Terreni contesi a Limbadi, Tribunale condanna Lucia Di Grillo a risarcire Francesco Vinci

L’azione di reclamo della donna, attualmente in carcere per l’autobomba, è stata ritenuta dai giudici spregiudicata e pretestuosa

L’azione di reclamo della donna, attualmente in carcere per l’autobomba, è stata ritenuta dai giudici spregiudicata e pretestuosa

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Resta ai Vinci-Scarpulla un terreno conteso a Limbadi con i Di Grillo. Il Tribunale collegiale di Vibo, sezione civile (presidente Giuseppina Passarelli, giudice relatore ed estensore Francesco Buggè, Francesca Del Vecchio) ha infatti rigettato con apposita ordinanza il reclamo di Lucia Di Grillo contro Francesco Vinci. La stessa Lucia Di Grillo che, unitamente alla madre Rosaria Mancuso, al padre Domenico Di Grillo ed al marito Vito Barbara, si trova attualmente in carcere con l’accusa di aver provocato con l’autobomba la morte di Matteo Vinci ed il ferimento di Francesco Vinci. Lucia Di Grillo aveva fatto ricorso in sede civile invocando un provvedimento volto a tutelare il possesso di una piccolissima porzione di terreno esistente tra il fondo di sua proprietà e quello di proprietà dei Vinci. La stessa ricorrente aveva precisato che la porzione di terreno in questione era intestata a Francesco Vinci, ma che la stessa era posseduta dalla ricorrente in quanto adibita a ricovero per le galline. Il ricorso nel 2016 è stato dichiarato inammissibile a causa del decorso annuale previsto dal codice civile per l’esercizio dell’azione possessoria. Il Tribunale, pronunciandosi quindi ora sul reclamo di Lucia Di Grillo avverso la prima decisione, l’ha confermata rimarcando che Lucia Di Grillo ha affermato di possedere il terreno in quanto l’area era stata adibita ad aia, ma dagli atti e dai documenti di causa emerge che il ricovero per galline è stato demolito e successivamente l’area è stata recintata. Pertanto ci si trova al cospetto di una serie di atti preordinati allo spoglio per i quali il decorso del termine annuale è abbondantemente scaduto essendo iniziati nel 2014 quando Francesco Vinci ha deciso di demolire l’aia “che è la relazione di fatto che lega gli odierni reclamanti – scrive il Tribunale – alla misera porzione di fondo”, e questo basta già a dichiarare intempestiva la domanda di Lucia Di Grillo che è stata condannata anche a pagare in favore di Francesco Vinci le spese di lite liquidate in 1.573,00 euro, oltre iva e rimborso forfettario nella misura prevista dalla legge. In favore di Vinci il Tribunale ha infine condannato Lucia Di Grillo a pagare pure la somma di 3.146,00 euro in quanto l’azione giudiziaria intentata è stata ritenuta “spregiudicata”. Un vero e proprio “abuso dello strumento processuale” per il Tribunale con Lucia Di Grillo che intentando l’azione civile avrebbe tenuto un “comportamento dilatorio, defatigante e pretestuoso”, ricorrendo quindi nel caso di specie “gli estremi di una grave colpa nella proposizione dell’azione e per l’effetto appare opportuno condannare la parte reclamante al pagamento in favore della parte reclamata di una somma di denaro liquidata e corrispondente al doppio delle spese legali liquidate”.  

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