Comune Tropea: Tar respinge la richiesta di Macrì di sospendere il commissariamento

Restano sciolti per infiltrazioni mafiose gli organi elettivi dell’ente. I giudici rigettano la domanda cautelare del coordinatore cittadino di FI. Prevalenti i motivi della proroga di sei mesi alla gestione commissariale

Restano sciolti per infiltrazioni mafiose gli organi elettivi dell’ente. I giudici rigettano la domanda cautelare del coordinatore cittadino di FI. Prevalenti i motivi della proroga di sei mesi alla gestione commissariale

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Resta commissariato per infiltrazioni mafiose il Comune di Tropea e resta valida la proroga di sei mesi al commissariamento degli organi elettivi dell’ente decisa il 20 marzo scorso dall’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti, al fine di proseguire e completare “le attività in corso per ottenere una maggiore qualità ed efficacia dell’azione amministrativa, essendo ancora concreto il rischio – così scriveva il titolare del Viminale – di illecite interferenze della criminalità organizzata”. La prima sezione del Tar del Lazio ha infatti respinto l’istanza cautelare di sospensione dell’efficacia della proroga del commissariamento presentata da Giovanni Macrì, già consigliere di minoranza del disciolto Consiglio comunale di Tropea ed attuale coordinatore cittadino di Forza Italia. Per i giudici amministrativi, che si sono espressi attraverso un’ordinanza, la domanda cautelare di Giovanni Macrì “è del tutto priva del prescritto pregiudizio di un danno grave e irreparabile, dovendosi ritenere prevalente – a fronte della urgenza genericamente prospettata nel gravame di dotare al più presto il Comune di Tropea di un governo politico – l’interesse pubblico sotteso alla proroga delle attività della gestione commissariale, funzionale al compimento degli interventi avviati per il risanamento dell’ente”. Il Tar del Lazio, inoltre, fa presente che l’eccezione di inammissibilità del ricorso di Giovanni Macrì per carenza di legittimazione a ricorrere, sollevata dalle amministrazioni resistenti (ovvero la Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Vibo) “presenta profili di positivo apprezzamento”, che verranno però esaminati nella fase di merito del ricorso. Si allontana, dunque, il ritorno alle urne a Tropea e la possibilità (almeno per ora) per Giovanni Macrì – rappresentato dinanzi al Tar dagli avvocati Giuseppe Rombolà e Marco De Seta – di potersi candidare alla carica di sindaco. Intenzione manifestata nel maggio scorso all’atto dell’annuncio alla stampa della presentazione del suo ricorso al Tar contro la proroga del commissariamento degli organi elettivi del Comune di Tropea, sciolti per per infiltrazioni mafiose. Giovanni Macrì (in foto) si era candidato a sindaco anche nelle amministrative del 2014, ma non era stato eletto primo cittadino, divenendo consigliere di minoranza sino allo scioglimento nell’agosto del 2016 degli organi elettivi dell’ente per infiltrazioni mafiose. Scioglimento divenuto definitivo con la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso degli ex amministratori.

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