Carattere

Operazione dei carabinieri di Reggio nei confronti di appartenenti e contigui alle cosche Cacciola e Grasso. Il titolare di un’impresa di fuochi d’artificio riforniva il clan di “esplosivo così potente da far tremare il paese”

Cronaca

I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura reggina - Dda, diretta da Giovanni Bombardieri, nei confronti di 31 persone appartenenti o contigui alle cosche Cacciola e Grasso, radicate nella Piana di Gioia Tauro e riconducibili alla società di Rosarno del mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione, porto e detenzione di armi comuni e da guerra, produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, danneggiamento, minaccia, intestazione fittizia di beni, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Tra i fermati anche un vibonese, Domenico Ursetta, 39 anni, titolare di una ditta di fuochi d'artificio con sede a Vibo. 

L’indagine, denominata “Ares”, ha accertato che l’originaria compattezza della cosca si era affievolita già dopo la scomparsa di Domenico Cacciola, avvenuta nel 2013, ucciso, dai suoi sodali per lavare l’onta di una relazione extraconiugale intrattenuta con Francesca Bellocco, anche lei vittima di omicidio per mano del figlio, Francesco Barone, recentemente condannato per tale delitto. L’esplosione delle conflittualità è stata registrata lo scorso 16 settembre, quando un “commando” capeggiato da Gregorio Bellocco, 28 anni, figlio di Domenico, ha tentato di sequestrare, in pieno giorno ed in pieno centro a Rosarno, con il fine ultimo di condurlo in un luogo isolato e ucciderlo, Salvatore Consiglio. Quest’ultimo, considerato uno degli emergenti della ‘ndrina dei Grasso, tradizionale cosca satellite dei Cacciola, è riuscito a scampare al proprio destino solo reagendo prontamente al fuoco con una pistola illegalmente portata all’interno dell’autovettura. Dalla contestualizzazione dell’episodio e dalle immediate attività investigative avviate dal Gruppo di Gioia Tauro è emersa una precisa chiave di lettura delle dinamiche mafiose interne al gruppo Cacciola. L’indagine ha potuto acclarare che i componenti dei due gruppi in conflitto hanno iniziato a muoversi armati, pronti per sostenere un eventuale conflitto a fuoco, con armi detenute e trasportate attuando diversi escamotage, come quello di occultarle all’interno dei vani di allocazione degli airbag delle autovetture. 

Tra le risultanze dell’indagine è stato accertato che le famiglie Cacciola-Grasso abbiano utilizzato una impresa di fuochi d’artificio per confezionare gli ordigni esplosivi per l’attuazione del programma delittuoso e che hanno contribuito a rafforzare il potere delle due consorterie. Dalle conversazioni intercettate, infatti, risulta assolutamente evidente che i Cacciola-Grasso hanno commissionato proprio a Domenico Ursetta, 39 anni nato a Vibo Valentia e titolare della “E20 Spettacolo di Ursetta Domenico”, attività di spettacoli pirotecnici, con sede proprio a Vibo. Lo stesso avrebbe confezionato per conto del sodalizio criminale delle vere e proprie bombe - solitamente impiegate per danneggiamenti agli esercizi commerciali - fabbricate con una carica di esplosivo talmente elevata che Giovanni Grasso riferiva al suo interlocutore che “avevano fatto vibrare il paese”.

Sul versante del narcotraffico internazionale è stato documentato il trasferimento di un ingente quantitativo di stupefacente, circa 300 kg di cocaina con un elevatissimo grado di purezza (oltre il 95%), importati dai Cacciola-Grasso attraverso individuati emissari delle cosche sanlucote in Colombia nonché rapporti con le organizzazioni criminali della penisola iberica, da dove è stato possibile documentare il trasferimento di almeno 500 chili di hashish, provenienti dal Marocco, indirizzate alle “piazze di spaccio” del Nord Italia, specie quelle dell’hinterland milanese e delle provincie più piccole della Lombardia e del Piemonte, consentendo agli organizzatori rosarnesi di accreditarsi come grossisti puntuali ed affidabili, in cima alla catena distributiva dello stupefacente.

Ecco tutti i destinatari del provvedimento: Cacciola Francesco, nato a Rosarno il 08.10.1968; Cacciola Giovanni Battista, nato a Rosarno il 31.8.1964; Cacciola Gregorio, nato a Rosarno il 07.05.1980; Cacciola Gregorio, nato a Rosarno il 28.09.1951; Cacciola Salvatore, nato a Rosarno il 12.04.1982; Cacciola Salvatore, nato a Rosarno il 25.5.1958; Cacciola Vincenzo, nato a Rosarno il 25.10.1977; Chimbru Serhiy, nato in Ucraina il 23.03.1979; Ciurleo Simone, nato a Polistena il 21.09.1987; Consiglio Salvatore, nato a Taurianova il 25.06.1980; Fantasia Gianluca, nato a Cosenza il 13.09.1975; Giampaolo Domenico, nato a San Luca il 18.05.1960; Giampaolo Giuseppe, nato a Locri l’8.10.1992; Grasso Domenico, nato a Rosarno (RC) in data 09.08.1956; Grasso Giovanni, nato a Gioia Tauro il 08.06.1992; Grasso Rocco, nato a Gioia Tauro il 21.01.1979; Grasso Rosario, nato a Cinquefrondi il 25.12.1988; Ieni Dario Giuseppe Antonio, nato a Catania (CT) il 20.03.1992; Ieni Francesco, nato a Catania (CT) il 25.02.1982; Maduli Giuseppe, nato a Polistena il 28.03.1989; Nardelli Giuseppe, nato a Rosarno il 04.01.1971; Nasso Giuseppe, nato a Taurianova il 19.11.1979; Nullo Fabio, nato a Rosarno il 06.05.1973; Petulla’ Michele, nato a Cinquefrondi il 13.05.1989; Pulvirenti Cristian Angelo, nato a Catania (CT) il 08.02.1980; Quaranta Giuseppe, nato a Cinquefrondi il 30.06.1982; Raso Giuseppe, nato a Polistena l’1.08.1990; Sorbara Giuseppe, nato a Taurianova il 02.08.1974; Suriano Giuseppe, nato a Cosenza il 31.03.1977; Ursetta Domenico, nato a Vibo Valentia il 15.01.1979; Zungri Vincenzo, nato a Rosarno il 23.02.1959. 

Le attività economiche in sequestro: alla luce delle complessive risultanze investigative è stato disposto il sequestro preventivo delle attività economiche riconducibili alle cosche indagate: un fondo agricolo - messo a disposizione dei Cacciola-Grasso per occultare le armi della consorteria e un'autovettura sistematicamente impiegata per il trasporto delle armi, per un valore stimato di circa 5 milioni di euro. Di seguito l’elenco delle attività commerciali sottoposte a sequestro: “Royal Bar di Petullà Kevin”, esercizio pubblico in Rosarno; “Valentiniano Francesco”, attività di lavaggio auto e commercio di accessori per auto, con sede in Rosarno; “Nuove creazioni di Grasso Marilena”, attività di commercio al dettaglio di abbigliamento, in Rosarno; “Freedom Store di Borgese Caterina”, attività di commercio al dettaglio di abbigliamento, in Rosarno; “E20 di Spettacolo di Ursetta Domenico”, attività di spettacoli pirotecnici, con sede in Vibo Valentia.

All’esito delle perquisizioni sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro complessivamente: 1 fucile a canne mozze cal. 12; 1 fucile mitragliatore AK47; 1 mitragliatrice cal. 9 marca Uzi; 1 pistola cal. 9; munizionamento vario tipo e calibro e caricatori; 8 kg di marijuana e 3 kg di hashish; denaro contante per circa 900.000 euro

Seguici su Facebook