Autobomba di Limbadi, reggono le accuse più gravi: in quattro restano in carcere (VIDEO)

Il gip non ha convalidato il fermo a carico dei Di Grillo-Mancuso disponendo comunque la detenzione. Due indagati ritornano invece in totale libertà. Regge la contestazione dell’omicidio di Matteo Vinci, i due tentati omicidi del padre Francesco e la detenzione di armi ed esplosivo

Il gip non ha convalidato il fermo a carico dei Di Grillo-Mancuso disponendo comunque la detenzione. Due indagati ritornano invece in totale libertà. Regge la contestazione dell’omicidio di Matteo Vinci, i due tentati omicidi del padre Francesco e la detenzione di armi ed esplosivo

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Quattro in carcere e due in libertà. Questa la decisione del gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, in relazione all’inchiesta “Demetra” della Dda di Catanzaro sui Mancuso-Di Grillo ritenuti responsabili dell’autobomba che il 9 aprile scorso ha ucciso a Limbadi Matteo Vinci e gravemente ferito il padre Francesco. Agli arrestati venivano contestati anche reati legati alla detenzione illegale di armi oltre ad un tentato omicidio ai danni del solo Francesco Vinci avvenuto nell’ottobre del 2017. Il fermo non è stato convalidato dal gip – e contestualmente non è stata emessa alcuna misura – nei confronti di: Salvatore Mancuso, 46 anni, di Limbadi (difeso dall’avvocato Giovanni Marafioti), e Rosina Di Grillo, 38 anni, anche lei di Limbadi (difesa dall’avvocato Francesco Schimio). Ai due, per i quali non è stata ravvisata la gravità indiziaria) veniva contestata l’accusa di concorso in estorsione aggravata dalle modalità mafiose in relazione ai terreni di proprietà dei Vinci. Restano invece in carcere: Rosaria Mancuso, 63 anni, il marito Domenico Di Grillo, 71 anni, Lucia Di Grillo, 29 anni  (figlia di Rosaria Mancuso) ed il marito Vito Barbara, 28 anni, tutti di Limbadi (tutti assistiti dall’avvocato Giuseppe Di Renzo). Nei loro confronti il fermo non è stato convalidato (per mancanza del pericolo di fuga) ed è stata emessa la misura cautelare in carcere per l’omicidio aggravato di Matteo Vinci, il ferimento nella stessa occasione di Francesco Vinci, il tentato omicidio del solo Francesco Vinci (pestato brutalmente nell’ottobre 2017) e la detenzione di diverse armi da fuoco. Il gip ha infine dichiarato la propria incompetenza funzionale trasmettendo gli atti al pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, affinchè provveda a reiterare la richiesta di misura cautelare al competente gip distrettuale. Il gip nel suo provvedimento parla di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza con le quattro persone che restano in carcere descritte come prive di capacità raziocinanti, disprezzanti delle più elementari norme di civile convivenza, dotate di inaudita spietatezza, disumanità, crudeltà d’animo, una non comune capacità pianificatoria e strategica, oltre che un’ostinata ed inflessibile determinazione nel portare a termine i loro progetti di morte ed accaparramento dei terreni dei Vinci. Per il gip è concreto ed attuale il pericolo di reiterazione dei reati se lasciati gli indagati in libertà. Il giudice sottolinea che ci si trova dinanzi a “personalità efferate, che possono contare su un collaudato e tentacolare sistema di fide collaborazioni, familiari e territoriali con cui continuare pervicacemente a completare i propositi delittuosi ed anche vendicativi”. 

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