Favori all’imprenditore Cavalleri? Arrestato ex direttore carcere di Bergamo

Il costruttore, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare del gip del Tribunale di Vibo nell’ambito dell’inchiesta sui lavori autostradali, avrebbe beneficiato di false attestazioni

Il costruttore, raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare del gip del Tribunale di Vibo nell’ambito dell’inchiesta sui lavori autostradali, avrebbe beneficiato di false attestazioni

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La misura cautelare a carico di Antonino Porcino, di Reggio Calabria, ma da anni a Bergamo, 65 anni, è scattata nonostante il direttore del carcere di via Gleno (che ha coordinato per 33 anni), fosse in pensione dal primo giugno. La sua carriera era iniziata da vice direttore a Novara nel 1979. L’inchiesta della Procura di Bergamo è partita nell’aprile del 2017 quando agli inquirenti è arrivata la notizia che l’imprenditore Gregorio Cavalleri, 67 anni, noto costruttore di Dalmine, non si trovava in carcere, ma è all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ricoverato in regime di detenzione. Cavalleri doveva essere in carcere per via dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, per truffa aggravata ai danni dello Stato nell’ambito dell’inchiesta sui lavori di riqualificazione dell’autostrada A2 Salerno-Reggio nel tratto ricompreso fra gli svoncoli di Serre e Rosarno. La Procura di Bergamo ha così iniziato ad indagare con la Guardia di finanza e con i carabinieri di Clusone. È emerso che Cavalleri si trovava in ospedale grazie a certificati medici, rilasciati in carcere, che attestavano un grave shock emotivo: uno stato psicofisico in realtà inesistente secondo gli inquirenti. Ma gli accertamenti dei carabinieri e della finanza sono poi proseguiti in più direzioni, concentrandosi sulla gestione della casa circondariale di via Gleno, su alcune condotte dell’ex direttore Antonino Porcino, sul direttore sanitario Francesco Bertè, su un commissario della polizia penitenziaria e due imprenditori: cinque persone, tutte agli arresti domiciliari. Gli indagati sono in totale 27. Durante le indagini sarebbe anche emerso che personale della polizia penitenziaria e materiali di proprietà del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, quindi del carcere, sarebbero stati “distratti” per lavori di ristrutturazione nell’appartamento privato di Antonino Porcino. E l’ex direttore avrebbe anche utilizzato per altre esigenze private, gli automezzi e il personale penitenziario. Oltre a usufruire, anche lui, di false attestazioni sanitarie per ottenere benefici economici al momento della pensione. In via Gleno non sarebbero inoltre mancate assunzioni di tipo clientelare. Altre false attestazioni sarebbero emerse per detenuti all’interno del carcere, non solo quindi per Gregorio Cavalleri. E nell’ambito delle indagini è anche emersa una connessione sospetta con la casa circondariale di Monza. In particolare, risulta contestata la corruzione per la stipula di un contratto di fornitura, in esclusiva, di distributori automatici di bevande e sigarette nel carcere brianzolo.

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