Omicidio Stefano Piperno a Nicotera, i Perfidio a processo in abbreviato

La decisione del gip del Tribunale di Vibo Valentia. In precedenza era stato disposto il rito immediato. Il fatto di sangue risale al giugno 2018

La decisione del gip del Tribunale di Vibo Valentia. In precedenza era stato disposto il rito immediato. Il fatto di sangue risale al giugno 2018

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Il gip del Tribunale di Vibo Valentia, Pia Sordetti, ha disposto il giudizio abbreviato nel processo relativo all’omicidio di Stefano Piperno, il giovane educatore di Nicotera ucciso il 19 giugno 2018, di cui devono rispondere Francesco ed Ezio Perfidio, padre e figlio di 59 e 35 anni, di Preitoni di Nicotera. Il gip ha inoltre fissato l’udienza preliminare per il 28 maggio. In precedenza, su richiesta del pm Filomena Aliberti, era stato disposto il giudizio immediato nei confronti dei due indagati, attualmente detenuti. L’avvocato Francesco Sabatino, difensore di entrambi, ha chiesto l’abbreviato (che comporta uno sconto di pena pari ad un terzo in caso di condanna) subordinandolo all’acquisizione di una consulenza tecnica a firma dell’ingegnere Teodorico Namia sugli aspetti principali dell’indagine (acquisizione telecamere e aggancio celle telefoniche). In precedenza, il gip aveva disposto lo stralcio della posizione di Francesco Perfidio riguardo al reato di omicidio, disponendo il processo per l’ipotesi di distruzione di cadavere e per una ipotesi di spaccio di stupefacenti. Le persone offese sono rappresentate invece dagli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza.

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Secondo l’accusa, sarebbe stato Ezio Perfidio a sparare al coetaneo Stefano Piperno alcuni colpi di fucile. Il padre Francesco sarebbe stato invece presente al momento dell’omicidio ed avrebbe rafforzato il proposito delittuoso, cagionando così la morte della vittima designata. A queste conclusioni era giunta la Procura di Vibo Valentia sulla scorta di un’indagine dei carabinieri del Nucleo operativo di Tropea (guidati dal maggiore Dario Solito), del Nucleo investigativo di Vibo Valentia (guidati dal maggiore Valerio Palmieri), del Ris di Messina e della sezione “Crimini violenti” del Ros (diretti dal colonnello Paolo Vincenzone), che ritengono l’omicidio aggravato dai futili motivi. Il movente del delitto sarebbe invece da ricercare nelle pressanti richieste della vittima, finalizzate ad ottenere dello stupefacente del tipo cocaina, pur avendo maturato debiti pregressi con gli aggressori.

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