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Dall’inchiesta della Mobile di Vibo e della Dda di Catanzaro emerge l’alta specializzazione del rampollo dei Mancuso nella coltivazione di cannabis con semi comprati on-line e droni per monitorare le piante. Gratteri: «Mai vista tanta competenza in 30 anni di carriera»   

Cronaca

«Sinora, tra quelli che la coltivano, tra gli specialisti della marijuana, ritengo sia la persona più competente in materia che abbia ascoltato nell’arco di 30 anni di carriera di magistrato». Si esprime così, il procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri, nel descrivere il profilo, da vero e proprio agronomo, di Emanuele Mancuso. E ruotava proprio attorno alla perizia e alle non comuni competenze del rampollo del casato di ‘ndrangheta di Limbadi, la complessa organizzazione dedita alla coltivazione e allo spaccio di marijuana, sgominata dalla Squadra mobile di Vibo Valentia con il coordinamento della Dda di Catanzaro, nella persona del sostituto procuratore Annamaria Frustaci. L’operazione “Giardini segreti” ha portato così all’esecuzione di 18 misure cautelari, 8 delle quali in carcere, 9 ai domiciliari e di un obbligo di dimora, per complessivi 39 indagati. Ventiseimila le piantine di marijuana sequestrate nell’arco di un’indagine portata avanti per tre anni dalla mobile di Vibo che, riscontrando analogie nelle tecniche di produzione e gestione delle piantagioni via via individuate, si è messa sulle tracce dei responsabili come se avesse a che fare con un serial killer, giungendo infine al vertice di un’organizzazione in grado di incamerare 26milioni di euro (questo il valore commerciale dello stupefacente) a raccolto, per tre almeno tre raccolti a piantagione. 

I dettagli dell’operazione sono stati resi noti questa mattina nel corso di una conferenza stampa in Questura a Vibo Valentia, alla presenza, oltre che di Gratteri, del questore Andrea Grassi, del capo della Squadra Mobile Giorgio Grasso e del suo vice Cristian Maffongelli. Indagini che hanno trovato pieno riscontro proprio nelle dichiarazioni di Mancuso, recentemente divenuto collaboratore di giustizia, e che hanno consentito inoltre di chiudere il cerchio sulle fonti di approvvigionamento della materia prima, risalendo al sito hempatia.it dal quale il 30enne di Nicotera acquistava all’ingrosso semi “da collezione” in gran quantità e a metà prezzo con una falsa partita iva, rivendendone una parte ad altri coltivatori. Come un grossista qualunque. Chiuso il sito, sequestrate 15 rivendite di semi in tutta Italia. Emerge dalle pieghe dell’indagine un uso criminale della tecnologia. Non solo gli acquisti online, ma anche sistemi di irrigazione all’avanguardia e addirittura droni per controllare la maturazione delle piante e presidiare il territorio. Poi l’impiego di manodopera extracomunitaria per la coltivazione e l’essiccazione del prodotto. È il primo significativo contributo alla giustizia da parte del neo collaboratore: un banco di prova sulla sua attendibilità che, secondo il procuratore Gratteri, Emanuele Mancuso ha superato a pieni voti. 

«L’importanza di questa indagine - ha rimarcato il magistrato - è quella non solo di essere riusciti a dimostrare l’attendibilità di Mancuso e risalire alla paternità delle vaste coltivazioni di marijuana in provincia di Vibo Valentia ma anche e soprattutto quella di essere riusciti a risalire, ed è la prima volta in Italia, alle fonti da dove la ‘ndrangheta si riforniva dei semi, scoprendo un sito on-line, ora sequestrato, con sede a Genova dal quale Mancuso comprava a metà prezzo». Un risultato che a parere di Gratteri, fiero oppositore della legalizzazione della cannabis, dimostra quanto l’attuale normativa si presti ad essere facilmente aggirata. Istigazione a delinquere è infatti, l’ipotesi di reato contestata ai gestori del sito che dietro la dicitura “semi da collezione”, rifornivano in realtà un fiorente traffico illegale che si indirizzava soprattutto alle piazze di spaccio di Viterbo, nel Lazio, e in Puglia. «Emerge quindi da questa indagine - ha rimarcato Gratteri - la grande facilità e le maglie larghe della legge che consente di aprire questi siti internet di avere negozi che vendono marijuana light e poi, ancora una volta, in tutta la loro drammaticità, emergono gli sfasci che l’uso sistematico di marijuana crea nei giovani. Una ragazza, tra quelle coinvolte nell’inchiesta, per l’uso sistematico di marijuana ha ora il cervello devastato. La cannabis, è scientificamente dimostrato, riduce lo spessore della corteccia celebrare e la parte del cervello dove risiede la memoria, riducendo i giovani a pugili suonati che non ricordano più cosa hanno fatto la sera prima». 

A mettere in evidenza la portata dell’operazione sul piano simbolico è il questore di Vibo Andrea Grassi: «Colpisce la capacità imprenditoriale e la modernità della famiglia Mancuso: capacità di fare acquisti online, di controllare tramite droni gli appezzamenti di terreno e l’opportunità di sfruttare manodopera offerta da extracomunitari. Tre elementi sintomatici del loro grande spessore criminale e imprenditoriale».

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