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I gip dei due Tribunali si pronunciano sul fermo del pm e dichiarano poi la propria incompetenza funzionale e territoriale restituendo gli atti alla Dda di Catanzaro 

Cronaca

In cinque restano in carcere - ma per tre non viene convalidato il fermo in relazione al reato associativo ed all’aggravante di aver agevolato il clan Mancuso - mentre per altre due posizioni il fermo non è stato convalidato e si registra quindi la scarcerazione e il ritorno in libertà. Queste le decisioni del gip del Tribunale di Vibo Valentia, Giulio De Gregorio, e del gip del Tribunale di Monza, Federica Centonze. I gip sono stati chiamati  a pronunciarsi sulla convalida del fermo di indiziato di delitto vergato dal pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, in relazione all’operazione “Ossessione” contro il narcotraffico.  Al contempo, entrambi i gip - dopo essere pronunciati sul fermo - hanno dichiarato la propria incompetenza territoriale e funzionale ordinando la restituzione degli atti al pubblico ministero che dovrà reiterare la richiesta al competente gip distrettuale di Catanzaro entro venti giorni. Alla luce della decisione del gip del Tribunale di Vibo, viene quindi scarcerata per la mancata convalida del fermo nei suoi confronti, Maria Limardo, 54 anni, originaria di Briatico e residente a Vibo Valentia (moglie di Giuseppe Costantino), difesa dagli avvocati Giovanni Vecchio e Giuseppe Spinelli. Resta in carcere e nei suoi confronti viene convalidato il fermo anche in relazione al reato associativo Antonio Narciso, 58 anni di Vibo Valentia, difeso dall’avvocato Anna Grillo. Restano poi in carcere Gaetano Muscia, 55 anni, di Tropea (avvocati Mario Bagnato e Giuseppe Di Renzo), e Francesco Mancuso, 30 anni, residente a Nicotera in contrada Torre Preitoni (nessuna parentela con l'omonimo clan della 'ndrangheta), difeso dall’avvocato Guido Contestabile. Nei confronti di tali ultimi due indagati, il gip ha fatto venir meno il reato associativo finalizzato al narcotraffico e l’aggravante dell’agevolazione di un clan mafioso (cosca Mancuso di Limbadi e Nicotera).  Dei quattro arrestai comparsi dinanzi al gip del Tribunale di Vibo Valentia, solo Gaetano Muscia ha risposto alle domande del giudice contestando l'accusa mossa nei suoi confronti. Muscia ha in particolare dichiarato di conoscere da vecchia data Giuseppe Costantino di Comerconi di Nicotera, il quale lo avrebbe invitato nel 2017 ad accompagnarlo a Cutro. Per tutti i fermati il giudice non ha convalidato il fermo in relazione al pericolo di fuga, mentre ha ritenuto sussistente, attuale e concreta la reiterazione dei reati da parte di Francesco Mancuso, Gaetano Muscia, ed Antonio Narciso. Maria Limardo, ad avviso del pm, avrebbe fatto da "ponte" di collegamento telefonico tra i vari sodali con il marito Giuseppe Costantino al fine di consentirgli di intrattenere liberamente contatti ecomunicazioni non intercettabili dalle forze dell’ordine, intervenendo “per trasmettere direttamente i messaggi e le comunicazioni relativi agli incontri con gli associati, nonché per comunicare le notizie criptate relative ai traffici illeciti”. Per il gip, Giulio De Gregorio, però, le "comunicazioni che la Limardo dirige verso altri soggetti protagonisti della vicenda, non appaiono sicuramente dimostrativi di una consapevole partecipazione della donna agli affari illeciti del marito. Si apprezzano come indici di segno opposto a quelli dell'accusa il fatto che la Limardo abbia sempre utilizzato il proprio cellulare e - rimarca il gip - che dopo l'arresto del marito per l'esecuzione della sentenza Black money, la stessa sia pressochè totalmente uscita dalla scena. Per quanto riguarda Francesco Mancuso, il gip ritiene che gli elementi forniti dal pm sono da ritenersi "assolutamente insufficienti per integrare una gravità indiziaria in ordine ad un tentativo di importazione di un ingente quantitativo di stupefacente dall'estero. Sussiste, invece, per il giudice la gravità indiziaria per Francesco Mancuso e Gaetano Muscia in relazione ad una cessione di stupefacenti che sarebbe avvenuta a Cutro. Per il giudice sussiste poi la gravità indiziaria in relazione alla reiterazione dei reati per Antonio Narciso, interessato ad un tentativo di importazione di tremila chili di hashish attraverso la Spagna e ad altra importazione consumata attraverso un carico di prova di 429 chili di hashish. Sull’operazione “Ossessione” si è quindi pronunciato anche il gip del Tribunale di Monza, Federica Centonze, che ha convalidato il fermo per Giovanni Stilo, 70 anni, di Nicotera, residente a Meda (provincia di Monza) per il reato associativo ed altri due capi d’imputazione relativi al traffico di stupefacenti (non convalida per un altro capo di imputazione), difeso dagli avvocati Arnaldo Borgonovo ed Emilio Nespoli. Non convalida del fermo, invece, e contestuale immediata scarcerazione  per Damiano Aquilano, 35 anni, di Tropea, assistito dall’avvocato Alessandra Silvestri. Nei suoi confronti il fermo non è stato convalidato sia in relazione al reato associativo che in relazione al traffico di stupefacenti. Resta infine in carcere (ma non convalida nei suoi confronti pe il reato associativo) Elisabeta Kotja, 40 anni, albanese (fidanzata dell’indagato Salvatore Costantino), difesa dall’avvocato Giovanni Vecchio.                                   AGGIORNAMENTO ORE 17.30: Passa agli arresti domiciliari Giuseppe Accursio, 66 anni, di Mariano Comense, difeso dagli avvocati Giuseppe Bagnato del foro di Vibo e Samuele Aguardo. Nei suoi confronti il gip del Tribunale di Como non ha convalidato il fermo escludendo la gravità indiziaria per il reato associativo, ritenendola invece integrata per altri due capi di imputazione relativi a due importazioni di sostanza stupefacente.            AGGIORNAMENTO ORE 18.05: Il gip del Tribunale di Milano ha scarcerato e non convalidato sei posizioni su sette fra i fermati dell'operazione "Ossessione" per i quali il pm della Dda di Catanzaro aveva vergato il provvedimento di fermo di indiziato di delitto. Fra le persone scarcerate e per le quali non è stato convalidato il fermo, anche Giuseppe Campisi, 49 anni, di Nicotera e che la Dda di Catanzaro ha collocato al vertice del narcotraffico, e Gennaro Papaianni, 42 anni, di Vibo Valentia, domiciliaro a Milano (avvocati Mirko Mazzali e Alessandra De Pace) ed accusato di aver messo a disposizione dell'associazione un box a Milano. Per il gip del Tribunale di Milano, Ilaria De Magistris, manca il pericolo di fuga e da qui la mancata convalida degli arresti, atteso anche che buona parte delle importazioni di stupefacenti non sono andate a buon fine.  In foto dall'alto in basso: Maria Limardo, Damiano Aquilano, Giovanni Stilo, Francesco Mancuso e Antonio Narciso   LEGGI ANCHE: Narcotraffico internazionale: inchiesta “Ossessione”, gli affari dei vibonesi con gli stupefacenti

 

 

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