‘Ndrangheta: il clan dei Piscopisani e la gestione di tre attività commerciali nel cuore di Vibo

La consorteria mafiosa avrebbe attribuito fittiziamente la titolarità di un negozio di abbigliamento, di un pub e di un bar

La consorteria mafiosa avrebbe attribuito fittiziamente la titolarità di un negozio di abbigliamento, di un pub e di un bar

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Ci sono anche tre contestazioni per l’attribuzione fittizia di beni fra i capi d’accusa mossi dalla Dda di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani. Contestazioni che dimostrano come la consorteria mafiosa di Piscopio – ed in particolare Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo, indicati quali vertici della consorteria – coltivasse e gestisse rilevanti interessi economici a Vibo Valentia attraverso il controllo di note attività commerciali. Ad inziare dal negozio di abbigliamento “Fiorillo” ubicato sul centralissimo corso Vittorio Emanuele III a Vibo Valentia, passando per lo storico pub “Pequod” e l’altrettanto noto American bar di piazza Municipio. 

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Intestazione fittizia di beni è infatti l’accusa mossa a Rosario Fiorillo, alias “Pulcino” (condannato per l’omicidio del boss di Stafanaconi Fortunato Patania) il quale, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale, avrebbe attribuito al fratello Marco Fiorillo, 31 anni, di Piscopio, in modo fittizio la proprietà, l’amministrazione e la legale rappresentanza dell’attività commerciale (boutique) “Fiorillo” sito a Vibo Valentia su corso Vittorio Emanuele III numero 22. Reato aggravato dalle finalità mafiose e dell’agevolazione del clan dei Piscopisani.  Intestazione fittizia di beni la contestazione anche per Giovanni Battaglia, 36 anni, di Piscopio. Secondo l’accusa, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, Giovanni Battaglia avrebbe assunto nel 2010 la qualità di titolare e gestore dell’esercizio commerciale denominato “Pequod” ovvero il pub ristorante ubicato a Vibo su corso Vittorio Emanuele III. Per fare ciò, Giovanni Battaglia sarebbe ricorso secondo i magistrati a modalità fraudolente consistite nell’occultamento della sua posizione. Il reato è aggravato dalla finalità mafiosa di agevolare il clan dei Piscopisani. Altra contestazione in relazione al reato di intestazione fittizia di beni viene quindi mossa a Rosario Battaglia (già in carcere poiché condannato all’ergastolo per l’omicidio del boss di Stefanaconi Fortunato Patania), al fratello Giovanni Battaglia ed a Simone Prestanicola, 41 anni, tutti di Piscopio in relazione al noto American bar di Vibo Valentia. In particolare, Rosario e Giovanni Battaglia nel 2010 avrebbero assunto la qualità di titolari e gestori dell’American Bar di piazza Municipio a Vibo occultando la loro posizione e facendo apparire Simone Prestanicola quale socio accomandatario della società. 

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