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Il presule della diocesi di Mileto, traendo le conclusioni del Convegno pastorale, ha esortato i sacerdoti a non indietreggiare davanti alle resistenze che spesso s’incontrano nei centri del Vibonese 

Il vescovo Luigi Renzo
Cronaca

È stato il vescovo Luigi Renzo a trarre le conclusioni dell’XI Convegno pastorale diocesano svoltosi il 20 e il 21 settembre nella basilica-cattedrale di Mileto. Una due giorni, sul tema “Continuiamo a sognare la Chiesa che vogliamo costruire”, in cui, nell’ottica del Sinodo ormai alle porte, è emerso, tra l’altro, «che se la Chiesa non è missionaria non è di Gesù Cristo, che spesso manca il silenzio necessario ad interiorizzare quello che si sta vivendo, che si rimane allibiti quando si vedono celebrazioni in cui non si finisce mai di cantare. La Chiesa che vogliamo e che stiamo cercando di delineare per rispondere alle sfide e contraddizioni del nostro territorio - ha affermato il presule della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea davanti ai delegati delle varie parrocchie - non è una Chiesa che si piange addosso, ma entusiasta e lieta di testimoniare il Vangelo e di essere stata scelta da Gesù, capace di rispondere coraggiosa e consapevole alla missione in un contesto pieno di fragilità e sofferenze come il nostro. Certo tale Chiesa non è quella che ci piace di più, ma quella che Dio stesso ci sollecita di scoprire mediante un discernimento comunitario osservato e fiducioso. Proprio quello che stiamo facendo adesso. Dobbiamo tirare fuori la grinta di cui siamo capaci - ha aggiunto monsignor Renzo - senza bloccarci davanti alle difficoltà che incontreremo. Sui padrini e sulle feste religiose, ad esempio, quante resistenze, eppure ci stiamo lavorando. Così sui comitati. Non dobbiamo avere paura. Anzi, guai se ci dovesse andare tutto liscio, vorrebbe dire che c’è di mezzo la coda del diavolo, potremmo aver sbagliato qualcosa». 

Il primo giorno, ad avviare il convegno era stato don Armando Matteo, sacerdote dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, docente di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma e, in passato, Assistente nazionale della Fuci, che nell’occasione aveva parlato di “Giovani, Famiglia e fragilità”. A seguire, c’erano stati gli interventi del direttore diocesano per la pastorale giovanile don Giuseppe Gagliano sul “Percorso sinodale dei giovani nella nostra diocesi”, e di monsignor Vincenzo Varone, che nella veste di vicario per le attività pastorali aveva presentato la seconda parte dell’Instrumentum laboris per l’anno 2018-2019: “Una chiesa casa e scuola di comunione”. Nel corso del convegno sono stati attivati nove laboratori, coordinati da un sacerdote e da un laico, improntati su: Una Chiesa centrata sulla Parola di Dio (don Francesco Muraca-Antonio Spinoso), Una Chiesa “in uscita” non ripiegata su se stessa (don Antonio Mazzeo-Paolo Giannini), Una Chiesa-Popolo di Dio testimone della speranza e della gioia (don Antonio Pileggi-Gaetano Aurelio), Una Chiesa che prega (don Gaetano Currà-Alessandra Cambria), Una Chiesa che evangelizza ed educa alla fede (don Pasquale Rosano-Marisa Labate), Una Chiesa che esercita la carità (don Fortunato Figliano-Raffaele Cuppari), Una Chiesa che vive la liturgia (don Antonio Preiti-Maria Rita Schiavone), Una Chiesa che coltiva la pietà popolare (don Giuseppe La Torre-Ivana Ventura), Una Chiesa che ha a cuore la vita consacrata (don Francesco Sicari-Maria Barone). Un metodo ormai consolidato, questo dei laboratori, che nell’occasione ha permesso di definire meglio le prospettive pastorali da consegnare alla fase celebrativa vera e propria del Sinodo in programma dal 25 ottobre 2019 al 25 ottobre 2020.

 

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