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Fucile e cartucce trovati dai carabinieri dopo una serie di perquisizioni seguite all’autobomba che ha ucciso Matteo Vinci

Cronaca

Tre anni di reclusione per i reati di ricettazione e detenzione illegale di armi e munizioni. Questa la condanna inflitta dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Grazia Maria Monaco, a Domenico Di Grillo, 71 anni, di Limbadi, arrestato il 9 aprile scorso dopo una serie di perquisizioni seguite all’autobomba con la quale è stato ucciso Matteo Vinci. Il processo si è svolto con rito abbreviato che è valso per l’imputato (difeso dall’avvocato Antonio Naso) uno sconto di pena pari ad un terzo. Di Grillo era stato trovato in possesso di un fucile di provenienza illecita e di 46 munizioni. Il tutto occultato in un suo capannone agricolo a Limbadi. In sede di interrogatorio, il 71enne aveva ammesso la detenzione sia del fucile che delle munizioni. Si tratta di contestazioni non legate ai capi d’imputazione elevati nell’ambito dell’inchiesta sull’autobomba, ma di reati specifici contestati dalla Procura di Vibo Valentia (l’inchiesta sull’autobomba è invece di competenza della Dda) a seguito del ritrovamento di un fucile e relative munizioni prima degli arresti operarati dai carabinieri per l’autobomba. Vicenda, questl’ultima, che vede attualmente Domenico Di Grillo detenuto insieme alla moglie Rosaria Mancuso (sorella dei più noti boss Giuseppe, Diego, Francesco e Pantaleone detto l’Ingegnere), alla figlia Lucia Di Grillo ed al marito Vito Barbara.   LEGGI ANCHE: Autobomba di Limbadi, restano in carcere i quattro indagati

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