Carattere

Da Filadelfia a Maida, da Amaroni a Cortale sino a Bagaladi e Cutro, mazzette ed imposizioni mafiose. Nei guai pure il titolare di un istituto di vigilanza di Vibo

Cronaca

Ha un’appendice tutta vibonese l’operazione “Via col vento” della Dda di Reggio Calabria che ha portato il gip distrettuale a firmare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed ai domiciliari, sequestrando anche diverse società. I reati di estorsione, rapina e illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravati dalle modalità mafiose, vengono contestati all’imprenditore di Pizzo Giuseppe Evalto, 55 anni, al boss di Filadelfia Rocco Anello, 57 anni, al boss di Limbadi e Nicotera Pantaleone Mancuso (“Scarpuni”), 57 anni, all’imprenditore di Filadelfia Romeo Ielapi, 46 anni, ad Antonio Di Palma, 49 anni, Riccardo Di Palma, 46 anni, di San Lupo (Bn) e Mario Scognamiglio, 41 anni, di Napoli. In concorso fra loro, gli indagati avrebbero posto in essere atti di illecita concorrenza volti al controllo o comunque al condizionamento del settore di mercato relativo alle opere civili costringendo il site manager della Nordex Italia presso il parco di Amaroni e il project manager della stessa Nordex ad escludere altre ditte e ad affidare alla ditta individuale Ielapi Romeo - di cui è intestatario Romeo Ielapi ma proprietario di fatto, secondo gli inquirenti, il boss Rocco Anello - i "lavori temporanei di allargamento dei tratti della strada provinciale numero 92 (cd. bypass di Cortale) minacciandoli altresì che, in caso contrario, l'iter burocratico avrebbe subito notevoli ritardi e che vi sarebbero stati problemi per la sicurezza del cantiere. I fatti al centro delle contestazioni si sarebbero verificati nel territorio comunale di Amaroni, in data anteriore e prossima al 22 giugno 2012. Agli stessi indagati vengono poi contestati i reati di estorsione e rapina aggravati dalle modalità mafiose in quanto avrebbero costretto i titolari delle imprese a corrispondere al boss Rocco Anello una somma di denaro, ottenuta attraverso - secondo l’accusa - la società di trasporti “La Molisana” di proprietà dei fratelli Di Palma ed in cui lavora Scognamiglio e la ditta di Romeo Ielapi. In particolare, sovrafatturando tramite la ditta Ielapi Romeo e la Molisana Trasporti le opere effettivamente eseguite per la realizzazione del bypass di Cortale, avrebbero costretto nel giugno del 2012 la ditta Nordex a corrispondere 200 mila euro (di cui 65 mila euro per lavori effettivamente eseguiti e 135mila euro a titolo di extracosti per la sicurezza del cantiere, la c.d. "tassa ambientale" ovvero una tangente). L’altro indagato vibonese, Domenico D’Agostino, 60 anni, nativo di Mileto, residente a Vibo Valentia e titolare dell’istituto di vigilanza “Hipponion Global Security Service", è invece finito agli arresti domiciliari. E’ accusato insieme ad Antonino Paviglianiti, ritenuto elemento dell’omonimo clan di San Lorenzo e Bagaladi, ed a Giuseppe Evalto, imprenditore originario di Spilinga ma residente a Pizzo Calabro, di concorso in estorsione, rapina e illecita concorrenza con violenza o minaccia. Reati aggravati dalle modalità mafiose. In particolare, Domenico D’Agostino sarebbe stato l’istigatore morale ed il beneficiario dell’affidamento della vigilanza armata nel Parco eolico di Piani di Lapa e Sant’Antonio “con orari e modalità non necessari”. Tale vigilanza sarebbe stata ottenuta - ad avviso della Dda di Reggio Calabria - dall’istituto di vigilanza “Hipponion Global Security Service” di D’Agostino Domenico, con sede a Vibo Valentia, attraverso atti di illecita concorrenza e con la minaccia implicita derivante dal carisma criminale di Paviglianiti ed Evalto, quest’ultimo ritenuto legato al clan Mancuso di Limbadi. Tale imposizione della vigilanza armata si sarebbe verificata nel maggio del 2012 fra Motta San Giovanni, Bagaladi e Montebello. In relazione a tale parco eolico del Reggino, altre contestazioni di estorsione e danneggiamento vengono elevate nei confronti di Giuseppe Evalto in concorso con Antonino Paviglianiti, mentre con Rocco Anello, Romeo Ielapi e Francesco Gallella, lo stesso Evalto è accusato di aver imposto la vigilanza armata, affidata alla ditta “Pol Service” di Francesco Gallella, nel Parco eolico di Amaroni con orari e modalità non necessari. In altra occasione risalente al giugno del 2012, il boss Rocco Anello, Giuseppe Evalto, Romeo Ielapi e Giovanni Giardino, 46 anni, di Maida (finito agli arresti domiciliari) avrebbero costretto i titolari e gli operai delle ditte attive sul cantiere di Amaroni a soggiornare nell’hotel “Ulisse Ristorante Nausica” sito a Maida e di proprietà di Giovanni Giardino. Pantaleone Mancuso e Giuseppe Evalto, infine, avrebbero condizionato anche il mercato dell’eolico relativo alla costruzione del Parco eolico Vestas di Cutro in concorso con Giovanni Trapasso, ritenuto elemento di spicco dell’omonimo clan del Crotonese. In particolare il trasporto delle pale eoliche da Taranto a Cutro sarebbe stato affidato alla ditta di Evalto “utilizzando lo schermo giuridico del comodato gratuito al fine di aggirare i divieti contrattuali”. Non è la prima volta che inchieste della magistratura mettono in evidenza l'interesse del clan Anello di Filadelfia nei confronti dei Parchi eolici. Era già accaduto nel 2008 con l'inchiesta della Dda di Catanzaro denominata "Effetto Domino". La nuova inchiesta "Via col vento" della Dda di Reggio Calabria, vista la consumazione di alcune ipotesi di reato nel territorio Catanzarese e nel Crotonese, finirà per competenza territoriale alla Dda di Catanzaro. In tal senso il gip distrettuale di Reggio Calabria ha già dichiarato la propria incompetenza per territorio e trasmesso gli atti alla Dda di Catanzaro ed alla Procura di Lamezia Terme.  In foto: Romeo Ielapi, Pantaleone Mancuso, Rocco Anello, Giuseppe Evalto e Domenico D'Agostino

LEGGI ANCHE: Le mani della ‘ndrangheta sui parchi eolici del Vibonese: arrestati i boss Mancuso e Anello

Narcotraffico: inchiesta “Stammer 2”, 13 indagati optano per il rito abbreviato

 

In evidenza

Seguici su Facebook