Decesso di Santina Cortese a Vibo, in aula il medico legale

Giustizia “lumaca”: il processo per la morte della 45enne di Vibo Marina rinviato a febbraio 2019. Omicidio colposo il reato contestato a tre medici

Giustizia “lumaca”: il processo per la morte della 45enne di Vibo Marina rinviato a febbraio 2019. Omicidio colposo il reato contestato a tre medici

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E’ stata la volta dell’escussione in aula del medico legale, Mario Privitera nel processo dinanzi al Tribunale monocratico per il decesso di Santina Cortese, la donna 45enne di Vibo Marina (in foto) morta l’8 gennaio 2015 a seguito di una polmonite acuta bilaterale e un edema polmonare acuto non tempestivamente diagnosticati e contrastati – secondo l’accusa –  con adeguate terapie. Sotto processo con l’accusa di concorso in omicidio colposo si trovano tre medici: Pantaleone Fiamingo, 55 anni di Vibo Valentia; Antonia Catagnoti, 52 anni, di Vibo Valentia; Gianfranco Spanarello, 68 anni, di Vibo Marina. Il dottore Mario Privitera, che ha eseguito l’autopsia su Santina Cortese, rispondendo alle domande del pm si è soffermato sulle cause del decesso per come emerse dall’esame medico-legale e sull’edema polmonare che ha portato alla morte la donna l’8 gennaio del 2015. Il processo è stato quindi ieri rinviato al 21 febbraio 2019 quando a presiedere il Tribunale monocratico sarà un nuovo giudice togato in quanto Marina Russo da settembre svolgerà le funzioni di gip/gup del Tribunale di Vibo Valentia, atteso il trasferimento ad altra sede dell’attuale gip Graziamaria Monaco. Secondo l’impalcatura accusatoria e le indagini del pm Concettina Iannazzo, il dottore Pantaleone Fiamingo (difeso dall’avvocato Giuseppe Pugliese) quale medico in servizio alla Guardia medica e Gianfranco Spanarello (assistito dall’avvocato Giuseppe Di Renzo), quale medico di famiglia, avrebbero prescritto, rispettivamente in data 4 e 7 gennaio 2015, una terapia antibiotica alla donna poi deceduta, “senza aver eseguito alcuna visita clinica completa della paziente”, mentre Antonia Catagnoti (difesa dall’avvocato Giuseppe Altieri) quale medico in servizio alla Guardia medica, avrebbe “sottoposto a visita clinica Santina Cortese senza rilevare la grave sintomatologia già presente nell’apparato respiratorio” della paziente. L’accusa di concorso in omicidio colposo fa riferimento all’ipotizzata “negligenza, imprudenza e imperizia, nonchè inosservanza delle buone regole di assistenza sanitaria, scostandosi dalle linee guida previste dai protocolli del settore e dalla buona prassi, omettendo di rilevare tempestivamente la diagnosi di polmonite acuta bilaterale ed edema polmonare acuto, patologia dalla quale risulterà affetta Santina Cortese”. Sarebbe stata così sottovalutata la sintomatologia che la paziente presentava, cagionando la morte della donna che è deceduta a Vibo l’8 gennaio 2015 a seguito della polmonite acuta bilaterale e dell’edema polmonare acuto non tempestivamente diagnosticati e contrastati con adeguate terapie. Parti offese sono state individuate dal pm in Mario Misasi, marito della donna deceduta, ed in Teresa Vacirca, madre di Santina Cortese, assistiti dagli avvocati Giovanni Marafioti e Giuseppe Stuppia. 

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