‘Ndrangheta: tentato omicidio Scrugli a Vibo, torna in carcere Nunzio Manuel Callà

Arrestato dai carabinieri a Pescara il 32enne di Nicotera ritenuto un fedelissimo del boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”

Arrestato dai carabinieri a Pescara il 32enne di Nicotera ritenuto un fedelissimo del boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”

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Torna in carcere Nunzio Manuel Callà, 32 anni, di Nicotera (in foto) accusato di concorso nel tentato omicidio di Francesco Scrugli, avvenuto nel febbraio del 2012 a Vibo Valentia nel quartiere Sant’Aloe a pochi metri dalla Questura. E’ stato infatti arrestato dai carabinieri della Compagnia di Pescara, guidati dal capitano Antonio Di Mauro, in ottemperanza ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Corte d’Appello di Catanzaro (Ufficio esecuzioni penali) essendo stato condannato il 25 settembre 2017 a 11 anni e 4 mesi di reclusione anche in secondo grado. Nunzio Manuel Callà si trovava agli arresti domiciliari a Pescara a seguito della decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro che nel gennaio scorso, accogliendo un’istanza degli avvocati Francesco Sabatino e Francesco Calabrese, gli aveva aperto le porte del carcere per i domiciliari con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico. Per circa due anni, Nunzio Manuel Callà – ritenuto il braccio-destro del boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, ma assolto in via definitiva dal processo “Black money” dall’accusa di associazione mafiosa – era stato latitante, venendo catturato dai carabinieri in un casolare di Spilinga. Oltre che per l’accusa di tentato omicidio, Nunzio Manuel Callà è stato condannato anche per il porto abusivo dell’arma da guerra (una carabina) che sarebbe stata usata da alcuni sicari stranieri (Vasvi Beluli ed Arben Ibrahimi, poi passati fra le fila dei collaboratori di giustizia), assoldati dal clan Patania di Stefanaconi per attentare alla vita di Francesco Scrugli, ritenuto elemento di spicco del clan dei “Piscopisani” dopo il distacco dal clan Lo Bianco di cui avrebbe originariamente fatto parte unitamente al cognato Andrea Mantella. Le contestazioni nei confronti di Nunzio Manuel Callà, considerato dagli investigatori vicino al boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni” (alleato dei Patania nella “guerra” contro i “Piscopisani”), erano aggravate dalle finalità mafiose. Intercettazioni, agganci delle celle telefoniche e convergenti dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia (da Vasvi Beluli a Arben Ibrahimi, da Loredana Patania a Daniele Bono sino a Raffaele Moscato e Giuseppe Giampà) avrebbero consentito agli inquirenti di ricostruire il ruolo di Callà nel trasporto della carabina – usata per il tentato omicidio di Scrugli – da un terreno di Nicotera Marina, confiscato ai Mancuso ma a loro ugualmente in uso, sino allo svincolo autostradale delle Serre e da qui alla volta di Stefanaconi e poi a Vibo in un appartamento delle case popolari del quartiere Sant’Aloe da dove – dalla finestra del bagno – è stato aperto il fuoco contro Scrugli rimasto nell’occasione ferito al collo. La volontà di uccidere Scrugli – poi eliminato a Vibo Marina nel marzo 2012 – nasce da un lato dal desiderio dei figli di Fortunato Patania di vendicare la morte del padre, per la quale ritenevano (erroneamente) responsabile materiale Francesco Scrugli (in foto in basso), dall’altro lato dalla volontà del boss Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”,di eliminare da Vibo un personaggio “scomodo” che, unitamente al cognato Andrea Mantella, non aveva avuto alcun timore di sfidare apertamente i Mancuso stringendo alleanze con tutte le consorterie mafiose ostili al clan di Limbadi: dai Piscopisani ai Tripodi di Portosalvo, dai Bonavota di Sant’Onofrio agli Emanuele di Gerocarne.

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