‘Ndrangheta: colpo al clan Bonavota, 17 indagati fra il Vibonese e il Piemonte – Nomi/Video

Colpite le famiglie Arone, De Fina e Serratore di Sant’Onofrio ma da anni radicate a Carmagnola, in provincia di Torino

Colpite le famiglie Arone, De Fina e Serratore di Sant’Onofrio ma da anni radicate a Carmagnola, in provincia di Torino

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Sono in totale 17 gli indagati dell’operazione antimafia denominata “Carminius” della Dda di Torino. Un’inchiesta che va a colpire la diramazione mafiosa in Piemonte del clan Bonavota di Sant’Onofrio. Una struttura mafiosa che, ad avviso degli inquirenti, si sarebbe da anni radicata a Carmagnola – provincia di Torino – e zone limitrofe, riconducibile alle famiglie Arone, De Fina e Serratore, tutte originarie di Sant’Onofrio e collegate alla cosca Bonavota che, oltre a Sant’Onofrio, opera pure a Maierato e in parte del territorio di Pizzo Calabro. L’associazione sarebbe stata dedita a commettere reati in materia di armi, stupefacenti, riciclaggio e spendita di denaro falso, acquisendo in modo diretto il controllo di attività economiche nel settore edilizio, della ristorazione, dei bar, dei trasporti e del commercio di automobili. Il tutto attraverso l’intestazione fittizia di società e il controllo del settore delle macchinette da gioco.

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Diversi anche gli appalti pubblici acquisiti dal Comune di Carmagnola. La consorteria si sarebbe interessata anche di procurare voti in occasione delle consultazioni elettorali. Questi gli indagati, quasi tutti di Sant’Onofrio, molti dei quali residenti a Carmagnola: Salvatore Arone, 59 anni; Francesco Arone, Raffaele Arone, 44 anni; Antonio Arone, 37 anni; Francesco Santaguida, 41 anni; Antonino Defina, Nicola De Fina, 53 anni; Basilio Defina, 55 anni; Rocco Costa, 53 anni, Domenico Cugliari (alias “Micu i Mela”), Antonio Pilutzu, 46 anni, di Carignano; Gianmaria Gallarato, 28 anni, di Giaveno; Francesco Mandaradoni, 53 anni, di Moncalieri; Francesco Pugliese, 53 anni, di Torino; Antonino Buono, 61 anni, di Palermo; Nazzareno Fratea, 65 anni, di San Costantino Calabro. Le indagini dei carabinieri di Torino erano iniziate nel 2012 dopo due attentati ai danni di due concessionarie di auto a Carmagnola, mentre la Guardia di finanza indagava sullo stesso sodalizio di ‘ndrangheta dal 2015. Sequestrati beni per 40 milioni di euro fra Moncalieri, Carmagnola, Carignano, Alba e Sommariva Bosco. In particolare, a Carmagnola è stato sequestrato un distributore di benzina ritenuto luogo di incontro tra gli esponenti del clan. Preso di mira anche il Comune di Carmagnola: fra il 2014 e lo scorso anno sono state incendiate le auto del vicesindaco Vincenzo inglese e dell’assessore Alessandro Cammarata. Un gesto intimidatorio conseguente, nel caso di Cammarata, alle iniziative intraprese dalla giunta comunale volte a limitare l’utilizzo delle slot machine, in larga parte gestite dall’organizzazione criminale. Al vertice del sodalizio, secondo gli inquirenti, ci sarebbero: Salvatore Arone, 60 anni; Francesco Arone, 58 anni; Antonino Defina, 53 anni. A Carmagnola, stando alle indagini, era stata inoltre stretto un patto fra i vibonesi e i siciliani di Cosa Nostra per la spartizione degli affari.   

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