Comune Tropea: scioglimento per mafia, chiesta incandidabilità per Rodolico e Bretti

Il Ministero dell’Interno ha chiesto al Tribunale di Vibo che i due ex amministratori saltino un turno elettorale per le prossime amministrative, provinciali e regionali

Il Ministero dell’Interno ha chiesto al Tribunale di Vibo che i due ex amministratori saltino un turno elettorale per le prossime amministrative, provinciali e regionali

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Incandidabili alle prime elezioni comunali, provinciali e regionali successive allo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi del Comune di Tropea. Questa la richiesta avanzata al Tribunale civile di Vibo Valentia dal Ministero dell’Interno nei confronti dell’ex sindaco di Tropea, Giuseppe Rodolico, e dell’ex assessore comunale Antonio Bretti. Il Ministero dell’Interno ritiene che i due ex amministratori con i loro comportamenti abbiano contribuito a determinare lo scioglimento degli organi elettivi dell’ente per infiltrazioni mafiose disposto con decreto del presidente della Repubblica nell’agosto scorso.

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La revoca delle deleghe all’assessore Antonio Bretti da parte del sindaco Giuseppe Rodolico era avvenuta per via della partecipazione di Francesco Zaccaro (noto alle forze dell’ordine, già sorvegliato speciale e genero del boss di Tropea Tonino La Rosa) all’evento pubblico del tuffo in mare organizzato dal Comune di Tropea per festeggiare l’arrivo del nuovo anno con tanto di intervista del Tgr di Rai Tre Calabria allo stesso Zaccaro in presenza dell’assessore Bretti.

Una vicenda per la quale il legale di Bretti, l’avvocato Domenico Sorace, ha dal canto suo spiegato che l’allora assessore viene coinvolto “limitatamente ad un episodio già ampiamente chiarito e che non ha avuto nessun riflesso in termini di irregolarità o sottomissione dell’autorità pubblica” alla criminalità organizzata.

All’allora sindaco Giuseppe Rodolico vengono invece contestate una serie di condotte ed alcuni atti inerenti l’affidamento di incarichi e la destinazione di fondi. In particolare, nel “mirino” del Viminale sono finiti i lavori di messa in sicurezza dopo l’alluvione del 20 giugno 2014 in località Gurnella, le opere di manutenzione della rete idrica e fognaria ed altri affidamenti diretti per lavori di “somma urgenza” a “ditte verosimilmente vicine al contesto criminale locale”, con un presunto ruolo dell’allora primo cittadino anche nella vicenda della Chalet dei fiori dove si sarebbe tentato di favorire un soggetto  già “intestatario di beni confiscati riconducibili alla consorteria dei Mancuso e della locale ‘ndrina dei La Rosa”.

La richiesta di incandidabilità verrà discussa dal Tribunale civile di Vibo Valentia nel prossimo mese di aprile.