La storia a lieto fine di Billo, scampato a morte certa per amore della sua padrona

Vittima di un avvelenamento il 20 ottobre scorso, è stato salvato dall’Enpa e curato in un canile sanitario per poi far ritorno a Filogaso dalla sua Palma 

Vittima di un avvelenamento il 20 ottobre scorso, è stato salvato dall’Enpa e curato in un canile sanitario per poi far ritorno a Filogaso dalla sua Palma 

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Palma con il suo Billo
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Nella provincia in cui ancora si verificano atti di atroce violenza nei confronti degli animali – ultimo in ordine di tempo l’episodio della cucciola massacrata e appesa alla porta di un negozio di Vibo – esistono storie positive che hanno a che fare con il mondo animale e che riconciliano con il mondo degli uomini. È il caso di Billo, un simil pastore tedesco di circa 7 anni, protagonista, a Filogaso, di una vicenda a lieto fine. Vittima di un avvelenamento, avvenuto il 20 ottobre, per salvargli la vita si sono subito attivati i volontari dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa) che, coordinati telefonicamente da Natalie Barba, e anche grazie all’aiuto del farmacista del paese che a mezzanotte e mezza ha fornito le medicine necessarie, sono riusciti a fare il modo che, grazie all’interessamento del sindaco Massimo Trimmeliti, il cane venisse trasferito in un canile sanitario per ricevere le cure del caso. Qui, il docilissimo Billo, già sottoposto a castrazione da parte dell’Enpa nell’ambito della campagna di sterilizzazione dei randagi, si è lentamente ripreso nelle forze. Ma non nell’animo. In canile, Billo si presentava infatti molto abbattuto. Desideroso, probabilmente, di far ritorno da Palma, una signora di Filogaso divenuta sua padrona adottiva avendolo per lungo tempo accudito, nonostante l’animale non dimorasse stabilmente da lei. Quindi, come ogni storia a lieto fine che si rispetti, dopo una lunga convalescenza, Billo ha fatto ritorno a Filogaso e ha “riabbracciato” la sua padrona, felicissima di rivederlo in piena forma dopo aver seriamente temuto per la sua vita. Un incontro emozionante che rappresenta simbolicamente un monito a quanti attribuiscono scarso valore alla vita degli animali, sottoponendoli ad atroci sofferenze, e che ci ricorda quanto invece anche un “semplice” cane randagio possa restituire in termini di amore a chi si prende cura di lui.       

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