Operaio morto sul lavoro a Maierato: Pippo Callipo rinviato a giudizio

Il gup del Tribunale di Vibo proscioglie invece Moreno Ceravolo. L’incidente è avvenuto il 3 dicembre 2015 in un locale della “Giacinto Callipo Conserve Alimentari spa”

Il gup del Tribunale di Vibo proscioglie invece Moreno Ceravolo. L’incidente è avvenuto il 3 dicembre 2015 in un locale della “Giacinto Callipo Conserve Alimentari spa”

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Omicidio colposo. Questo il reato per il quale il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, ha rinviato a giudizio Pippo Callipo, 72 anni, di Pizzo Calabro, amministratore unico della società della “Giacinto Callipo Conserve Alimentari spa”. Non luogo a procedere, invece, per Moreno Ceravolo, 60 anni, pure lui di Pizzo. Il rinvio a giudizio nei confronti di Pippo Callipo è stato deciso dal giudice per la morte di  Antonio Gaglioti, l’operaio 49enne di Pizzo Calabro deceduto all’ospedale “Pugliese” di Catanzaro dopo dieci giorni di coma a causa di un incidente sul lavoro avvenuto il 3 dicembre 2015 in un locale della “Giacinto Callipo Conserve Alimentari spa”, azienda specializzata nella lavorazione del tonno sita nel territorio comunale di Maierato. Il 6 dicembre scorso per le medesime accuse ha invece patteggiato una condanna a 10 mesi (pena sospesa e non menzione) Pietro Ieracitano, 58 anni, nativo di Pizzo e residente a Filadelfia – responsabile del servizio prevenzione e sicurezza dell’azienda Callipo (sentenza passata in giudicato, cioè divenuta definitiva, il 29 dicembre 2017). Sempre in tale data, il gup aveva pronunciato un’ordinanza istruttoria per Moreno Ceravolo, al fine di accertare se rivestisse formalmente o di fatto le funzioni di preposto alla sicurezza nell’azienda Callipo. All’esito del completamento delle indagini, è quindi oggi arrivato il “non luogo a procedere” per Moreno Ceravolo, così come richiesto dall’avvocato Sandro D’Agostino. Per Pippo Callipo, invece, difeso dall’avvocato Marcello Colloca, il giudice ha deciso per il rinvio a giudizio. L’accusa (pm Concettina Iannazzo che ha coordinato le indagini, mentre oggi in aula era presente il pm Corrado Caputo) contesta “negligenza, imprudenza e imperizia, nonché inosservanza della specifica normativa antinfortunistica” nel reato di omicidio colposo che ha poi portato alla morte dell’operaio di Antonino Gaglioti, deceduto mentre stava sostituendo i vetri sopra il capannone dello stabilimento dell’azienda Callipo, precipitando da un’altezza di circa cinque metri (in assenza, secondo i carabinieri e la Procura, delle cinture di sicurezza e di adeguati sistemi di protezione), riportando molteplici e gravissime lesioni. Per Callipo anche la contestazione (ricompresa nell’ipotesi di reato di omicidio colposo) di non aver fornito a Gaglioti “i necessari ed idonei dispositivi di protezione individuali”. Il processo si aprirà il 20 settembre prossimo dinanzi al Tribunale monocratico di Vibo Valentia.

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