Annullata con rinvio la confisca di un immobile della figlia del boss Tripodi

La Cassazione non conferma la decisione della Corte d’Appello e del Tribunale di Vibo e rimanda gli atti a Catanzaro per un nuovo esame

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La quinta sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte d’Appello di Catanzaro il provvedimento di confisca di un immobile sito a Milano in via Gadames intestato a Carmela Tripodi, 34 anni, di Portosalvo, figlia del boss della ‘ndrangheta Nicola Tripodi. La conferma della Corte d’Appello di Catanzaro, per del decreto del Tribunale di Vibo Valentia era arrivata il 20 dicembre dello scorso anno. A fondamento della conferma della confisca dell’immobile, la Corte d’Appello aveva valorizzato, da un lato, lo stretto rapporto tra Nicola Tripodi (esponente di vertice dell’associazione mafiosa operante a Portosalvo e Vibo Marina) e la figlia Carmela e, dall’altro, la circostanza che l’altro acquirente (Simon Schito, marito della Tripodi) è risultato prestanome del capo cosca, il quale aveva prestato personalmente garanzia per l’acquisito dell’immobile da parte della figlia e del genero (risalente al 16 lugllio 2007). Per la Cassazione però – in accoglimento delle argomentazioni dell’avvocato Anselmo Torchia – , Carmela Tripodi aveva allegato, attraverso le note tecniche devolute con l’atto di appello, elementi “dedotti come dimostrativi della sussistenza, in capo ai terzi intestatari del bene, di risorse economiche per l’acquisto: elementi che il giudice d’appello non poteva esimersi dall’esaminare”. Per la Suprema Corte, inoltre, non vale che Simon Schito sia risultato prestanome di Nicola Tripodi in altra vicenda. Da qui l’accoglimento del ricorso e l’annullamento con rinvio della confisca per un nuovo esame da parte della Corte d’Appello di Catanzaro. 

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