Le mani della ‘ndrangheta sui parchi eolici del Vibonese: arrestati i boss Mancuso e Anello

Nei guai anche gli imprenditori Giuseppe Evalto e Romeo Ielapi. Sequestrate società a Filadelfia e Vibo Valentia. Domiciliari per titolare istituto di vigilanza di Vibo. In manette anche un sindaco

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È in corso dalle prime ore di questa mattina, in varie località del territorio nazionale, una vasta operazione dell’Arma dei Carabinieri di Reggio Calabria, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare nei confronti di 13 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, illecita concorrenza con violenza o minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo o delle finalità mafiose, e induzione indebita a dare o promettere utilità.
Le attività investigative, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, hanno permesso di accertare la sistematica infiltrazione delle cosche calabresi nei lavori necessari alla realizzazione dei parchi eolici nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Nel corso delle indagini sono stati documentati numerosi episodi estorsivi ai danni delle aziende committenti, perfezionati grazie all’apporto di imprese colluse con le compagini mafiose egemoni sulle aree in cui sono state realizzate le opere. Coinvolti per il Vibonese soggetti ritenuti legati ai clan Mancuso di Limbadi ed Anello di Filadelfia. L’inchiesta rischia presto di coinvolgere anche la Dda di Catanzaro. Alcuni atti dei reati commessi fuori dalla provincia di Reggio, infatti, sono stati trasmessi per competenza territoriale alla Dda di Catanzaro ed al procuratore Nicola Gratteri. Gli arrestati del Vibonese (carcere) sono: Giuseppe Evalto, 55 anni, nativo di Spilinga, residente a Pizzo Calabrio; Rocco Anello, 57 anni, boss di Filadelfia; Pantaleone Mancuso, 57 anni, di Limbadi, alias “Scarpuni” residente a Nicotera Marina ed attualmente già detenuto; Romeo Ielapi, 46 anni, di Filadelfia. Arresti domiciliari per: Domenico D’Agostino, 60 anni, nativo di Mileto, ma residente a Vibo, titolare dell’istituto di vigilanza “Hipponion Global Security Service”, istituto che sarebbe stato imposto nel parco eolico di Piani di Lapa e Sant’Antonio, nel Reggino, ed esattamente fra Montebello e Bagaladi nel 2012. Le attività investigative, prevalentemente di natura tecnica, hanno permesso di documentare l’invasivo condizionamento esercitato dalle cosche – in particolare i Paviglianiti di San Lorenzo e Bagaladi, nel Reggino, i Mancuso di Limbadi, i Trapasso di Cutro e gli Anello di Filadelfia attraverso una serie di spregiudicate attività illecite, di natura prevalentemente estorsiva, perseguite in ogni fase della realizzazione dei parchi eolici. Dagli approfondimenti svolti dai carabinieri è emerso il ruolo ricoperto da Giuseppe Evalto, imprenditore di Pizzo Calabro, del settore trasporti e ritenuto vicino ai Mancuso di Limbadi: in quanto contemporaneamente imprenditore e collettore degli interessi delle consorterie, rappresenta per l’accusa una figura “cerniera” in grado di relazionarsi con le due realtà – quella criminale e quella imprenditoriale – riuscendo ad imporre alle società impegnate nella realizzazione dei parchi eolici l’affidamento, a favore di ditte colluse o compiacenti, dei lavori  collegati alla realizzazione delle opere. Le indagini hanno fatto luce su numerosi episodi estorsivi, sia in danno delle società multinazionali impegnate nella realizzazione dei parchi (Gamesa, Vestas, Nordex), che sottostavano all’imposizione del pagamento del “pizzo” liquidando alle ditte segnalate da Giuseppe Evalto compensi per prestazioni sovrafatturate o mai eseguite, sia in danno delle imprese appaltatrici non colluse, costrette a corrispondere alle cosche una percentuale sull’importo delle opere da eseguire e, talvolta, anche a garantire l’esecuzione di lavori commissionati alle ditte mafiose, alle quali le imprese appaltanti versavano il corrispettivo economico. Gli impianti su cui si sono focalizzate le attenzioni degli investigatori sono quelli di Piani di Lopa-Campi di Sant’Antonio, nella provincia di Reggio Calabria, il parco eolico di Amaroni, nella provincia di Catanzaro, il parco eolico di San Biagio e quello di Cutro, nella provincia di Crotone. Con riferimento al territorio della provincia reggina dalla quale sono state avviate le indagini, gli imprenditori interessati dovevano interfacciarsi con Antonino Paviglianiti, elemento di spicco dell’omonima cosca, egemone nei comuni di San Lorenzo e Bagaladi, mentre i parchi eolici catanzaresi e crotonesi ricadevano nella sfera di influenza di altre due famiglie, quella dei Mancuso di Limbadi e quella dei Trapasso di Cutro. Infine, riguardo agli insediamenti delle alte serre calabresi, gli “interlocutori” erano rappresentati dagli Anello di Filadelfia. Nel gestire l’affare eolico, i sodalizi di ‘ndrangheta coinvolti, ancorché appartenenti a diversi contesti territoriali, si sono dimostrati tra loro fortemente coesi ed in grado di instaurare una proficua collaborazione in nome del comune profitto generato dal business delle energie alternative. Tra i destinatari dell’ordinanza cautelare  anche un amministratore pubblico, sindaco di Cortale (Cz) tuttora in carica, Francesco Scalfaro, che a fronte del suo benestare alla realizzazione di alcuni interventi stradali nel territorio del Comune, aveva preteso l’assunzione di operai da lui indicati: il mancato esaudimento della richiesta aveva determinato la provvisoria chiusura di un nevralgico tratto di strada, causando, in tal modo, onerosi ritardi al cronoprogramma dei lavori. Alla luce delle complessive risultanze investigative, insieme alle misure cautelari personali è stato eseguito il sequestro preventivo delle seguenti societàcon relativi patrimoni aziendali, quote sociali e conti correnti – riconducibili agli odierni indagati: AUTOTRASPORTI F.E. S.R.L. con sede a Pizzo; LA MOLISANA TRASPORTI s.r.l., con sede a Guardiaregia (CB); PAVIGLIANITI S.r.l. con sede a Reggio Calabria; DITTA IELAPI Romeo, con sede in Filadelfia; HIPPONION GLOBAL SECURITY SERVICE, con sede a Vibo Valentia; Hotel “ULISSE RISTORANTE NAUSICAA DAL 1972”, sito in Maida (CZ). In foto: Giuseppe Evalto, Rocco Anello e Pantaleone Mancuso

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