Truffa sui farmaci nel Vibonese: in aula la deposizione dell’investigatore

Il maresciallo Francesco Fedele teste oggi in Tribunale a Vibo nel processo “Pharma bluff” sul presunto raggiro attuato da medici e farmacisti di Joppolo e Caroniti

Il maresciallo Francesco Fedele teste oggi in Tribunale a Vibo nel processo “Pharma bluff” sul presunto raggiro attuato da medici e farmacisti di Joppolo e Caroniti

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

E’ stata la volta del maresciallo Francesco Fedele – all’epoca in servizio al Corpo forestale dello Stato (oggi nella polizia giudiziaria “Nucleo Ambiente” della Procura) – oggi nel processo nato dall’operazione “Pharma Bluff” che mira a far luce su un presunto raggiro che sarebbe stato messo in piedi attraverso la farmacia di Caroniti, frazione del comune di Joppolo. Un esame piuttosto importante il suo, chiesto dall’ufficio di Procura (oggi in aula con il pm Concettina Iannazzo), perché è stato proprio Francesco Fedele l’investigatore che ha trovato nell’ottobre del 2012, abbandonati ai margini di una strada provinciale che dalla frazione di Caroniti di Joppolo conduce a Preitoni, un considerevole numero di confezioni di medicinali, perfettamente integre e ancora in corso di validità. Rispondendo alle domande del pubblico ministero e poi a quelle dei difensori degli imputati, il teste ha spiegato al Tribunale collegiale di Vibo Valentia la genesi dell’inchiesta che, dopo la scoperta dei medicinali ha portato gli uomini del Corpo Forestale dello Stato ad eseguire una serie di riscontri documentali attraverso il sistema di tracciabilità del farmaco e l’analisi di oltre 25mila ricette mediche. Il tutto al fine di risalire al percorso di ogni singolo medicinale, identificando così sia il medico che ne aveva curato le prescrizioni sia la farmacia dispensatrice. Le successive indagini, svolte sotto la direzione della Procura di Vibo Valentia, attraverso numerose intercettazioni telefoniche e ambientali (con microspie e telecamere piazzate sia all’interno della farmacia, sia all’esterno) avrebbero permesso di accertare l’esistenza di un presunto sodalizio criminale, con farmacisti e studi medici compiacenti che avrebbero commesso diversi reati ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Sul banco degli imputati si trovano: Giuseppe Dato, 61 anni (avvocato Diego Brancia); Francesco D’Agostino, 66 anni, di Joppolo, medico di base (avvocati Giovanni Vecchio e Sandro D’Agostino, quest’ultimo oggi presente in udienza anche in sostituzione del primo); Giuseppa Scinica, 52 anni, dipendente dello studio medico D’Agostino (avvocati Vecchio e D’Agostino); Carmen Ferraro, 34 anni, di Tropea, dipendente della farmacia Dato, difesa dall’avvocato Mario Ferraro. L’Asp di Vibo Valentia è invece costituita parte civile nel processo con l’avvocato Domenico Paglianiti.  Il “sistema”, secondo quanto emerso anche oggi dalla testimonianza del maresciallo Fedele, era organizzato in modo che la farmacia erogasse i farmaci ai propri assistiti in assenza di una prescrizione medica: la regolarizzazione avveniva solo in un secondo momento tra medico e farmacista. In questa fase le ricette sarebbero state così liberamente “gonfiate”, applicando una o più fustelle (i bollini autoadesivi) ed, infine, per disfarsi delle confezioni commercializzate ingannevolmente, queste venivano prima tolte dalle scatole e poi abbandonate. Il farmacista Giuseppe Dato, titolare della farmacia di Caroniti, si sarebbe poi adoperato per richiedere i rimborsi all’Azienda Sanitaria provinciale di Vibo Valentia per i farmaci che non sarebbero mai arrivati agli assistiti. Le ricette mediche ritenute false sarebbero oltre 100. I beneficiari – secondo quanto emerso dalle indagini oggi spiegate dal maresciallo Fedele – sarebbero stati o non affetti da patologie per le quali si rendeva necessaria l’assunzione dei farmaci prescritti oppure non bisognevoli in concreto poiché già muniti dei farmaci. In concorso fra loro, secondo l’accusa, i quattro indagati avrebbero quindi “con artifizi e raggiri” tratto “in errore i funzionari dell’Asp di Vibo circa l’effettivo rimborso del prezzo di acquisto di 200 farmaci in realtà mai venduti ai pazienti”. L’Asp avrebbe poi corrisposto somme non dovute,  conseguendo così la farmacia un ingiusto profitto con corrispondente danno per l’ente pubblico. Le presunte condotte criminose coprono un arco temporale che va dal luglio 2012 al giugno 2013 e sarebbero state realizzate a Joppolo e nella frazione di Caroniti, sede della farmacia di Giuseppe Dato che avrebbe ricevuto “rimborsi per un importo triplicato e di gran lunga superiore rispetto alle farmacie dello stesso distretto, come Joppolo, Nicotera e Spilinga”. Un danno ritenuto quindi superiore a quello concretamente stimato e fondato sui soli farmaci effettivamente rinvenuti abbandonati. Associazione a delinquere, falso ideologico, falsità commesse da incaricati di un servizio pubblico e truffa sono i reati per i quali sono chiamati a rispondere gli imputati rinviati a giudizio. Il maresciallo Fedele, rispondendo alle domande di accusa e difesa, è quindi passato a meglio delineare il ruolo dei singoli imputati. Giuseppa Scinica avrebbe predisposto le ricette dei farmaci di cui gli ignari beneficiari non avrebbero mai fruito poiché non affetti da quelle patologie, mentre il medico di base Francesco D’Agostino – secondo quanto emerso dalle indagini – avrebbe falsamente attestato il diritto degli assistiti all’assistenza farmacologica indicata nella ricetta. La farmacista Carmen Ferraro, dipendente della farmacia Dato, avrebbe poi provveduto a rimuovere le fustelle dalle confezioni dei farmaci apponendole nel riquadro delle ricette, facendo in tal modo apparire di aver venduto i medicinali ai clienti laddove avrebbe invece provveduto a disfarsene”. Giuseppe Dato avrebbe infine inoltrato le prescrizioni all’Asp di Vibo per farsi corrispondere “indebitamente i rimborsi di quanto speso per l’acquisto dei farmaci”, disfacendosi poi degli stessi farmaci. Il processo è stato rinviato al 5 novembre prossimo.                           Indiretti risvolti politici. L’inchiesta della Procura di Vibo finisce per avere, seppure indirettamente, anche dei risvolti politici. Giuseppe Dato (già sindaco di Joppolo nella precedente consiliatura) è attualmente consigliere comunale di minoranza e capogruppo dell’opposizione avendo perso le ultime elezioni amministrative del giugno 2016 quando è stato eletto sindaco Carmelo Mazza. Giuseppa Scinica è invece la madre dell’ex assessore comunale Caterina Mangialardo (da sei mesi dimissionaria) nonché la moglie di Valerio Mangialardo, consigliere comunale di maggioranza sino all’agosto del 2016 quando ha poi rassegnato le dimissioni dopo il “caso” politico della nomina della figlia assessore esterno e per un determinato lasso temporale anche vicesindaco. 

Informazione pubblicitaria