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In Corte d’Assise a Catanzaro costituite le parti nel dibattimento a carico del 43enne vibonese accusato di aver ucciso il sindacalista maliano nell’area dell’ex fornace “La Tranquilla”

Cronaca

Aperto in Corte d'Assise a Catanzaro il processo che vede imputato Antonio Pontoriero, 43 anni, di San Calogero, accusato dell'omicidio volontario di Soumaila Sacko, il sindacalista maliano ucciso a colpi di fucile il 2 giugno scorso mentre si trovava in località ex fornace a San Calogero. Il presidente della Corte d'Assise, il giudice Alessandro Bravin, ha proceduto alla costituzione delle parti ed all’ammissione delle parti civili, ovvero i familiari di Soumayla Sacko residenti nel Mali (moglie, madre, fratello e figlia), tutti assistiti dall’avvocato Arturo Salerni e dall'avvpcato Mario Angelelli del Foro di Roma. Ammessa anche la costituzione di parte civile del sindacato Usb al quale era iscritto Soumayla Sacko. Quindi, sono stati ammessi i testi chiesti dall’accusa (il pm della Procura di Vibo Luca Ciro Lotoro) e dalla difesa, ad eccezione di alcuni testimoni citati dall’avvocato Salerni. L'imputato è invece difeso dagli avvocati Francesco Muzzopappa e Salvatore Staiano. Omicidio, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un fucile semiautomatico i reati per i quali è stato disposto il processo. Antonio Pontoriero è accusato di aver cagionato la morte di Soumayla Sacko attraverso l’esplosione di alcuni colpi d’arma di fucile, uno dei quali ha colpito al capo il ragazzo extracomunitario, con regolare permesso di soggiorno ed attivista sindacale dell’Usb, provocandone il decesso a causa di un grave trauma cranio-encefalico. Antonio Pontoriero si trova attualmente detenuto nel carcere di Castrovillari. Il Tribunale del Riesame nel luglio scorso ha infatti respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa, confermando l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, l’8 giugno scorso sulla scorta della reiterabilità delle condotte e dell’estrema gravità dei fatti. Il magistrato aveva sottolineato nell’ordinanza anche il concreto pericolo di inquinamento probatorio, come provato in tal senso dall’attivazione dei familiari di Antonio Pontoriero e dalla condizione di estrema vulnerabilità delle principali fonti dichiarative sul grave fatto di sangue. Il fucile con il quale è stato aperto il fuoco non è stato infatti ritrovato e ciò ha portato il gip – tesi che ha retto pure dinanzi al Tribunale del Riesame –  a rimarcare la prospettabilità di “sentimenti astiosi e vendicativi nei confronti degli stranieri, principali accusatori” di Antonio Pontoriero. Fra le fonti di prova, infatti, vi sono anche le dichiarazioni dei due ragazzi che si trovavano nella ex fornace abbandonata “La Tranquilla” di San Calogero per prelevare delle vecchie lamiere in ferro da portare nella baraccopoli di San Ferdinando. Una zona, quella della ex Fornace, che Antonio Pontoriero avrebbe considerato come cosa propria pur occupando insieme ai familiari i terreni intorno ed un casolare “senza averne alcun titolo”. Il barbaro omicidio di Sacko Soumaila - padre di una bambina di cinque anni - ha suscitato un’ondata di indignazione in tutta Italia, dalle più alte cariche politiche ai cittadini comuni. Dopo un viaggio di oltre undicimila chilometri, Soumayla Sacko – che si era recato in bicicletta da San Ferdinando nell’area dell’ex Fornace di San Calogero per prelevare delle vecchie lamiere – è stato sepolto nel cimitero di Sambacanou, un villaggio del Mali dal quale proveniva. A Rosarno e San Ferdinando, il ragazzo quale attivista del sindacato Usb era sempre in prima fila nel difendere i diritti dei lavoratori. Dopo la costituzione delle parti e l’autorizzazione alle riprese Tv, il processo è stato rinviato al 9 aprile per sentire i primi sei testi della pubblica accusa, ovvero gli ufficiali di polizia giudiziaria che hanno svolto le indagini.   

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