Inaugurazione diga sul Menta, a Reggio ricordato il sacrificio di Aldo Ferraro – Video

Alla cerimonia che sancisce la fine della “grande sete” della città dello Stretto presente anche la famiglia dell’operaio di Zambrone, morto nel cantiere, che da otto anni attende giustizia

Alla cerimonia che sancisce la fine della “grande sete” della città dello Stretto presente anche la famiglia dell’operaio di Zambrone, morto nel cantiere, che da otto anni attende giustizia

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Aldo Ferraro e il luogo della tragedia
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Una giornata che non a torto è stata da più parti definita “storica” per la città di Reggio Calabria. Con l’attivazione degli impianti di potabilizzazione della diga sul Menta, sancita da una cerimonia inaugurale svoltasi questa mattina nella città dello Stretto, si chiude una pagina di ritardi e inefficienze durata circa 40 anni e viene offerto alla città un servizio essenziale quale quello dell’erogazione dell’acqua potabile da un impianto capace di soddisfare le esigenze della popolazione. Nell’entusiasmo dei rappresentanti degli Enti coinvolti: Regione Calabria, Città metropolitana e Sorical su tutti, non è tuttavia mancato un momento di riflessione dedicato alla figura di chi per la realizzazione di quel faraonico progetto a lungo atteso, ha sacrificato la propria vita. Il riferimento è ad Aldo Ferraro, l’operaio di Zambrone che nei lavori della grande opera perse la vita l’8 febbraio del 2010 all’età di 32 anni. Schiacciato dal crollo di un muro di contenimento lungo gli scavi delle condotte idriche, Aldo morì sul colpo nel cantiere di Bocale. Una “morte bianca” che da allora attende ancora giustizia, visto che nessun Tribunale ha emesso ancora un verdetto su quella vicenda. A non arrendersi sono i familiari dell’operaio, presenti oggi a Reggio Calabria per chiedere a gran voce che sul caso del loro congiunto non si spengano i riflettori e vengano accertate tutte le responsabilità. Appello rivolto alle autorità presenti, a partire dal governatore Mario Oliverio che ha stretto in un abbraccio la vedova Roberta Gabriella Tedesco e i familiari di Aldo Ferraro. «Aldo – ha ricordato la vedova – era un padre di famiglia 32enne che si alzava alle 4 di mattina per venire a svolgere questo lavoro, di cui andava fierissimo. Purtroppo ad oggi non abbiamo ottenuto giustizia. Ci sono rinvii assurdi e per noi è sempre una grande sofferenza venire qui a Reggio a seguire le udienze. Lui amava questa città, ci veniva anche per piacere mentre noi torniamo sempre con dolore per seguire una causa che non ha epilogo. Chiedo giustizia per Aldo: per lui che non c’è più e non ha potuto vedere il suo bambino crescere e per noi che da quel giorno non viviamo più».

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