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Lascia la clinica Villa Verde di Donnici dove si trovava in libertà vigilata. La donna dovrà osservare precise prescrizioni e non avvicinarsi ai componenti della famiglia Vinci/Stabene

Cronaca

Il Tribunale di Vibo Valentia, in accoglimento di un’istanza degli avvocati Giuseppe Di Renzo e Serena Azzarito, ha modificato le modalità esecutive della misura in atto nei confronti di Rosalba Pulitano di Pizzo Calabro, sottoposta alla libertà vigilata con obbligo di dimora nella casa di cura “Villa Verde” di Donnici, in provincia di Cosenza. Condannata il 18 giugno 2014 insieme al figlio Francesco Cupone a 5 anni di reclusione per il tentato omicidio di Antonia Stabene, ferita il 5 febbraio del 2009 con un corpo contundente sotto la sua abitazione a Pizzo, per Rosalba Pulitano ed il figlio il 27 novembre scorso la Corte d’Appello di Catanzaro ha dichiarato l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione dopo la derubricazione del reato di tentato omicidio in lesioni. Restava però la misura della libertà vigilata legata alla pericolosità sociale della donna. Pericolosità che, alla luce di alcune relazioni mediche, il Tribunale di Vibo Valentia - presideuto dal giudice Chiara Sapia - ha ritenuto essersi affievolita in quanto l’accettazione della stessa donna di sottoporsi a terapia farmacologica ed il rispetto di tutte le prescrizioni sinora imposte dall’autorità giudiziaria hanno mutato tutti gli indicatori esterni in ordine alla sua pericolosità sociale. Da qui la decisione del giudice, in accoglimento dell’istanza della difesa di permettere alla donna di far rientro nell'abitazione di Pizzo Calabro di via Musolino dove a prendersi cura della sua persona sarà la sorella. Rosalba Pulitano dovrà tuttavia osservare alcune prescrizioni: non uscire di casa dalle ore 21 di sera alle ore 8 del mattino; divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalle persone offese - Francesco, Antonia, Giuseppe e Giovanni Stabene, e Giuseppina Vinci - ed alle loro abitazioni site in via Salomone; divieto di comunicare con qualsiasi mezzo con le persone offese e l’obbligo di mantenere in caso di incontro fortuito con le stesse una distanza inferiore a 300 metri; obbligo di recarsi in una struttura sanitaria del luogo per sottoporsi a terapia farmacologica. 

Secondo la ricostruzione processuale degli avvenimenti, la vittima di Rosalba Pulitano e del figlio, ovvero Antonia Stabene, nell’immediatezza dei fatti era stata trasportata d'urgenza all'ospedale di Vibo dove gli era stato riscontrato un trauma cranico e ferite in diverse parti del corpo. In primo grado il pm, Santi Cutroneo, aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione a testa per i due imputati, poi condannati a 5 anni ciascuno (pena scontata di un terzo per via della scelta del rito abbreviato). Secondo l’accusa, l'aggressione sarebbe maturata in seguito all'omicidio di Maurizio Cupone, marito della Pulitano, vicenda per la quale è stato già condannato in altro processo Giorgio Stabene, nipote di Antonia Stabene. L'aggressiona ai danni di quest’ultima per gli inquirenti rappresenterebbe l’ultimo "capitolo" di una serie continua di liti tra le due famiglie vicine di casa che ha avuto come tragico epilogo la morte di Maurizio Cupone, aggredito il 15 gennaio 2010 con un mattarello da cucina che gli provocò lo sfondamento del cranio e poi il decesso avvenuto il 25 gennaio 2010 all'ospedale "Pugliese" di Catanzaro. 

 

 

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