‘Ndrangheta: Mantella e le missioni di morte a Torino per favorire i Bonavota

Il collaboratore di giustizia insieme al cugino, a Francesco Scrugli ed a Francesco Fortuna doveva eliminare Antonino Defina di Sant’Onofrio per favorire Salvatore Arone. Le armi acquistate nell’ex Jugoslavia da Antonio Serratore

Il collaboratore di giustizia insieme al cugino, a Francesco Scrugli ed a Francesco Fortuna doveva eliminare Antonino Defina di Sant’Onofrio per favorire Salvatore Arone. Le armi acquistate nell’ex Jugoslavia da Antonio Serratore

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Antonino Defina, 53 anni, alias “Nino i Palumba”, di Sant’Onofrio ma trasferitosi a Moncalieri (To), doveva morire. Parola del collaboratore di giustizia di Vibo Valentia, Andrea Mantella, che ai magistrati della Dda di Torino – nell’ambito dell’operazione “Carminius” – ha svelato la missione di morte che gli era stata affidata nel 2005 dai Bonavota di Sant’Onofrio per fare un favore a Salvatore Arone, 60 anni, originario proprio di Sant’Onofrio ma residente a Carmagnola, in provincia di Torino. Antonino Defina, anche lui arrestato per associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta “Carminius” e posto al vertice della struttura di ‘ndrangheta radicata in Piemonte, secondo le rivelazioni del pentito Mantella, avrebbe fatto ombra nel settore dell’edilizia a Salvatore Arone e da qui l’intenzione da parte di quest’ultimo di ucciderlo, anche perché Antonino Defina – quando risiedeva a Sant’Onofrio – ai tempi della guerra di mafia culminata con la strage dell’Epifania del 1991 (due morti e otto feriti nella piazza del paese) si era schierato con il clan Petrolo e quindi contro gli stessi Bonavota. Andrea Mantella sarebbe stato così contattato dai fratelli Bonavota  e si sarebbe dovuto recare in Piemonte, insieme al suo braccio-destro Francesco Scrugli di Vibo (poi ucciso nel 2012 a Vibo Marina dal clan Patania di Stefanaconi) ed a Francesco Fortuna di Sant’Onofrio (braccio-armato dei Bonavota) per eliminare Antonino Defina. A fornire le armi, fra pistole e fucili mitragliatori – recuperate anche nell’ex Jugoslavia e pagate anche 500 euro a pezzo – ad avviso di Andrea Mantella sarebbe stato Antonio Serratore di Sant’Onofrio, anche lui residente a Carmagnola. Un intero bidone di esplosivo, secondo i ricordi del collaboratore di giustizia, sarebebe stato inoltre procurato da Serratore e fornito ai Bonavota.

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Venuta meno la disponibilità di Andrea Mantella a recarsi a Torino per compiere l’agguato, ad affiancare Francesco Scrugli e Francesco Fortuna nel piano di morte, da Vibo Valentia sarebbe salito in Piemonte Salvatore Mantella, il cugino dell’attuale collaboratore di giustizia. Il 27 aprile del 2005, però, proprio Salvatore Mantella, Francesco Scrugli e Francesco Fortuna vengono fermati per un controllo e portati in Questura a Torino. Salta così il piano per uccidere Antonino Defina (alias “Nino i Palumba”), con Andrea Mantella che dichiara sul punto: “Defina sapeva di essere in contrasto con Turi Arone e vedendo gli omicidi che venivano commessi a Vibo, di certo temeva anche per lui, tanto che si muoveva con accortezza e non andava nemmeno nella sua casa al mare. Non so se poi vi è stata una pacificazione e non so se Defina sia venuto a conoscenza di questo tentativo di omicidio ai suoi danni”.   In foto: Andrea Mantella, Francesco Scrugli e Salvatore Mantella     LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta, l’ascesa di Salvatore Arone dalla faida di Sant’Onofrio al “regno” di Carmagnola

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