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Il gip distrettuale dichiara la propria incompetenza per dieci indagati. La droga a Viterbo ed i rapporti fra Emanuele Mancuso e Giuseppe Franzè di Stefanaconi

Cronaca

Si divide l’inchiesta “Giardini segreti”. Il gip distrettuale di Catanzaro, Paola Ciriaco, si è infatti dichiarata incompetente territorialmente per quanto riguarda alcuni indagati dell’inchiesta antidroga della polizia, coordinata dalla Dda di Catanzaro (pm Annamaria Frustaci, procuratore Nicola Gratteri). Si tratta di tutti quegli indagati a cui non viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico (per il quale è competente la Dda di Catanzaro e quindi il gip distrettuale), ma episodi di spaccio, cessione, trasporto e vendita di sostanze stupefacenti. Atti quindi all’autorità giudiziaria di Vibo Valentia per quanto attiene i seguenti indagati: Giacomo Chirico, 21 anni, di Maierato, finito agli arresti domiciliari (avvocato Mario Bagnato); Giusy Milidoni, 21 anni, di Ionadi, arresti domiciliari (avvocato Walter Franzè); Maria Ludovica Di Stilo, 23 anni, di Vibo, arresti domiciliari (avvocato Carmine Pandullo); Salvatore Ferraro, 22 anni, di Rombiolo, arresti domiciliari; Antonio Curello, 21 anni, di Vibo Valentia, sottoposto all'obbligo di dimora; William Gregorio, 23 anni, di San Ferdinando, arresti domiciliari; Riccardo Papalia, 34 anni, di Nicotera, arresti domiciliari (difeso dall’avvocato Francesco Capria). Atti invece a Viterbo, invece, per Bruno Russo, 27 anni, di Joppolo, arresti domiciliari; a Cosenza per Nicola Lo Russo, 39 anni, di Altamura, finito ai domiciliari. Infine, atti a Genova per Mirco Furchì, 25 anni, di Mandaradoni, frazione di Limbadi, (arresti domiciliari, difeso dagli avvocati Francesco Sabatino e Francesco Capria). Dovranno quindi essere le Procure di Vibo Valentia, Cosenza, Viterbo e Genova a richiedere nei prossimi giorni ai competenti gip territoriali l’applicazione delle misure cautelari.                             Intanto, dalle carte dell’inchiesta emergono i contatti fra Emanuele Mancuso, 31 anni, di Limbadi ma residente a Nicotera (figlio del boss Pantaleone Mancuso, detto "l'Ingegnere") dal 18 giugno nuovo collaboratore di giustizia, e Giuseppe Franzè, 31 anni, di Stefanaconi, finito in carcere. Quest’ultimo, unitamente a Francesco Nobili, 32 anni, con il quale divideva un appartamento a Viterbo era stato già tratto in arresto il 27 novembre del 2015 dalla locale Squadra Mobile diretta da Fabio Zampaglione per la detenzione di 137 grammi di cocaina, 94 grammi di hashish, 86 grammi di marijuana già confezionata e pronta per essere divisa in dosi, e 10 piantine di cannabis nella camera da letto irradiate da una lampada della potenza di 150 Watt. Altro borsone con 700 grammi di hashish e alcuni chili di marijuana era stato invece ritrovato nel garage in uso ai due giovani. Valore complessivo dello stupefacente: circa 50mila euro, uno dei più ingenti sequestri di droga mai fatti nella città di Viterbo.                                        Tale scoperta va inserita per il gip distrettuale di Catanzaro in un più ampio circuito criminale ricavabile da una serie di messaggi estrapolati dalla Squadra Mobile viterbese dall’apparato cellulare all’epoca rinvenuto e nella disponibilità di Giuseppe Franzè. Nello specifico, gli inquirenti ed il gip ritengono che Franzè e Nobili avrebbero dovuto consegnare ad Emanuele Mancuso i proventi della vendita del narcotico per coprire i debiti contratti a fronte dell’acquisto dello stupefacente. Gli investigatori sostengono inoltre che Giuseppe De Certo, 25 anni, di Nicotera, finito in carcere e ritenuto il soggetto di fiducia di Emanuele Mancuso, e Bruno Russo, di Joppolo, avessero illecitamente trasportato le sostanze stupefacenti dal Vibonese a Viterbo consegnandole a Giuseppe Franzè e Francesco Nobili che erano stati poi arrestati.            Emanuele Mancuso, avviando la sua collaborazione con la giustizia ha quindi ora spiegato (interrogatorio del 5 luglio scorso) che Giuseppe Franzè era il destinatario dello stupefacente e con lui avrebbe avuto contatti diretti. Ricorda inoltre di aver consegnato a Viterbo a Franzè e Nobili due chili di marijuana, andando anche personalmente a Viterbo per consegnare altro stupefacente e fermandosi pure a dormire nella casa che dividevano Franzè e Nobili. Giuseppe Franzè avrebbe poi dovuto vendere la sostanza stupefacente ricevuta (Mancuso parla che di 200 grammi di cocaina), mentre altra sostanza stupefacente (marijuana) gli sarebbe stata venduta da Bruno Russo di Joppolo con il quale Franzè – a detta di Emanuele Mancuso – avrebbe contratto un debito di quattromila euro. Per Giuseppe De Certo, tuttavia, il giudice spiega che “difetta qualsiasi elemento” che possa far sì che gli venga contestata la condotta, atteso pure che Emanuele Mancuso dichiara che lo stesso non era a conoscenza della consegna dei 200 grammi di cocaina a Franzè. Giuseppe Franzè è figlio di Pasquale Franzè di Stefanaconi, già vice coordinatore provinciale di Vibo Valentia di Forza Italia.     In foto dall'alto in basso (sinistra verso destra):  Emanuele Mancuso, Giuseppe Franzè e Francesco Nobili

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