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Il collaboratore di giustizia svela retroscena inquietanti sull’indagine che ha portato in carcere il clan Soriano di Filandari. E nel Vibonese sono in molti ora a tremare

Cronaca

Ci sarebbero stati anche esponenti delle Forze dell’ordine a svelare notizie “riservate” ai componenti dei clan vibonesi. E’ quanto sostiene Emanuele Mancuso nel corso di uno dei suoi primi interrogatori con gli inquirenti datato 19 giugno 2018 e finito ora agli atti dell’inchiesta “Nemea” contro il clan Soriano. Il Vibonese.it è in grado di svelarne i particolari. Dinanzi al pm della Dda, Annamaria Frustaci, ed ai carabinieri del Ros di Catanzaro e del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia, Emanuele Mancuso riferisce in particolare “di alcune notizie riservate apprese dalle Forze dell’Ordine - scrivono gli inquirenti - specificando che lo stesso era venuto a conoscenza dell’indagine sulla famiglia Soriano e sul fatto che gli stessi fossero sotto intercettazione”. Emanuele Mancuso spiega infatti di aver saputo “anche della recente indagine sui Soriano e mi è stato detto di non andare da loro perché erano intercettati. Nonostante ciò – aggiunge il collaboratore di giustizia – mi sono continuato a recare da loro con delle precauzioni, ma non immaginavo che fosse stato lanciato un trojan” ovvero un’intercettazione ambientale attraverso uno dei telefonini in uso ad un componente del clan Soriano. Per gli inquirenti, il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso “risulta ancor più chiaro e dettagliato nel corso dell’interrogatorio del 12 luglio 2018 quando riferisce del contrasto venutosi a creare fra Leone Soriano e il proprio zio Luigi Mancuso in relazione alle azioni intimidatorie poste in essere da Soriano nei confronti dell’imprenditore Castagna” e della sua famiglia. Un personaggio, sul quale al momento vige il segreto investigativo, avrebbe infatti avvertito Emanuele Mancuso a stare attento. Mi disse: stai attento a come ti comporti – racconta Mancuso agli inquirenti – a quello che fai e con chi ti metti. Non metterti con i Soriano, non ti mettere contro tuo zio Luigi. Insomma, da quel discorso – aggiunge Mancuso – compresi che lui era a conoscenza di tutti i miei movimenti e che sapeva delle questioni che riguardavano i rapporti fra Peppone Accorinti ed i Soriano, nonché fra mio zio Luigi Mancuso e i Soriano, con riferimento alla vicenda di Castagna Antonino”. Gli inquirenti sarebbero quindi alla ricerca dei riscontri al racconto di Emanuele Mancuso ed anche fra le Forze dell’ordine, quindi, c’è chi potrebbe non dormire più sonni tranquilli dopo le rivelazioni del rampollo del clan Mancuso – Emanuele, figlio del boss Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere” – che dal giugno scorso ha deciso di "saltare il fosso” e collaborare con la giustizia. Le indagini degli inquirenti sono tuttora in corso e promettono nuovi e clamorosi sviluppi.    In foto dall'alto in basso: Emanuele Mancuso, Luigi Mancuso e Leone Soriano     LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: i canali dell’eroina nel Vibonese svelati da Emanuele Mancuso

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Lacnews24.it
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