giovedì,Luglio 29 2021

Vibo Marina, quel pontile mai costruito a causa di «autentiche prepotenze e angherie»

Esposto-denuncia alle autorità da parte dei soci dell’associazione “Dall’Alba al Tramonto”. Tra i destinatari la Procura di Vibo e la Distrettuale Antimafia di Catanzaro: «Si ponga un argine alle prevaricazioni perpetrate da soggetti che disattendono l’ordine dell’autorità portuale». Intanto si muove la Prefettura

Vibo Marina, quel pontile mai costruito a causa di «autentiche prepotenze e angherie»
Veduta parziale del porto: domani terzo appuntamento con "Ti porto un libro"
Il Tribunale di Vibo, sede della Procura

È davvero lungo l’elenco di autorità a cui si sono rivolti nel tentativo di mettere fine a ciò che bollano come delle «autentiche prepotenze». Un esposto-denuncia è stato inoltrato alla Procura e alla Prefettura di Vibo, alla Distrettuale Antimafia di Catanzaro, alla Capitaneria di Porto di Vibo Marina e alla Direzione marittima della Capitaneria di Reggio Calabria, da parte dei soci della  dell’associazione “Dall’alba al Tramonto” con sede legale a Vibo Marina, per  il tramite del rappresentante pro tempore Gianni Davolo. Il fine è, dunque, quello «di porre un argine alle angherie e alle prevaricazioni in danno dell’associazione perpetrate da soggetti che illecitamente, disattendendo l’ordine dell’autorità portuale impediscono la realizzazione di un pontile già da tempo assentito ed autorizzato da tutti gli uffici competenti». [Continua in basso]

La Capitaneria di Porto di Vibo Marina

Dopo avere ricordato che «l’associazione, come da statuto, è deputata ad esercitare una o più attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale», nonché «a collaborare con altri circoli nautici, con le istituzioni, Comune e Capitaneria di Porto in primis», i soci del sodalizio spiegano che «l’associazione ha presentato una istanza per l’ottenimento di una concessione demaniale marittima, volta alla realizzazione di un pontile destinato alle unità da diporto e ad alle unità di appoggio ai pescherecci con porto base in Vibo Marina. Dopo attenta e puntuale istruttoria, svoltasi in concerto con tutte le autorità competenti, in data 11 agosto del 2020, è stata rilasciata la concessione demaniale marittima numero 8/2020, mai ritualmente contestata e/o opposta».

Sicché, l’associazione, il 2 dicembre del 2020 e il 2 gennaio del 2021 ha inoltrato comunicazioni finalizzate all’esecuzione dei lavori «per la costruzione del pontile già oggetto di concessione. Il successivo 5 febbraio del 2021, la Capitaneria di porto ha emesso l’ordinanza numero 1/2021 con la quale ha reso noto che dal giorno 16 al 19 febbraio la porzione dello specchio acqueo portuale di Vibo Marina, meglio delimitato dai punti di coordinate in detta ordinanza specificate, sarebbe stato interessato dai lavori di messa in opera di un pontile galleggiante con l’ausilio di un pontone, di un rimorchiatore e  – si legge sempre nel documento – di operatori subacquei, per cui si ordinava: “che a partire dal giorno 9 febbraio 2021, nell’area che sarà interessata dai lavori… sono vietati l’ormeggio e l’ancoraggio di unità navale di qualsiasi tipo”. Ed ancora: “dal giorno 16 febbraio 2021 al 19 febbraio nell’area interessata dalle operazioni sono vietate navigazioni, soste, ormeggio e ancoraggio con qualunque unità navale e ogni ulteriore attività diversa dalle operazioni necessarie alla realizzazione del pontile…”». [Continua in basso]

E qui cominciano i problemi: «L’area interdetta – annotano dall’associazione – è stata abusivamente “impegnata” con l’ormeggio di 3/4 unità di pesca che non venivano rimosse, evidentemente in modo pretestuoso, impedendo così l’esecuzione dei programmati lavori.  Così, il 19 febbraio è stata emessa altra ordinanza, la numero 2/2021, con la quale si ribadiva il contenuto della precedente, imponendo, nello specchio d’acqua individuato e fino al termine dei lavori di compiuta posa in opera del pontile galleggiante concesso all’associazione, “il divieto di navigazione, sosta, ormeggio e ancoraggio con qualunque unità navale e ogni ulteriore attività diversa dalle operazioni necessarie alla realizzazione del pontile”».

Insomma, «nonostante i superiori ordini, ad oggi l’associazione non ha potuto eseguire i lavori autorizzati perché l’area di interesse risulta essere occupata dalla presenza di quattro unità di pesca». All’evidenza, quindi, «del perdurante ingiustificato ed ingiustificabile atteggiamento prevaricatore, peraltro mal celato da alcuni dei soggetti titolari di dette unità», dal sodalizio hanno cercato «di trovare una soluzione bonaria assecondando anche i consigli dell’autorità portuale». Tant’è che ad un certo punto sembrava che «gli armatori delle imbarcazioni ormeggiate a corpo morto avessero rivisto la loro posizione. Tanto aveva indotto – viene ricordato sempre dagli interessati nel testo dell’esposto-denuncia – l’associazione, su conforto della locale Capitaneria, di comunicare l’inizio dei lavori che prevedevano, come primo step, l’affondamento dei massi di ancoraggio. Le operazioni sarebbero dovute iniziare venerdì ultimo scorso, visto che la ditta appaltatrice aveva caricato su un pontone i massi da depositare sul fondo. Per la sicurezza del cantiere si era provveduto ad installare il giorno prima un sistema di video-sorveglianza che riprendesse la zona e l’area di cantiere». [Continua in basso]

Tuttavia, la mattina di venerdì il pontone «non ha potuto compiere le attività programmate in quanto un peschereccio, in precedenza ormeggiato al molo, immotivatamente, era stato riposizionato a “corpo morto” nell’area destinata alla realizzazione del pontile in modo tale da impedire le manovre del pontone di scarico». Ma vi è di più: «Le telecamere di video sorveglianza erano state rubate da ignoti notte tempo. Tali circostanze hanno quindi allarmato il titolare del pontone che di fatto, impedito di svolgere l’attività programmate, ha diffidato la stessa che risolverà il contratto in danno. Questa, paradossale ed insostenibile, situazione ha determinato in tutti i soci grave disagio e prostrazione».
Rivolgendosi dunque direttamente alle autorità destinatarie dell’esposto, i soci del sodalizio chiedono «di verificare e valutare la situazione e se del caso intervenire per ripristinare, anche in questa realtà, i basilari pilastri della legalità che, comunque, ed in ogni caso vanno garantiti in aderenza alle più elementari regole della convivenza civile nell’ambito di un sistema di diritto quale il nostro». I firmatari del documento, infine, non mancano di definire questa vicenda «emblematica di quel malcostume che tanto male adduce alla collettività onesta, la maggioranza, secondo la quale la prepotenza, la prevaricazione il soffocamento delle idee e della “voce” vincono sempre e comunque. Noi crediamo nelle istituzioni, non abbiamo paura di dare voce alle idee buone e sane, quindi confidiamo in un vostro autorevole e fermo intervento per dimostrare che i prepotenti non vinceranno più. La gente onesta – questa la conclusione dell’esposto-denuncia – attende ed ha atteso con pazienza e fiducia».

Roberta Lulli, prefetto di Vibo Valentia

Va detto, in chiusura, che intanto la Prefettura di Vibo Valentia nel fine settimana ha risposto ai soci dell’associazione. In particolare, il prefetto Roberta Lulli ha fatto sapere che «eventuali esigenze di vigilanza valutate dallo scrivente ufficio, unitamente alle forze di polizia, quando saranno avviate le attività di realizzazione della struttura».

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