Processo Proserpina, le precisazioni dell’imputato Ceravolo

La versione dell’ex amministratore della società addetta alla raccolta dei rifiuti a Vibo che contesta le accuse che gli vengono mosse dalla Procura

La versione dell’ex amministratore della società addetta alla raccolta dei rifiuti a Vibo che contesta le accuse che gli vengono mosse dalla Procura

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In merito al processo sulla bancarotta fraudolenta della “Proserpina spa” di cui ha dato conto ieri la nostra testata, da Giuseppe Ceravolo riceviamo e pubblichiamo: “Relativamente al processo Proserpina, il sottoscritto ha il diritto e il dovere di fare alcune precisazioni sui fatti riportati nel rispetto della verità, della giustizia e della sua onorabilità. Quanto alla presunta “falsificazione di bilancio”, è necessario chiarire che nel 2004 – quando conoscevo la società solo di nome – la Regione ha consegnato alla Proserpina “in piena proprietà e disponibilità”  n. 10 automezzi che, unitamente a n. 700 cassonetti, avrebbero dovuto consentire di incrementare la raccolta differenziata e di praticare uno sconto sulle tariffe pagate dai Comuni. Di fatto i cassonetti, indispensabili per la raccolta, non sono stati mai consegnati dalla Regione e la Proserpina non è stata messa in condizione di poter praticare gli sconti ai Comuni, come previsto. Da ciò deriva che l’assegnazione gratuita – avvenuta, si ripete, quando il sottoscritto non era in Proserpina – e la conseguente registrazione tra le attività del bilancio dei suddetti automezzi, non poteva che apportare un incremento del patrimonio netto della società. Tale appostazione contabile è corretta e rispettosa della normativa civilistica e fiscale. Da qui il teorema assurdo secondo il quale la delibera del bilancio 2005 e la corretta registrazione del credito possano  aver provocato il fallimento della Proserpina dichiarato nel 2010. Il fallimento, del resto, non è stato chiesto da nessun creditore, da nessun istituto, da nessun socio pubblico o privato. Il fallimento della Proserpina, avvenuto per cause che nulla hanno a che vedere con i fatti sopra riportati, non ha alcun collegamento con la condotta del sottoscritto (e degli altri imputati). Esso risale al 2010, allorché il Tribunale ha rigettato la domanda di concordato preventivo. E’ bene ricordare, comunque, che io ho assunto la carica nel giugno 2005 e mi sono dimesso nel giugno del 2006. La società è stata messa in liquidazione nel 2008. Da precisare, altresì, che ancora oggi la Proserpina vanta crediti enormi nei confronti dei Comuni che fruivano del servizio di raccolta senza pagare. Il solo debito del Comune di Vibo Valentia ammonta a circa due milioni di euro. Come si vede, né al sottoscritto (nè agli altri accusati) viene addebitato alcun maneggio di denaro, e tantomeno alcun trasferimento di denaro, né a soci privati, né a soci pubblici. Pertanto non corrisponde al vero e non trova riscontro alcuno negli atti del processo  che il sottoscritto (o gli altri accusati) abbiano utilizzato “finanziamenti pubblici ottenuti dal Commissario per l’emergenza ambientale”. Ancor meno è vero che “una parte dei finanziamenti sarebbe finita ad altre società costituite dagli stessi soci privati della “Proserpina” come l’articolo lascerebbe intendere. Piuttosto gli automezzi sono stati pignorati da uno dei soci privati della Proserpina  per crediti non riscossi e assegnati allo stesso creditore dal Tribunale molti anni dopo la cessazione del mio mandato. Si tratta di eventi molto successivi avvenuti durante il periodo di commissariamento della Proserpina che, quindi, non riguardano affatto il sottoscritto (e gli altri) accusati. Il dissesto e la bancarotta, come lo stesso curatore fallimentare scrive più volte nella sua relazione allegata agli atti di causa, devono essere imputati a ben altri soggetti: “La Proserpina  viene di fatto uccisa dai suoi stessi soci: i Comuni che non pagano i servizi che la società effettua”. L’articolo ripropone, dunque, a danno dello scrivente equivoci e inesattezze nonostante i chiarimenti sopra riportati siano stati già pubblicati da altri organi di stampa. Nel contempo non si prende atto di altri fatti e circostanze emerse nel dibattimento che di fatto scagionano il sottoscritto (e gli altri imputati) dall’accusa di aver cagionato il dissesto della Proserpina, come sopra chiarito. E’ da tempo che ci si sforza di far recepire fatti, circostanze, verità storiche e processuali senza apprezzabile risultato dal momento che, puntualmente, ogni articolo sul processo Proserpina riporta solo e soltanto le stesse erronee e infondate accuse smentite dagli atti processuali. Vi invito, quindi, a voler prendere atto della verità storica, coincidendo, in tal caso, la verità storica con la verità processuale emersa nel dibattimento. L’articolo del Vibonese, fatta salva la sua buona fede,  mi colpisce particolarmente anche per l’accostamento della mia foto con le accuse infondate di cui sopra, fra l’altro, in campagna elettorale, con il richiamo al mio ruolo nel partito in cui milito. Devo anche annotare che finora, sui media, si omettono di evocare le vere cause del fallimento, nonostante le precisazioni già pubblicate al riguardo e nonostante quelle cause siano state annotate nelle relazioni del curatore fallimentare e dei consulenti della Procura e nonostante siano state confermate dagli stessi soggetti nel dibattimento processuale. Per concludere, il sottoscritto si trova sul banco degli imputati unicamente per aver partecipato ad un solo atto amministrativo, nel 2006, che inseriva in bilancio degli automezzi alla voce patrimonio, operazione corretta e doverosa. Se i beni a suo tempo concessi senza alcun vincolo non sono patrimonio, cosa possono essere?                     

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Sin qui la nota di Giuseppe Ceravolo. Per parte nostra ci limitiamo a far notare allo stesso che le accuse per gli imputati le formula la Procura della Repubblica, non la stampa, ed al capo di imputazione ci siamo fedelmente attenuti nell’articolo non potendo di certo anticipare noi – come vorrebbe il sig. Ceravolo – un giudizio assolutorio nei suoi confronti e degli altri imputati che spetta solo al Tribunale decidere. Non ravvisiamo, pertanto, nessun equivoco ed alcuna inesattezza nell’articolo. Che le accuse della Procura siano “erronee e infondate”, e “smentite dai dati processuali”, non corrispondano alla “verità storica dei fatti” e ci si trovi dinanzi ad “un assurdo teorema”, come sotiene il sig. Ceravolo, solo il Collegio giudicante – dinanzi al quale potrà certamente difendersi – dovrà stabilirlo. Quanto al richiamo al ruolo politico ed al partito in cui milita, lo stesso è stato fatto anche nei confronti di altro imputato del processo, così come viene giornalmente fatto da tutti i media italiani (e non solo) quando sul banco degli imputati siedono personaggi politici.      LEGGI ANCHE: Rifiuti: bancarotta Proserpina spa, salta il processo a Vibo