Presunta malasanità: Asp di Vibo citata in giudizio per la morte di un anziano

Si va in Corte d’Assise a Catanzaro per il caso di Alfonso Mosca, deceduto nel 2005 ed ospite della Rsa di Moderata Durant. Nove gli imputati

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Si va in Corte d’Assise a Catanzaro per il caso di Alfonso Mosca, deceduto nel 2005 ed ospite della Rsa di Moderata Durant. Nove gli imputati

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Citazione in giudizio quale responsabile civile nel processo per la morte di Alfonso Mosca. E’ quanto disposto con proprio decreto dalla Corte d’Assise di Catanzaro nei confronti dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia per la quale è stata ordinata la comparsa in giudizio per l’udienza del prossimo 25 settembre. Per tutelare le proprie ragioni e “sostenere l’assenza di responsabilità penali a carico dei propri dipendenti imputati”, l’Asp ha così deciso di affidarsi all’avvocato Francesco Procopio, legale dell’ente, al quale è stato conferito l’incarico per la rappresentanza e la difesa dell’Azienda dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro.  Abbandono di persona incapace e maltrattamenti che hanno portato alla morte di Alfonso Mosca, i reati contestati dalla Procura di Vibo e per i quali il gup ha disposto il rinvio a giudizio di 9 indagati nei cui confronti il processo si aprirà il 25 settembre prossimo. Alfonso Mosca era ospite della Rsa di Moderata Durant a Vibo Valentia ed è poi deceduto a Serrastretta, in provincia di Catanzaro, il 29 dicembre 2005. Dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro, oltre all’Asp che viene citata quale responsabile civile, dovranno comparire sul banco degli imputati: Giuseppe Iorfino, 62 anni, di Arena, nelle vesti di responsabile sanitario della struttura (difeso dall’avvocato Luigi Giancotti); Luciano Scarmato, 63 anni, di Vibo Valentia, caposala; gli infermieri professionali, in servizio nella Rsa, Rosa De Filippis, 53 anni, di Bivona, Patrizia Giordano, 51 anni, di Vibo, Salvatore Maiorana, 51 anni, di Jonadi, Antonio Potenza, 61 anni, di Piscopio, Francesco Scidà, 59 anni, di Vazzano, Maria Teresa Mandaradoni, 42 anni, di Vibo (tutti difesi dall’avvocato Emilio Stagliano) e Maria Concetta Macaluso, 46 anni, di Vibo Marina (avv. Giuseppe Di Renzo). Gli imputati erano già stati rinviati a giudizio nel gennaio del 2011 con le accuse, a vario titolo,  di maltrattamenti, lesioni e omicidio colposo. Una volta in corso il dibattimento dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia, la Procura ha però modificato i capi di imputazione, riformulando le accuse e contestando a vario titolo reati più gravi (abbandono di persona incapace e maltrattamenti che hanno portato alla morte di una persona) la cui competenza a celebrare il processo spetta alla Corte d’Assise.  Ad avviso della Procura, gli indagati con le loro condotte avrebbero provocato il decesso dell’anziano. Sarebbero responsabili, ognuno per i rispettivi ruoli, del concorso di cause che tra agosto e settembre 2005 determinò un peggioramento delle condizioni di salute di Alfonso Mosca, al quale non sarebbero stati forniti cibo e liquidi in modo adeguato. A seguito della morte dell’anziano, i familiari hanno presentato una denuncia-querela dando così il via alle indagini. Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero provocato, ognuno per le rispettive competenze, un peggioramento delle condizioni di salute di Alfonso Mosca. Quadro aggravato da patologie di altra natura che avrebbero poi portato al decesso dell’anziano. In particolare, l’ufficio di Procura – sulla scorta delle risultanze della consulenza svolta dal medico legale Massimiliano Cardamone e delle indagini dei militari dell’Arma del Nucleo investigativo – sostiene che non sarebbero stati forniti cibo e liquidi in modo adeguato ad Alfonso Mosca, ricoverato nella Rsa e persona anziana non in grado di gestirsi autonomamente. Agli imputati viene mossa l’accusa di non essersi presi cura della persona di Alfonso Mosca e della sua igiene, “lasciandolo sporco nei suoi escrementi e non fornendogli quelle prestazioni necessarie ad impedire la formazione di piaghe da decubito”. Inoltre, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, in alcune occasioni l’anziano sarebbe stato “redarguito e picchiato per farlo desistere dal lamentarsi e chiedere aiuto al fine di ottenere il soddisfacimento dei bisogni primari”. Gli imputati, inoltre, nell’ambito delle proprie specifiche competenze, sarebbero giunti “finanche a legare l’uomo nudo al letto oppure a delle sedie”. Così facendo, secondo il pubblico ministero, gli imputati “non impedivano e cagionavano uno stato di malnutrizione proteico-energetico, disidratazione e, conseguentemente, l’allettamento dell’anziano”. Situazione che, unitamente a concause patologiche di altra natura, avrebbero determinato il decesso del paziente, avvenuto a Serrastretta, il 29 dicembre 2005. Parti offese nel procedimento, i prossimi congiunti di Alfonso Mosca, vale a dire Mirella, Silvana ed Emilia Mosca, assistite dall’avvocato Nicolino Panedigrano.

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