Narcotraffico internazionale: inchiesta “Ossessione”, gli affari dei vibonesi con gli stupefacenti

Dal Marocco al Sud America, dal porto di Genova a Milano sino ai finanzieri corrotti, con un ruolo non secondario anche da parte delle donne

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Non solo i tre fratelli Costantino (Salvatore, Giuseppe e Fabio) di Comerconi di Nicotera e Giuseppe Campisi, 49 anni, di Nicotera (uscito dal carcere dopo aver scontato una lunga pena per omicidio a Milano e fratello del broker della cocaina Domenico Campisi, ucciso a Nicotera nel 2011) sarebbero stati i finanziatori di commesse di stupefacenti importati in Italia, ma anche altri personaggi. E’ quanto emerge dall’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Ossessione” che ha portato al fermo di indiziato di delitto, vergato dal pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci, nei confronti di 25 indagati. Fra i finanziatori del traffico di stupefacenti vi sarebbe stato, infatti, anche Antonio Narciso, 58 anni, di Vibo Valentia, unitamente a Giorgio Mariani, 51 anni, originario di Genga (An), ma residente a Milano, Luigi Mendolocchio, 54 anni, di Milano, Elisabeta Kotja, 40 anni, albanese (fidanzata con Salvatore Costantino), Francesco Scaglione, 59 anni, di Palermo, residente a Milano, e Salvatore Papandrea, 72 anni, di Taurianova, residente a Milano. In particolare, Antonio Narciso, Giorgio Mariani, Elisabeta Kojta e Francesco Scaglione avrebbero trattato partite di hashish da far arrivare in Italia, mentre lo stesso Narciso, Mariani e Mendolicchio avrebbero curato anche l’importazione di cocaina. Salvatore Papandrea avrebbe poi dovuto fornire il supporto logistico e dare ospitalità all’emissario dell’organizzazione marocchina destinataria della commessa di stupefacente. Altro finanziatore del traffico di stupefacenti sarebbe stato Tonino Mazzaferro di Marina di Gioiosa Jonica, al tempo stesso anche acquirente delle commesse di cocaina e di hashish e soggetto che, ad avviso degli investigatori, avrebbe offerto supporto logistico attraverso la messa a disposizione dei locali del capannone della “Thermo Metal Clima” Srl sita a Figino Serenza (nel Comasco), dove sarebbe avvenuto lo stoccaggio del narcotico da trasportare in Calabria. A fare “staffetta” a Salvatore Costantino sarebbe stato invece il cognato Gennaro Papaianni, 42 anni, di Vibo Valentia, il quale è accusato di aver messo a disposizione dell’associazione, quale locale di stoccaggio per lo stupefacente, un box sito a Milano. A far entrare in Italia le partite di stupefacente avrebbe provveduto Gianfranco Carugo, 70 anni, di Cerro Maggiore (Mi), il quale avrebbe sfruttando i suoi contatti con alcuni militari della Guardia di Finanza, allo stato non identificati, in servizio al porto di Genova, interessato quale terminal di arrivo dell’imponente importazione di tre tonnellate di hashish, programmata dal sodalizio, che sarebbe seguita all’invio di “carico di prova”. I militari della Finanza corrotti, sulla scorta degli accordi assunti con Carugo, sarebbero stati in grado di garantire il recupero dello stupefacente. A procurare ai Costantino gli acquirenti in Calabria della sostanza stupefacente, ad avviso degli inquirenti, ci avrebbe pensato invece Gaetano Muscia, 55 anni, di Tropea, mentre Francesco Mancuso, 30 anni, residente a Nicotera in contrada Torre Preitoni (nessuna parentela con l’omonimo clan della ‘ndrangheta), sarebbe stato un corriere della droga per conto di Giuseppe Costantino. Giovanni Stilo, 70 anni, di Nicotera, residente a Meda (provincia di Monza), viene poi indicato quale factotum dei fratelli Costantino che avrebbe accompagnato agli incontri con gli altri sodali oppure si sarebbe occupato di consegnare i proventi in denaro dello stupefacente venduto in Calabria, nonché – talvolta – avrebbe avuto il ruolo di finanziatore delle commesse illecite. “Sistematico acquirente dello stupefacente fornito dai fratelli Fabio e Salvatore Costantino” viene quindi indicato dagli inquirenti Damiano Aquilano, 35 anni, di Tropea, mentre Maria Limardo, 54 anni, originaria di Briatico e residente a Vibo Valentia (moglie di Giuseppe Costantino) avrebbe fatto da “ponte” di collegamento telefonico tra i vari sodali con il marito al fine di consentirgli di intrattenere liberamente contatti e comunicazioni non intercettabili dalle forze dell’ordine, intervenendo “per trasmettere direttamente i messaggi e le comunicazioni relativi agli incontri con gli associati, nonché per comunicare le notizie criptate relative ai traffici illeciti”.   In foto dall’alto in basso: Giuseppe Costantino, Fabio Costantino, Giuseppe Campisi, Antonio Narciso, Giovanni Stilo, Gennaro Papaianni, Maria Limardo e Damiano Aquilano   LEGGI ANCHE: Il ruolo dei fratelli vibonesi Costantino e di Giuseppe Campisi nel narcotraffico

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