Omicidio Ripepi a Piscopio, torna libero il figlio della vittima

Era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento personale, un reato non punibile se rivolto ad aiutare un prossimo congiunto

Era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento personale, un reato non punibile se rivolto ad aiutare un prossimo congiunto

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Il gip del Tribunale di Vibo Valentia, in accoglimento delle istanze di analogo contenuto formulate dall’avvocato Adele Manno difensore e dal pm della Procura di Vibo Corrado Caputo, ha disposto l’immediata liberazione di Michele Ripepi, 18 anni, di Piscopio, che si trovava agli arresti domiciliari dal 26 ottobre scorso con l’accusa di favoreggiamento personale nei confronti dello zio Giuseppe Carnovale, 48 anni, che si trova in carcere con l’accusa di aver ucciso a colpi di pistola il 42enne Massimo Ripepi, cognato dello stesso Carnovale e padre di Michele Ripepi. La difesa ha invocato la non punibilità di carattere soggettivo (art. 384 del codice penale) prevista per chi si è trovato nella necessità di salvare un prossimo congiunto. Massimo Ripepi è stato raggiunto da almeno tre colpi di pistola, mentre i bossoli raccolti da carabinieri e polizia sulla scena del delitto sono una decina. Mercoledì 24 ottobre era stato lo stesso Giuseppe Carnovale a presentarsi ai carabinieri accompagnato dal suo avvocato Adele Manno. Aveva confessato di aver sparato contro l’ex cognato Massimo Ripepi al termine di un diverbio. Una versione che non aveva del tutto convinto gli inquirenti che hanno infatti contestato la premeditazione del delitto.   LEGGI ANCHE: Omicidio Ripepi a Piscopio, ordinanza di custodia cautelare per i due indagati

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