlio di Giuseppina Mollese, e Mario Olivieri, fratello di Francesco Olivieri, ai quali il killer reo confesso di Nicotera ha fatto preciso riferimento nel corso dell’interrogatorio davanti al gip provando a spiegare il movente della sua azione.