Muore dopo ore di agonia, assolti a Vibo i due medici imputati

Nessun colpevole per il decesso del 42enne di Bivona Domenico Quinto Cutrullà, deceduto l’11 febbraio 2011 dopo un lunghissimo intervento chirurgico

Nessun colpevole per il decesso del 42enne di Bivona Domenico Quinto Cutrullà, deceduto l’11 febbraio 2011 dopo un lunghissimo intervento chirurgico

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Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha assolto “per non aver commesso il fatto” Vincenzo Fiorillo, 62 anni, radiologo dell’ospedale di Vibo, accusato di omicidio colposo ed omissione di atti d’ufficio e Antonio Elia, 66 anni, medico componente dell’equipaggio di ambulanza dell’ospedale di Vibo Valentia, che rispondeva del solo reato di rifiuto d’atti d’ufficio. Sotto processo erano finiti per il decesso di Domenico Quinto Cutrullà, 42 anni, di Bivona, morto l’11 febbraio 2011 dopo oltre 40 ore di agonia ed un lunghissimo intervento chirurgico eseguito al policlinico “Germaneto” di Catanzaro. Due giorni prima era stato accolto alle ore 21 al Pronto soccorso di Vibo con una diagnosi di ingresso che parlava di “lombalgia acuta”. In particolare, secondo l’originaria impostazione accusatoria, il radiologo si sarebbe “indebitamente rifiutato di eseguire un esame T.C. a mezzo di contrasto, richiestogli in via d’urgenza dal medico di turno del Pronto soccorso dell’ospedale di Vibo” in quanto al paziente Domenico Quinto Cutrullà era stata diagnosticata una sospetta dissecazione aortica. Il medico componente dell’equipaggio di ambulanza, secondo l’accusa, si sarebbe invece “indebitamente rifiutato di eseguire il trasporto del paziente al Policlinico Germaneto di Catanzaro”. Trasporto che per la Procura doveva invece “essere compiuto senza ritardo, trattandosi di un paziente in codice rosso”. Dopo gli accertamenti di rito, era stata quindi “definitivamente diagnosticata una colica renale” ed alle 00.45 il paziente aveva fatto rientro a casa. Alle 3 di notte dell’11 febbraio 2011 la situazione però peggiorava ed iniziava una concatenazione di eventi che – sulla base delle osservazioni mosse dal dott. Fabrizio Perri, consulente di parte – avrebbe portato al decesso di Cutrullà. Non riuscendo più a deambulare ed accusando forti dolori, il 42enne di Bivona veniva riportato alle 3.40 in ospedale con gli arti inferiori paralizzati. Trascorsa un’altra ora e mezza, alle 5.30 del mattino il medico del Pronto soccorso richiedeva una Tac con “mezzo di contrasto addome completo e lombosacrale”. Nel verbale si legge però testualmente che: “Il collega della radiologia si rifiuta di effettuare l’esame in urgenza”. La Tac è stata poi eseguita solo alle 8 del mattino con la formulazione della corretta diagnosi: “dissecazione aortica”. Corsa a Catanzaro ed un lungo, quanto inutile, intervento chirurgico nel tentativo di salvare la vita al paziente. Quanto ha inciso il ritardo della diagnosi nel decesso?  Su questo il gip, Gabriella Lupoli, aveva rimarcato che nel trasferire Cutrullà a Catanzaro, “inspiegabilmente” non era stato disposto, vista l’urgenza del caso, “il servizio di elisoccorso”, mentre “se la Tac fosse stata eseguita quando richiesta la prima volta al radiologo che indebitamente la rifiutò”, i tempi di avviamento all’intervento chirurgico “si sarebbero ridotti di circa due ore ed ancora di più se fosse stato attivato l’elisoccorso”. Al termine dell’istruttoria dibattimentale, però, anche il pm Luca Ciro Lotoro, ha concluso la sua requisitoria con la richiesta di assoluzione per i due imputati. Analoghe richieste anche da parte dell’avvocato Giuseppe Di Renzo, legale di Vincenzo Fiorillo, e dell’avvocato Gaetano Servello, difensore di Antonio Elia. Quindi la sentenza del Tribunale collegiale (presidente Giulio De Gregorio, a latere i giudici Chiara Sapia e Adriano Cantilena) per i quali i due imputati non sono responsabili dei reati contestati. Fra 90 giorni le motivazioni del verdetto. 

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